Seguici su

EconomiaPoliticaSpagna

Spagna al bivio del 29-N: la piazza brucia sulla casa, ma il voto consegna la Moncloa a Feijóo e Abascal

Sfratti, piazze in rivolta e voto anticipato il 29 novembre: la scommessa disperata di Pedro Sánchez fallisce nei sondaggi. Il blocco conservatore PP-Vox vola a 198 seggi e si prepara a guidare la Spagna.

Pubblicato

il

Le tende piantate a Puerta del Sol, lo spettro di uno sciopero generale l’11 novembre e l’eco drammatica della morte di Maricarmen, l’anziana di 87 anni deceduta dopo uno sfratto forzoso: la tensione sociale in Spagna ha raggiunto il punto di rottura. Pedro Sánchez ha scommesso tutto su questa fiammata emotiva per sciogliere anticipatamente le Cortes e chiamare il Paese alle urne il 29 novembre, tentando di oscurare i dossier caldi sulla corruzione socialista e la crisi migratoria a Ceuta.

La manovra d’urgenza del premier socialista sembra però scontrarsi contro un muro invalicabile: quello dei numeri reali. L’ultimo sondaggio GAD3 per il quotidiano ABC certifica che la radicalizzazione della protesta non sposta gli equilibri elettorali. Anzi, consolida una maggioranza di centrodestra e destra che sfiora i duecento seggi. L’elettorato ha perfino più paura di una sinistra che si pèresenta compatta e decisamente anticapitalista.

La fotografia del Parlamento: il centrodestra verso quota 200

Nel sistema parlamentare spagnolo, la soglia magica per governare è fissata a 176 deputati su 350. Se si votasse oggi, l’esito sarebbe netto e lascerebbe pochissimo margine all’immaginazione.

Il Partito Popolare (PP) guidato da Alberto Núñez Feijóo e Vox di Santiago Abascal metterebbero insieme ben 198 seggi parlamentari:

Schieramento / PartitoSeggi stimati 2026Seggi 2023Differenza% Voto stimata
Partido Popular (PP)133137-431,4%
Vox6533+3218,2%
PSOE107121-1426,4%
Sumar (Frente Amplio)1031 (con Podemos)-217,4%
Podemos2(incluso in Sumar)–2,3%
ERC107+3–
Bildu86+2–
PNV65+1–
Junts per Catalunya57-2–
Altri (BNG, Adelante, CC)43+1–

Il dato politico più vistoso è l’impennata di Vox, che raddoppia quasi la propria presenza passando da 33 a 65 eletti. L’elettorato conservatore si polarizza, ma resta compatto nel proprio perimetro. A pagare questo fenomeno, anche se in parte minima, è il moderato PP.

L’effetto boomerang dell’emergenza abitativa

Il calcolo della Moncloa era trasparente: trasformare il voto contrario di popolari, Vox e Junts ai decreti governativi sulla casa in un atto di accusa popolare. L’idea di trasformare la piazza in consensi elettorali si è rivelata una pia illusione, almeno nei sondaggi.

Dal punto di vista dell’economia reale, il nodo dell’edilizia non si scioglie con l’agitazione di piazza. Le ricette interventiste basate sui tetti amministrativi ai canoni di locazione hanno provocato l’effetto manualistico:

  • Fuga dei locatori: i proprietari ritirano gli immobili dal mercato degli affitti a lungo termine per paura della morosità o dell’occupazione abusiva.
  • Crollo dell’offerta privata: la stretta regolatoria incentiva il passaggio agli affitti turistici brevi o lascia le case sfitte.
  • Assenza di investimenti strutturali: mancano programmi pubblici di espansione dell’edilizia popolare capaci di assorbire la domanda delle fasce deboli.

La classe media e i piccoli proprietari, spaventati dalla retorica dell’esproprio di fatto e dall’assenza di garanzie giuridiche, hanno reagito cercando stabilità a destra. La tragedia umana della signora Maricarmen ha commosso l’opinione pubblica, ma non ha convinto le famiglie che distruggere il mercato immobiliare risolva la carenza di alloggi.

La sinistra in frantumi tra rancori e irrilevanza

Mentre il PSOE si ferma a 107 seggi perdendone 14 rispetto al 2023, il disastro vero si consuma alla sua sinistra. L’esperimento Sumar, ora ribattezzato Frente Amplio e privo di una leadership forte dopo il passo indietro di Yolanda Díaz, precipita a soli 10 seggi: la stessa sorte che toccò a Ciudadanos prima di scomparire dai radar.

Podemos, guidato in solitaria da Irene Montero, raccoglie un misero 2% e appena 2 seggi. La frammentazione interna, unita a dispute ideologiche lontane dai problemi di spesa e reddito dei lavoratori, ha polverizzato il potenziale della coalizione progressista.

I partiti indipendentisti catalani e baschi tengono le loro posizioni locali, ma non bastano più a costruire quella complessa geometria che aveva consentito a Sánchez di rimanere in carica grazie alla contestata legge sull’amnistia. Anche perché i rischi per il mercato immobiliare sono tali anche a livello locale. La frammentazione che in passato ha favorito i socialisti non sembra funzionare più.

Che governo nascerà dopo il 29 novembre?

La domanda su quale esecutivo guiderà la Spagna ha ormai una risposta quasi scontata per gli elettori: il 60% degli spagnoli è convinto che nascerà un governo di coalizione tra PP e Vox. Soltanto il 23% ritiene possibile una riedizione dell’intesa tra socialisti e sinistra radicale, poco meno degli elettori socialisti.

Alberto Núñez Feijóo sognava una vittoria in solitaria, ma l’aritmetica impone il realismo politico. Con 133 seggi, il Partito Popolare non ha i numeri per governare da solo né può sperare nell’astensione patriottica del PSOE.

L’ingresso di Vox nei ministeri chiave sarà il prezzo inevitabile per chiudere la stagione sanchista. Il futuro governo di Madrid dovrà affrontare un compromesso economico delicato: bilanciare l’ortodossia fiscale e le liberalizzazioni richieste dai popolari con le rivendicazioni sociali, la difesa del potere d’acquisto interno e la stretta sulle frontiere pretese dagli uomini di Abascal.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento