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Droni su Aramco e navi in fiamme: lo Yemen riapre l’inferno del Mar Rosso. Turchia e Pakistan fermeranno gli Houthi?
I ribelli Houthi attaccano le raffinerie Aramco a Jazan e le navi a Bab el-Mandeb: la nuova alleanza tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan basterà a fermare il blocco energetico?

I droni sono tornati a colpire il cuore energetico dell’Arabia Saudita e le petroliere bruciano di nuovo nello stretto di Bab el-Mandeb. La fragile tregua yemenita è andata in fumo: gli Houthi hanno sferrato un altro attacco diretto contro la raffineria Aramco di Jazan dopo quello della fine di luglio, mentre il blocco navale minaccia di strozzare ancora le rotte mondiali del greggio.
Per Riad la situazione è critica. Con lo stretto di Hormuz sotto pressione, l’oleodotto Est-Ovest verso il Mar Rosso doveva essere la via di fuga sicura. Ora anche quella valvola di sfogo è nel mirino dei ribelli filo-iraniani.
Droni su Jazan: salta la tregua e torna il panico
La tregua informale che reggeva dal 2022 è ormai un ricordo. Negli ultimi giorni gli insorti hanno moltiplicato i raid:
- Attacco alla raffineria di Jazan: droni suicidi hanno preso di mira gli impianti del colosso Saudi Aramco.
- Aggressioni marittime: una nave commerciale è stata centrata nel canale di Bab el-Mandeb, provocando vittime tra l’equipaggio.
- Offensiva terrestre: raid su basi governative e sul porto di al-Makha con decine di soldati uccisi.
La risposta del governo yemenita riconosciuto non si è fatta attendere: nessuna nuova tregua al ribasso. Si va avanti sino ad un accordo definitivo o la sconfitta di una delle due parti. Bisogna dire che questi attacchi hanno aiutato anche a compattare il fronte anti houthi, precedentemente squassato da contrasti fra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.
La trappola logistica che minaccia l’economia globale
La questione non è solo militare, ma ha aspetti logistici che coinvolgono tutto il mondo. Quando le navi non passano da Bab el-Mandeb, devono circumnavigare l’Africa. Questo comporta dei problemi non indifferenti per la logistica mondiale:
- Dai 10 ai 14 giorni di navigazione in più per ogni tratta.
- Aumento esponenziale dei costi di nolo e dei premi assicurativi di guerra.
- Rincaro a cascata dei prodotti finiti e nuove pressioni sui prezzi energetici per l’Europa.
Se Riad non riesce a garantire la sicurezza delle coste occidentali, i suoi piani di esportazione alternativa diventano carta straccia.
Il patto con Turchia e Pakistan: arrivano i rinforzi?
Per uscire dall’angolo, Riad ha stretto un patto di difesa con Turchia e Pakistan, l’accordo della Mecca. L’ingresso di Islamabad – potenza nucleare con un esercito massiccio – e della tecnologia bellica di Ankara sembrerebbe il preludio a una svolta decisiva.
| Paese alleato | Risorse chiave | Obiettivo primario | Limiti all’intervento |
| Pakistan | Esercito esperto, deterrenza | Proteggere i propri marinai e i canali commerciali | Crisi economica interna, nessun interesse a impantanarsi |
| Turchia | Droni avanzati, marina moderna | Influenza geopolitica e commesse industriali | Riluttanza a uno scontro frontale e diretto con l’Iran |
| Arabia Saudita | Risorse finanziarie, basi aeree | Sicurezza degli impianti Aramco e delle coste | Esercito poco efficace nelle guerre asimmetriche |
Sulla carta questa alleanza difensavia, quindi attivabile dagli attacchi degli Houthi, avrebbe tutte le caratteristiche per essere efficace contro i ribelli sciiiti, bisogna sempre vedere si gli stati partecipanti avranno la volontà di attivarsi nella regione in questa occasione.
Truppe sul terreno? Più deterrenza che azione
Nessuno a Islamabad o ad Ankara ha intenzione di mandare i propri fanti a combattere sulle aspre montagne dello Yemen. La storia recente insegna che quel territorio è una trappola micidiale per gli eserciti regolari.
L’accordo servirà a fornire supporto navale, intelligence, radar e droni di fabbricazione turca per difendere le rotte commerciali e intercettare i lanci verso gli impianti petroliferi. L’idea di un intervento di terra pakistano per “risolvere la guerra” resta un’illusione geopolitica: i governi alleati preferiscono vendere sistemi di difesa e farsi pagare in solida valuta estera, lasciando la fanteria a casa. Senza contare che il Pakistan ha una forte minoranza sciita che simpatizza per i ribelli yemeniti.
La vera partita resta quindi nelle mani delle forze locali e della protezione aerea costiera. Fino a quando i droni continueranno a volare indisturbati, la sicurezza del petrolio e della logistica globale rimarrà appesa a un filo.







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