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Solare: la Cina da sola batte il resto del mondo. Il dominio industriale che spiazza l’Occidente

Nel 2025 Pechino ha installato più pannelli solari di tutti gli altri continenti messi insieme. Mentre la Cina domina l’industria energetica abbattendo i costi, Europa e USA aumentano l’uso dei fossili. I rischi economici di una dipendenza totale.

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Nel 2025 abbiamo assistito a un evento che segna uno spartiacque nella storia energetica ed economica globale. Mentre in Occidente si discute di transizione ecologica tra burocrazia e divieti, la Cina ha semplicemente schiacciato sull’acceleratore della produzione. I numeri, nudi e crudi, ci dicono che nell’ultimo anno Pechino ha installato da sola più potenza solare di tutto il resto del pianeta messo insieme.

A rivelarlo è l’ultimo rapporto Global Electricity Review 2026 del centro studi sulle politiche energetiche Ember. Il documento fotografa una realtà dirompente: la Cina ha aggiunto ben 336 terawattora (TWh) di nuova generazione solare, contro i 300 TWh sommati di tutte le altre nazioni del mondo. Per dare un’idea concreta di questa cifra enorme, la sola capacità solare aggiunta dai cinesi in un anno supera l’intera energia elettrica consumata dal Regno Unito in tutto il 2025 (322 TWh).

Ecco una comoda infografica sulla materia:

Il domnio solare della Cina

Ecco la classifica delle installazioni di energia solare nel 2025, divisa per macro-aree:

Paese / Regione

Nuova energia solare nel 2025 (TWh)

Cina336
Asia (esclusa la Cina)90
Nord America86
Europa80
America Latina e Caraibi24
Medio Oriente10
Oceania6
Africa4

I dati mettono in luce alcuni punti fondamentali su cui riflettere:

  • Il solare copre la domanda: L’energia solare ha soddisfatto il 75% della crescita della domanda globale di elettricità, segnando un anno record con 636 TWh totali aggiunti a livello mondiale (+33% rispetto al 2024).
  • Declino dei fossili: Per la prima volta, la produzione globale da fonti fossili è calata in un periodo di crescita economica e senza una recessione in atto.
  • Il paradosso occidentale: Questo calo dei combustibili fossili è stato trainato quasi interamente dalla Cina (-56 TWh) e dall’India (-52 TWh). Al contrario, Stati Uniti e Unione Europea hanno registrato un aumento moderato nell’uso di fonti fossili.

L’ironia è sottile ma pungente: i paesi asiatici, spesso accusati di essere i grandi inquinatori, stanno trainando il calo globale dei fossili attraverso investimenti massicci, mentre l’Occidente annaspa.

Le ricadute economiche: un monopolio di fatto

Dal punto di vista economico, l’approccio di Pechino è un manuale di politica industriale e di massiccio intervento statale per sostenere la domanda e creare l’offerta. La Cina non si limita a installare pannelli: li produce. Dominando l’intera catena di approvvigionamento, sfrutta enormi economie di scala per abbattere i costi a livelli inarrivabili per la concorrenza.

Questo permette una diffusione globale più rapida dell’energia solare, perché i pannelli costano meno. Tuttavia, il prezzo da pagare per il resto del mondo è una totale dipendenza industriale. La transizione energetica globale è ormai ostaggio della capacità manifatturiera cinese, delle sue scelte politiche e delle future regole commerciali. Se Pechino decidesse di cambiare le regole dell’esportazione o se scoppiasse una vera guerra dei dazi, i piani verdi di Europa e Nord America si fermerebbero il giorno stesso.

La Cina sta costruendo le fondamenta energetiche del futuro con la forza dell’industria pesante, lasciando a noi il ruolo di semplici acquirenti.

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