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Stellantis e il dilemma delle fabbriche vuote: i cinesi di BYD bussano alla porta (e puntano Maserati)
Stellantis affronta il problema della sovrapproduzione europea aprendo le porte ai cinesi di BYD. Tra cessioni di impianti e il futuro incerto di Maserati, l’automotive europeo cambia volto.

Il panorama automobilistico europeo sta assumendo contorni che, fino a pochi anni fa, avrebbero fatto tremare i polsi ai padri nobili dell’industria continentale. Il gigante Stellantis, nato dalla fusione tra PSA e FCA, si trova oggi a gestire un’eredità pesante: una capacità produttiva in eccesso che rischia di trasformarsi in una zavorra insostenibile. In questo scenario di “fabbriche vuote”, si inserisce il dinamismo famelico di BYD.
La multinazionale cinese, guidata da Stella Li, non nasconde più le proprie ambizioni. Durante il forum “Future of the Car” del Financial Times, la manager ha confermato che BYD sta osservando con estrema attenzione ogni impianto disponibile in Europa per sfruttarne le capacità eccedenti. Una mossa strategica per aggirare i futuri dazi di Bruxelles e consolidare il “Made in Europe” di matrice asiatica.
Il gioco degli incastri produttivi
Stellantis non è la sola a soffrire. Anche Volkswagen ha aperto alla possibilità di condividere le proprie linee di montaggio con i produttori cinesi. Tuttavia, per il gruppo guidato da Carlos Tavares, la questione appare più urgente. Antonio Filosa, manager chiave del gruppo, ha recentemente ribadito che i partenariati saranno il fulcro della strategia futura, non escludendo la condivisione della catena di approvvigionamento e degli impianti.
Attualmente, la mappa delle dismissioni e delle collaborazioni di Stellantis è in pieno fermento:
- Poissy (Francia): Chiusura prossima del sito di assemblaggio.
- Madrid (Spagna): Destinata a essere affidata all’alleato cinese Leapmotor.
- Rennes (Francia): In discussione per un’apertura a Dongfeng.
Ma Stellantis ha ben altri prestigiosi impianti che sono appetibili per Pechino.
Il Tridente nel mirino di Pechino?
L’aspetto più suggestivo, e forse politicamente più delicato, riguarda il destino dei marchi storici. Mentre Stellantis ne gestisce ben 14, alcuni faticano a trovare una propria redditività. Stella Li ha definito Maserati un marchio “molto interessante”, confermando che BYD sta valutando l’acquisto di brand storici europei.
Nonostante le smentite di rito di Filosa, che definisce Maserati un “privilegio da gestire” e promette un piano di rilancio solido per il prossimo 21 maggio, il corteggiamento cinese è palese e si collega a un impianto, quello modenese, attualmente ampiamente sottoutilizzato. Se Stellantis dovesse cedere alla tentazione di “snellire” il proprio portafoglio, il Tridente potrebbe finire per parlare cinese. Per BYD sarebbe l’opportunità per darsi un marchio con una storia sportiva notevole, avendo il plus di un marchio attivo e non defunto, come MG, ma dalla lunga tradizione.
Ricadute Economiche
L’ingresso di BYD negli stabilimenti europei potrebbe salvare migliaia di posti di lavoro nel breve periodo, garantendo la continuità operativa di siti altrimenti destinati alla chiusura. Tuttavia, nel lungo termine, il rischio è quello di una de-industrializzazione tecnologica: l’Europa fornirebbe la manovalanza e le mura, mentre il valore aggiunto (software e batterie) rimarrebbe saldamente nelle mani di Pechino. Tra l’altro la transizione ibrida dei marchi sportivi italiani è parzialmente fallita proprio perché l’elettrico sembra scarsamente coerente con il concetto di sportività
Nello stesso tempo i capitali cinesi potrebbero rilanciare una scuola automobilistica e di design che Stellantis ha ampiamente umiliato.






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