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Spagna confusa a 20 giorni dal voto: salta il ministro Puente dopo la tragedia ferroviaria di Urda
Tragedia sui binari in Spagna: dopo due disastri ferroviari e 116 vittime in nove mesi, il ministro dei Trasporti Óscar Puente lascia l’incarico e rinuncia alle candidature. Una mossa d’urgenza a tre settimane dal voto per evitare il crollo dell’intero governo Sánchez.

Centosedici morti in nove mesi sulla rete ferroviaria ad alta velocità hanno presentato un conto politico che nessun esecutivo avrebbe potuto pagare senza andare a fondo. A soli venti giorni dalle elezioni generali del 29 novembre, il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente si è dimesso, lasciando anche la guida della lista del PSOE a Valladolid e rinunciando alla ricandidatura. Non è stato soltanto un gesto di contrizione istituzionale dopo il disastro di Urda, costato la vita a 69 persone, ma una mossa disperata di contenimento del danno per evitare che la rabbia popolare travolgesse per intero il premier Pedro Sánchez proprio alla vigilia delle urne.
Il crollo del mito dell’alta velocità spagnola
Fino a pochi mesi fa, il ministero raccontava che il sistema ferroviario iberico stava vivendo il momento migliore della sua storia. La realtà, sempre più ostinata della propaganda, ha smentito gli annunci trionfalistici nel modo più drammatico possibile.
Il bilancio complessivo sotto la gestione Puente è diventato insostenibile per qualsiasi democrazia occidentale:
- Gennaio 2026 (Adamuz, Córdoba): il primo grave disastro sulla linea ad alta velocità apre l’anno nero dei trasporti iberici, facendo registrare 47 vittime.
- Autunno 2026 (Urda): un secondo devastante schianto ferroviario causa altri 69 morti, portando il totale a 116 decessi in appena nove mesi.
- Emergenza sicurezza: l’ente gestore dell’infrastruttura (Adif) finisce al centro delle polemiche per le carenze nei controlli e nella manutenzione ordinaria.
Davanti alla Commissione permanente del Congresso, Puente ha ammesso che un ministro non può restare al suo posto dopo due tragedie di questa portata, citando l’ex collega portoghese Jorge Coelho: “La colpa non può morire da sola”. Ha parlato di dignità politica ed empatia verso le famiglie dei defunti, ma il tempismo racconta una verità molto più terrena.
La mossa della disperazione prima delle urne
In politica le dimissioni raramente sono un atto puramente morale, specialmente quando si vota tra meno di tre settimane. Puente ha lasciato l’incarico e ha persino invitato gli elettori a confermare la fiducia a Sánchez, difendendo il ruolo dello Stato contro i privilegi di pochi.
Tuttavia, l’isolamento parlamentare del governo era ormai totale. Non solo l’opposizione di centrodestra, ma anche gli stessi alleati della coalizione di sinistra e i partiti indipendentisti avevano scaricato il ministro. Soltanto i baschi di EH Bildu hanno evitato di chiederne la testa. Se Puente fosse rimasto incollato alla poltrona, l’intera campagna elettorale del PSOE si sarebbe trasformata in un referendum quotidiano sui 116 feretri di Stato, trascinando l’intero gabinetto verso una disfatta storica il 29 novembre.
Il dibattito al Congresso ha mostrato plasticamente questa frattura tra le forze politiche:
| Forza Politica | Esponente | Posizione espressa in Parlamento |
| PP | Ester Muñoz | Accusa il ministro di incapacità gestionale e di aver diffuso audio parziali per incolpare i dipendenti Adif. |
| Vox | Pepa Millán | Definisce la rete ferroviaria una “roulette russa” e contesta i 116 morti sulla coscienza dell’esecutivo. |
| Sumar | Verónica Martínez | Chiede il passo indietro immediato per garantire la sicurezza del sistema e assumersi la responsabilità politica. |
| Izquierda Unida | Toni Valero | Attacca le liberalizzazioni e le esternalizzazioni, chiedendo la piena nazionalizzazione del settore e più fondi. |
| ERC | Gabriel Rufián | Pretende le dimissioni accompagnate da un piano di manutenzione massiccio e immediato sulla rete. |
Intanto i sondaggi danni vincente la coalizione, ormai formalizzata , fra Partito Popolare e Vox sui socialisti e il “Campo largo” spagnolo.
Spain, NC Report poll:
PP-EPP: 33%
PSOE-PES: 26%
Vox-PfE: 19%
FA-EGP|PEL: 7%
Podemos-ELA: 2% (-1)
ERC-EFA: 2%
Junts-EDP: 2%
EH Bildu-ELA: 1%
AA-*: 1%
EAJ PNV-EDP: 1%
BNG-EFA: 1%
CCa-1ºCAN-EDP: 0%
UPN-*: 0%+/- vs. 20-24 October 2026
Fieldwork: 26-29 October 2026
Sample size:… pic.twitter.com/EkdBwVqGkE— Europe Elects (@EuropeElects) November 2, 2026
Il nodo economico: tagli, esternalizzazioni e scarsa manutenzione
Dietro lo scontro parlamentare emerge un problema strutturale che riguarda da vicino tutta l’Europa. Per anni i governi hanno inaugurato nuove tratte scintillanti perché tagliano nastri e portano consensi, ma hanno risparmiato sulla spesa corrente per la manutenzione.
Quando si riducono gli investimenti pubblici reali sulla sicurezza della rete e si frammenta la gestione tra appalti, subappalti e liberalizzazioni spinte, l’efficienza tecnica cade a picco. Puente è stato anche accusato da PP e Vox di aver fatto trapelare registrazioni audio tra gli operai poche ore dopo lo schianto di Urda, nel tentativo di scaricare la responsabilità tecnica sui lavoratori dell’Adif prima ancora che la magistratura avviasse le indagini.
Difendere lo Stato e i servizi pubblici a parole, come ha provato a fare il ministro nel suo discorso d’addio, serve a poco se poi la gestione pratica trasforma i binari in un percorso a rischio. La spesa pubblica per le infrastrutture non è un costo da comprimere nei bilanci per far quadrare i parametri contabili, ma il presupposto vitale per far muovere persone e merci senza rischiare la vita.







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