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Starship si ferma a zero: il gigante di Musk frena e SpaceX affonda sotto il prezzo di IPO
Starship si ferma a zero secondi dal lancio. SpaceX scivola sotto il prezzo di IPO a 124 dollari: ecco le conseguenze economiche del rinvio del super razzo di Musk.

Il conto alla rovescia è arrivato a zero, i motori si sono accesi, ma il colosso di metallo non è partito. Giovedì 16 luglio 2026, il razzo più grande del mondo si è bloccato sulla rampa di lancio in Texas. Un arresto improvviso che brucia sogni e, soprattutto, fa tremare gli investitori di Wall Street.
Il volo numero 13 doveva essere la svolta commerciale per l’azienda. Per la prima volta, Starship non era solo un test vuoto, ma trasportava un carico reale: 20 satelliti Starlink V3. Invece, i computer hanno spento tutto all’ultimo secondo, lasciando la piattaforma avvolta dal fumo.
Elon Musk ha cercato di rassicurare il mercato tramite i suoi canali social. Ha spiegato che due motori Raptor devono essere rimossi e sostituiti. Il nuovo tentativo di lancio è previsto per l’inizio della prossima settimana. Ma sui mercati finanziari l’ansia cresce.
La borsa non aspetta i motori di Musk
La recente quotazione in borsa (IPO) di metà giugno 2026 era stata accolta con grande entusiasmo. Il titolo, partito da 135 dollari, era salito rapidamente fino a toccare i 225 dollari. Oggi, però, la realtà presenta il conto.
Dopo questo ennesimo rinvio, le azioni SpaceX sono scivolate a 124 dollari. Si tratta di un valore significativamente inferiore al prezzo di lancio sul mercato. Gli investitori iniziano a capire che la strada verso lo spazio profondo è lastricata di enormi costi fissi e ritorni incerti.
Ecco una sintesi dei dati finanziari e tecnici chiave di questa complessa partita economica:
| Indicatore Economico e Tecnico | Valore Registrato |
| Prezzo di quotazione iniziale (IPO) | $ 135 |
| Picco massimo raggiunto dal titolo | $ 225 |
| Prezzo delle azioni post-rinvio (attuale) | $ 124 |
| Investimento totale stimato nel progetto | $ 15 miliardi |
| Peso di un singolo satellite Starlink V3 | 2 tonnellate |
Un modello industriale ad alto rischio
Da un punto di vista economico, SpaceX si trova in una classica situazione di collo di bottiglia. L’azienda ha investito circa 15 miliardi di dollari nello sviluppo di Starship. Questo razzo da 122 metri è fondamentale per l’espansione della rete internet satellitare Starlink.
I vecchi vettori Falcon 9 non sono più adatti. I nuovi satelliti Starlink V3 pesano due tonnellate ciascuno e offrono una banda fino a venti volte superiore rispetto al passato. Per metterne in orbita 100.000, come pianificato da Musk, servono la capacità di carico di Starship e costi di lancio drasticamente ridotti.
- La capacità di carico: Starship può portare fino a 200 tonnellate in orbita nella sua versione finale.
- I limiti dei Falcon 9: Pur essendo affidabili, richiederebbero troppi lanci, rendendo il progetto economicamente insostenibile sul lungo periodo.
- Il problema della riutilizzabilità: La vera redditività arriverà solo quando entrambi gli stadi del razzo potranno essere recuperati e riutilizzati immediatamente.

Starlink V3 confrontato con gli altri modelli
L’incertezza che spaventa i mercati
I problemi tecnici non sono una novità. Già nel volo del 22 maggio scorso si erano registrati malfunzionamenti ai motori e una discesa fuori controllo. Questa volta il sistema di sicurezza automatico ha funzionato, evitando un’esplosione catastrofica sulla rampa che sarebbe costata centinaia di milioni e fatto un’impressione perfino peggiore. Elon Musk può permettersi quindi di affermare che il prossimo lancio avverrà fra qualche giorno.
To be confident of a good flight, 2 Raptors will be removed & replaced. Most probable launch timing is early next week.
— Elon Musk (@elonmusk) July 17, 2026
Tuttavia, il mercato azionario non ha la pazienza degli ingegneri spaziali. Ogni giorno di ritardo significa capitale immobile che non produce reddito e , sorpattutto, dei dubbi sulla capacità della società di generarli. Per una società che ha appena aperto il proprio capitale al pubblico, questi stop pesano come macigni sul bilancio e sulla fiducia dei risparmiatori.
In economia, investimenti così massicci vengono chiamati “costi affondati“, o meglio, in Italiano, irrecuperabili finché non iniziano a produrre ricavi reali. Fino ad oggi, la ricerca spaziale di SpaceX è stata finanziata dalla generosa liquidità dei contratti governativi e dall’entusiasmo dei soci privati. Oggi, con la quotazione in borsa, le regole del gioco sono cambiate.
Gli azionisti retail e i grandi fondi comuni vogliono vedere un flusso di cassa costante. Il rinvio di giovedì dimostra che la transizione da azienda di pura ricerca e sviluppo a vera e propria utility dello spazio è più lenta e dolorosa del previsto ed un razzo non è un servizio online, dove si può anche lavorare per tentativi. L’ironia della sorte vuole che, proprio mentre Musk tenta di conquistare Marte, debba prima fare i conti con la dura legge di gravità di Wall Street.
La prossima settimana sarà decisiva. Se SpaceX riuscirà a lanciare e a liberare i primi satelliti commerciali, il titolo potrebbe rimbalzare. In caso contrario, la discesa sotto il prezzo di IPO potrebbe trasformarsi in una vera e propria crisi di fiducia per l’impero privato di Elon Musk.







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