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LA SINISTRA IBERNATA. FORSE MORTA

 

 

Un grande giornalista (Arturo Diaconale, su L’Opinione) annunciava recentemente la scomparsa della “vera” sinistra, quella “dura e pura”. A suo parere è inutile che i suoi rappresentanti aspettino la fine del ciclone Renzi. Quando ciò avverrà, le condizioni obiettive saranno talmente cambiate che loro rimarranno lo stesso fuori gioco.

Diaconale non fornisce però il perché del fenomeno e viceversa una spiegazione si può azzardare.

La parabola della sinistra comincia con la caduta del fascismo. Per molti anni si è ripetuto fino alla noia che tutti i mali dell’Italia erano da attribuire a Mussolini. Dunque, eliminato lui, non solo tutto avrebbe dovuto essere perfetto, ma il partito che meglio avrebbe potuto realizzare questo miracolo era quello che più si era opposto al fascismo, e cioè il Pci. E infatti l’Italia è stata più o meno apertamente di sinistra per molti decenni ed ha vissuto in una situazione vagamente paranoica.

I servi del regime precedente, cioè gli intellettuali, non si accorgevano che stimare il Pci, se questo doveva rappresentare il contraltare del fascismo, era contraddittorio: sia il Pnf, sia il Pci avevano un’ideologia statalista e totalitaria. Il contrario del fascismo, infatti, è il liberalismo. Un secondo elemento che ci ha costretti a vivere in una realtà vagamente onirica è il fatto che, se mezza Italia era comunista o paracomunista, l’altra metà era composta di cattolici che votavano contro i comunisti perché “senza Dio”, ma erano anch’essi di sinistra: pauperisti, cioè a loro modo a favore del proletariato, non eccessivamente sensibili alle libertà laiche, idealisti e infine statalisti, perché lo Stato, essendo disinteressato, doveva essere hegelianamente la suprema realtà etica. Eccellente esempio: Rosy Bindi. Il risultato è stato il bipartitismo imperfetto. I comunisti mai al potere, i democristiani sempre al potere, ma d’accordo per leggi ogni giorno più rovinose e per la creazione di un immane debito pubblico.

Il Paese ha tuttavia avuto una lenta parabola, da norme economicamente ininfluenti a leggi sempre più totalitarie. La legislazione è divenuta nettamente ostile all’impresa e il fisco soffocante e punitivo della ricchezza. Un anarchismo idealistico ha completamente disastrato la scuola, la legge sull’equo canone ha assassinato la locazione delle case. Mille provvedimenti che da prima non hanno prodotto i danni prevedibili, tanto che i liberali potevano chiedersi se non si fossero sbagliati. Ma non si sbagliavano affatto. Avevano soltanto dimenticato che è l’ultima pagliuzza che spezza la schiena del cammello. L’accumulazione dei provvedimenti populisti, utopistici e in una parola sbagliati, coniugata con una crisi internazionale devastante e con l’aggravante di un debito pubblico che ogni anno pesa per settanta-ottanta miliardi di interessi, hanno messo la nazione in ginocchio. Altri si riprendono, noi non si vede come possiamo rialzarci. L’euro troppo forte penalizza le esportazioni e favorisce le importazioni (quasi ogni cosa che compriamo si rivela fatta in Cina) e lavorare in Italia è divenuto così difficile che troppe imprese o chiudono o scappano all’estero. E allora che cosa dovrebbe far ripartire l’Italia, altre leggi “progressiste”? Se il fisco si appropria dei profitti, l’iniziativa privata sparisce. La politica voleva perseguire l’evasore ed ha creduto che qualunque imprenditore lo fosse.

Come se non bastasse, le norme europee ci vietano l’inflazione – per decenni il nostro refugium peccatorum – ed eccoci qui, a guardarci negli occhi, impotenti di fronte alla più grave crisi economica da quando esiste l’Italia unita.

Ecco perché è sparita la sinistra dura e pura. Perché è divenuto evidente perfino agli imbecilli che i provvedimenti che essa potrebbe proporre provocherebbero una catastrofe, immediatamente. Come avrebbe detto Pierluigi Bersani, “non c’è più trippa per gatti”, non c’è più nulla da togliere a nessuno. Oppure, come avrebbe detto Margareth Thatcher, “The problem with socialism is that you eventually run out of other people’s money”: il problema del socialismo è che alla fine vi viene a mancare il denaro degli altri.

La sinistra dura e pura sparisce perché ha compiuto l’intero ciclo di creazione del disastro economico. E il danno è solo questo perché, fortunatamente, siamo in democrazia. Nei Paesi del socialismo reale, infatti, pur di continuare a creare miseria, Il governo si è appropriato di tutto, inclusa la libertà dei cittadini, ed ha mandato in galera (o peggio) chi si opponeva.

Naturalmente non tutti gli italiani sono coscienti di questa evoluzione. Molti di loro continuano ad invocare provvedimenti che sembravano giusti decenni fa, perché la nazione era ancora sana e si potevano sequestrare consistenti quote di ricchezza. Ma la pecora, oltre che tosata, forse è stata ammazzata. Oggi siamo col sedere per terra e ci potremo salvare soltanto cambiando totalmente mentalità, in direzione del liberalismo.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

30 agosto 2014

 

 

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