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Economia

Sisma, dopo sei anni di ritardi arriva la svolta Castelli. I numeri certificano il cambio di passo

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Dieci anni dopo la notte che devastò Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, il tempo della ricostruzione non può essere separato da quello delle responsabilità. Perché se è vero che il sisma del 24 agosto 2016, seguito dalle scosse del 26 e 30 ottobre e del 18 gennaio 2017, colpì un territorio immenso e complesso, è altrettanto vero che per troppo tempo la risposta dello Stato rimase impigliata tra burocrazia, incertezze normative, sovrapposizione delle competenze e continui cambi di strategia.

A ricordarlo, con parole particolarmente nette, è stato il commissario straordinario Guido Castelli, intervenuto nell’area Sae di Pescara del Tronto prima delle celebrazioni per il decennale del terremoto.

«Dieci anni fa io ero da queste parti, sindaco di Ascoli. Subito avemmo contezza che era successa una cosa devastante, successivamente aggravata dalla scossa del 26 e del 30 ottobre e poi del 18 gennaio 2017. I primi sei anni sono stati spesi male, tra incertezze e false partenze», ha dichiarato Castelli.

Un giudizio severo, ma difficile da contestare alla luce della lunga sequenza di problemi che caratterizzò la prima fase della ricostruzione. Durante i governi Renzi, Gentiloni e Conte si alternarono quattro commissari: Vasco Errani, Paola De Micheli, Piero Farabollini e Giovanni Legnini. Ogni cambio portò con sé nuovi indirizzi, ordinanze, strutture e tentativi di correzione. Il risultato fu un sistema nel quale cittadini, sindaci, tecnici e imprese faticavano a individuare regole certe e tempi prevedibili.

Il modello iniziale si rivelò eccessivamente centralizzato e appesantito da quella che Castelli ha più volte definito una vera e propria «ossessione formalista». Alla frammentazione delle competenze si aggiunsero la lentezza nella rimozione delle macerie, le difficoltà nella ricostruzione dei centri storici, i ritardi nella progettazione delle opere pubbliche e l’incapacità di trasformare rapidamente gli stanziamenti in cantieri.

Non si tratta soltanto di una valutazione politica. Nel gennaio 2022 la Corte dei conti segnalò ufficialmente la necessità di accelerare la ricostruzione e rilevò la mancanza iniziale di un’organizzazione stabile dedicata a questa fase, a differenza di quanto previsto per la gestione dell’emergenza. La magistratura contabile evidenziò anche le consistenti giacenze rimaste inutilizzate per anni: alla fine del 2020 ammontavano a circa 1,77 miliardi di euro. Per la ricostruzione pubblica, tra il 2016 e il settembre 2021, erano stati erogati appena 468 milioni.

Durante la gestione Legnini furono introdotte alcune semplificazioni e si registrò una prima accelerazione delle pratiche private, ma alla fine del 2022 il divario tra risorse disponibili, interventi programmati e opere effettivamente realizzate rimaneva ancora molto ampio. Quando Castelli si insediò, nel gennaio 2023, la parte completata dell’intero processo di ricostruzione veniva stimata intorno al 12 per cento.

La struttura Castelli e la nuova stagione dei cantieri

Negli ultimi tre anni la Struttura commissariale ha cambiato metodo, puntando sulla semplificazione delle procedure, sul rafforzamento dei poteri dei sindaci, sulla collaborazione con le quattro Regioni e gli Uffici speciali e sulla programmazione finanziaria pluriennale. L’obiettivo è stato quello di superare la gestione frammentaria delle singole emergenze e costruire una governance stabile, capace di accompagnare ogni opera dalla progettazione all’apertura del cantiere.

«Negli ultimi tre anni abbiamo voluto fare, soprattutto nei luoghi più devastati, quello che sarebbe stato giusto fare qualche anno prima», ha spiegato Castelli. Un cambio di passo che oggi trova conferma nei dati dell’ultimo Rapporto annuale sulla ricostruzione, presentato a Palazzo Chigi e aggiornato al 31 maggio 2026.

Le richieste di contributo per la ricostruzione privata sono salite a 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi hanno raggiunto 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni effettuate attraverso Cassa depositi e prestiti hanno superato gli 8 miliardi. Un dato è particolarmente significativo: il 69 per cento delle somme è stato erogato dal 2023 in poi. Soltanto negli ultimi dodici mesi sono stati liquidati quasi 2 miliardi.

I cantieri privati autorizzati sono arrivati a 23.361 e quelli conclusi a 14.968, oltre il 64 per cento degli interventi avviati. La ricostruzione sta entrando adesso nella fase più difficile: quella dei danni gravi, dei centri storici e dei 44 Comuni maggiormente devastati dalla sequenza sismica.

