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Stangata su Google nel Regno Unito: accordo record da 260 milioni di sterline per le commissioni monopolistiche del Play Store
Google cede a Londra: 260 milioni di sterline (oltre 305 milioni di euro) per risarcire gli sviluppatori stritolati dalle commissioni del Play Store ed evitare un processo per abuso di posizione dominante.

Il modello di rendita digitale delle Big Tech subisce un colpo durissimo nel Regno Unito. Alphabet, la casa madre di Google, ha accettato di sborsare 260 milioni di sterline (pari a circa 305 milioni di euro) per chiudere un’imponente azione legale collettiva a un passo dal processo. L’accusa contestava al gigante californiano l’abuso di posizione dominante e l’imposizione di commissioni ingiuste ed esorbitanti a danno dei creatori di applicazioni.
Un patteggiamento per evitare il tribunale
L’accordo è stato raggiunto alla vigilia di un dibattimento pubblico di dieci settimane davanti al Competition Appeal Tribunal (CAT) britannico. L’azione legale, promossa dal professor Barry Rodger per conto di migliaia di sviluppatori del Regno Unito, contestava il prelievo sistematico fino al 30% sulle transazioni del Play Store e le barriere all’uso di sistemi di pagamento alternativi su Android.
La somma concordata rappresenta il risarcimento più alto mai ottenuto nel Regno Unito tramite un’azione collettiva sulla concorrenza:
| Voce dell’accordo | Importo (£) | Controvalore (€ stimato) | Destinazione |
| Fondo risarcimenti | 160 milioni | ~188 milioni | Programmatori e software house britanniche (vendite 2018–2026) |
| Spese e finanziamento lite | 100 milioni | ~117 milioni | Copertura costi legali e fondo di contenzioso |
| Totale accordo | 260 milioni | ~305 milioni | Chiusura totale della causa senza ammissione di colpa |
I fondi saranno distribuiti a tutte le aziende e ai professionisti britannici che hanno venduto contenuti digitali tramite il Play Store a partire da agosto 2018, calcolando la quota in base al fatturato realizzato. sarà l’occasione per questi professionisti e aziende per ottenere un forte sconto.
La replica di Google tra diplomazia e difesa
Mountain View ha scelto la via del pragmatismo per disinnescare una mina giudiziaria pericolosa. Un portavoce della società ha dichiarato:
«Siamo lieti di aver raggiunto un accordo con gli sviluppatori per porre fine a questa controversia, subordinatamente all’approvazione del tribunale. Rimaniamo impegnati a sostenere la comunità degli sviluppatori del Regno Unito nella creazione di esperienze digitali di nuova generazione».
Nei documenti depositati, Alphabet ha specificato di non ammettere alcuna responsabilità o violazione delle norme antitrust. Pagare oltre 300 milioni di euro consente tuttavia a Google di evitare una sentenza formale di condanna per abuso di posizione dominante, che avrebbe potuto fare da apripista a richieste risarcitorie a catena in tutta Europa.
L’impatto sull’economia reale e sulle piccole imprese
Come ha osservato il professor Barry Rodger, senza lo strumento della tutela collettiva nessuna singola impresa avrebbe mai avuto la forza finanziaria di sfidare un monopolio globale da migliaia di miliardi di dollari di capitalizzazione. La quota del 30% incassata da Google è effettivamente molto elevata, per un servizio che, alla fine, si limita a caricare una app su una piattaforma.
L’intesa nel Regno Unito, sommata alle cause analoghe contro Apple e altri colossi della Silicon Valley, segna una crepa importante nel modello estrattivo delle piattaforme digitali. Restituire risorse alle realtà produttive locali è il primo passo per ristabilire un minimo di equilibrio tra chi produce valore reale e chi gestisce i pedaggi digitali dell’infrastruttura.







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