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Spionaggio e microchip: l’ombra dei servizi segreti cinesi sul vertice di Nvidia. Una “trappola amorosa” inquieta Washington

:Un rapporto riservato dell’intelligence USA svela il legame tra il numero uno di Nvidia, Jensen Huang, e una dirigente sospettata di spionaggio per Pechino: tra triangolazioni miliardarie di microchip e fabbriche fantasma, il Congresso convoca il re dell’intelligenza artificiale.

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Un promemoria riservato dei servizi segreti statunitensi scuote il settore tecnologico più strategico del pianeta. L’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, avrebbe avuto una relazione sentimentale con Alice Huang, una dirigente d’azienda sospettata di lavorare per lo spionaggio di Pechino. La vicenda non riguarda il semplice gossip, ma tocca direttamente il controllo mondiale dei processori per l’intelligenza artificiale e i rapporti di forza tra Stati Uniti e Cina.

Secondo quanto ricostruito dal Financial Times e dal New York Times, il documento d’intelligence è circolato tra un gruppo ristretto di alti funzionari della Casa Bianca poco prima del vertice di Pechino tra Donald Trump e Xi Jinping. L’ipotesi degli apparati di sicurezza americani è precisa: il Ministero per la sicurezza dello Stato cinese avrebbe reclutato la donna per raccogliere informazioni riservate su Nvidia e ammorbidire i divieti americani sull’esportazione dei microchip più avanzati.

Chi è Alice Huang e come funziona la triangolazione dei chip

Alice Huang (che non ha alcun legame di parentela con il numero uno di Nvidia) è una cittadina cinese nota anche come Huang Le. Parla un ottimo inglese e si muove con disinvoltura ai massimi livelli dell’industria dei semiconduttori, vantando contatti diretti anche con i vertici di Gigabyte, uno dei principali assemblatori mondiali di supercomputer.

Alice Huang e il CEo di Nvidia

Il suo ruolo operativo ruota attorno a Megaspeed, una società di centri dati nata nel 2023 dallo scorporo di un’azienda di videogiochi cinese e basata a Singapore. Nel giugno 2024, proprio nel periodo in cui i due venivano fotografati insieme in un locale di Taipei, Megaspeed ha avviato acquisti di processori avanzati per diversi miliardi di dollari.

Il meccanismo economico osservato dagli investigatori americani mostra come il mercato aggiri facilmente i blocchi politici:

  • Megaspeed costruisce grandi centri di calcolo nel Sud-est asiatico.
  • La potenza informatica di queste strutture viene poi affittata a colossi cinesi come Alibaba.
  • Pechino ottiene così la capacità di calcolo dei chip Nvidia senza acquistarli direttamente sul proprio territorio, aggirando di fatto i divieti di Washington.

Le indagini del New York Times segnalano inoltre che la rete di investitori di Shanghai e dello Zhejiang legata ad Alice Huang presenta connessioni finanziarie con una controllata informatica del China Electronics Technology Group, uno dei maggiori gruppi industriali della difesa cinese. Nonostante i sospetti di contrabbando, un’indagine interna di Nvidia non ha finora rilevato violazioni formali da parte di Megaspeed.

Affari, dazi e pragmatismo presidenziale

Il vero nodo della questione è economico e industriale. Per un’azienda come Nvidia, che vale oltre 4.000 miliardi di dollari in borsa, rinunciare al mercato cinese significa perdere fatturato vitale e regalare un monopolio interno a concorrenti come Huawei.

Per anni Jensen Huang ha fatto pressione su Washington affinché mantenesse aperti i canali commerciali, sostenendo che vendere tecnologia americana a Pechino avrebbe rallentato lo sviluppo di alternative cinesi autonome. Nel 2025 questa linea ha trovato sponda nel pragmatismo di Trump: il presidente ha allentato i blocchi, permettendo a Nvidia di vendere alla Cina il potente processore H200 in cambio di un prelievo statale del 25% sulle vendite a favore delle casse pubbliche americane. Un approccio squisitamente mercantile che ha però irritato gli apparati della sicurezza nazionale, portando poi a bloccare la vendita dei nuovi modelli Blackwell e Rubin.

H-200

Curiosamente, i rapporti dei servizi segreti — che sorvegliavano elettronicamente Alice Huang da oltre un anno — non hanno incrinato il legame tra Trump e l’imprenditore. A maggio, accortosi che il dirigente non era a bordo dell’aereo presidenziale diretto in Cina, Trump lo ha chiamato personalmente facendolo salire sull’Air Force One durante lo scalo tecnico in Alaska.

Scatole vuote e l’ultimatum del Congresso

Mentre la politica incassa il 25% sulle licenze, la realtà sul campo mostra tutta la fragilità dei controlli burocratici. Il Dipartimento del Commercio ha autorizzato circa ventiquattro aziende cinesi a gestire i chip H200, ma le verifiche sul posto hanno rivelato situazioni paradossali:

Azienda autorizzataSede dichiarataStato reale riscontrabileLegami societari critici
New MatrixParco industriale di PechinoCapannone vuoto con cavi pendentiConnessa al fondo Wise Road (in lista nera USA dal 2024)
MaginfraCina continentaleUffici deserti e inattiviRitenuta vicina a Inspur (sanzionata per legami militari)

Il portavoce di Nvidia, John Rizzo, ha ribadito che l’azienda non condivide segreti con i clienti e che gli incontri del suo amministratore delegato rientrano nella normale attività commerciale, mentre Pechino ha bollato le accuse come pure calunnie. Però  il Congresso americano vuole vederci chiaro. I presidenti repubblicani di tre commissioni della Camera hanno convocato Jensen Huang per un’audizione a porte chiuse il 18 novembre, proprio il giorno successivo alla presentazione dei bilanci trimestrali del gruppo. Il vertice di Nvidia ha tempo fino all’11 novembre per confermare la propria presenza. Sarà molto interessante conoscere le risposte.

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