Anche sul versante pubblico, rimasto bloccato più a lungo, i numeri mostrano un’accelerazione. Gli interventi programmati sono 3.667, per un valore superiore a 4,85 miliardi. Il 98 per cento è stato sbloccato e ha avviato il proprio iter, mentre circa il 40 per cento delle opere è già concluso o in fase di esecuzione. Gli interventi non ancora partiti sono scesi al 2,5 per cento.

Un capitolo centrale riguarda le scuole: sono 459 gli interventi programmati, per circa 1,6 miliardi di euro. Gli ordini di attivazione sono passati in un anno da 125 a 197, con un incremento del 57,6 per cento. Procede anche la ricostruzione degli edifici religiosi, con 1.276 interventi per oltre 750 milioni e la riapertura di luoghi simbolici come la Basilica di San Benedetto a Norcia.

Le risorse del governo Meloni e il nodo Superbonus

A rendere possibile l’accelerazione è stato anche il sostegno finanziario assicurato dal governo Meloni. Secondo i dati ricordati dallo stesso Castelli, negli ultimi tre anni sono stati messi a disposizione 4,3 miliardi per la ricostruzione pubblica.

A questi si aggiungono gli 1,3 miliardi stanziati per superare le conseguenze della fine del Superbonus, che rischiava di bloccare circa 5 mila cantieri del cratere. Senza un intervento specifico, la metà dei cantieri allora in corso avrebbe potuto fermarsi per l’aumento dei costi e per l’impossibilità di completare i quadri economici.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel messaggio per il decennale, ha rivendicato proprio questa discontinuità: «Fin dal suo insediamento il Governo ha lavorato, con determinazione e caparbietà, per imprimere, dopo troppi rinvii e false partenze, una decisa accelerazione nella ricostruzione post sisma». Un cambio di passo testimoniato, ha sottolineato la premier, dai contributi concessi per la ricostruzione privata e dalla ripresa di quella pubblica, «per troppo tempo rimasta bloccata».

I risultati si misurano anche attraverso la riduzione dell’assistenza abitativa: i nuclei ancora assistiti sono scesi a 8.759, quasi il 40 per cento in meno rispetto al 2022. Significa che migliaia di famiglie hanno potuto lasciare le sistemazioni provvisorie e recuperare una condizione di maggiore normalità.

Alla ricostruzione materiale è stato inoltre affiancato NextAppennino, il programma da 1,78 miliardi finanziato dal Fondo complementare al Pnrr. Sul versante delle imprese sono stati finanziati 1.351 progetti per circa 490 milioni, con una forte presenza di micro e piccole aziende. Le misure già attivate producono, secondo le stime del Rapporto, quasi 1,5 miliardi di Pil e circa 9.840 occupati; a regime l’impatto potrebbe superare i 3,8 miliardi e creare oltre 15 mila posti di lavoro.

Pescara del Tronto, dieci anni dopo arrivano gli atti decisivi

Il simbolo delle difficoltà accumulate resta Pescara del Tronto, frazione di Arquata quasi completamente cancellata dal terremoto. Proprio qui Castelli ha annunciato un passaggio amministrativo decisivo. «Il 31 agosto avremo due conferenze dei servizi che approveranno tutto ciò che è necessario perché i pescaresi possano incaricare il loro progettista di fare le loro case. Ci vorrà del tempo, certo, ma il governo ci ha dato enormi risorse finanziarie che a noi mancavano».

Dopo dieci anni, dunque, anche uno dei luoghi nei quali la ricostruzione è rimasta più a lungo sospesa tra vincoli, studi geologici, varianti urbanistiche e messa in sicurezza del versante può entrare nella fase operativa. Non significa che tutto sia risolto, né che i ritardi accumulati possano essere cancellati. Ma significa che agli annunci iniziano finalmente a corrispondere atti amministrativi, progetti e cantieri.

«Siamo complessivamente in grado di dire che ci sentiamo appoggiati», ha concluso Castelli. «Il modo migliore di prestare ascolto alle persone che da dieci anni vivono così è dare concretezza alle azioni amministrative che lo Stato deve fare per ridare fiducia e speranza».

È questa la differenza più evidente rispetto alla stagione delle false partenze: non limitarsi a promettere la ricostruzione, ma creare le condizioni normative, finanziarie e amministrative perché possa realmente avanzare. Il lavoro è ancora lungo e proprio Castelli ha riconosciuto che la ricostruzione si trova all’incirca a metà del percorso. Ma dopo sei anni consumati tra incertezze, errori e immobilismo, negli ultimi tre la macchina ha cominciato finalmente a correre.

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