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Sicurezza colabrodo a Londra: microspie cinesi nelle auto del governo e telecamere nei ministeri

Una telecamera nascosta nel Ministero degli Interni e un tracciatore cinese rimasto attivo per anni nell’auto del Primo Ministro: come l’intelligence di Londra ha scoperto di essere sotto costante sorveglianza.

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La sicurezza nazionale britannica sembra attraversare un momento di profonda crisi, o forse di tardiva presa di coscienza. Nelle ultime ore, due distinte falle nei protocolli di protezione hanno messo in grave imbarazzo Downing Street, rivelando un quadro che fa somigliare i palazzi del potere londinesi più a un colabrodo che a un fortino inespugnabile. Al centro della bufera ci sono un dispositivo di tracciamento occultato nell’auto ufficiale del primo ministro Keir Starmer e una telecamera nascosta nel cuore di Westminster.

Partiamo dalle quattro ruote. I servizi segreti di Sua Maestà, impegnati in una recente e minuziosa opera di smontaggio e bonifica delle auto governative – le storiche Range Rover Sentinel blindate – hanno fatto una scoperta inquietante. All’interno di una centralina elettronica (ECU) fornita da un subappaltatore cinese, e installata a insaputa della stessa casa automobilistica madre, era celato un dispositivo di tracciamento.

La microspia, capace di trasmettere dati di localizzazione dettagliati, sarebbe rimasta attiva per circa quattro anni in totale silenzio. L’aspetto più interessante, da un punto di vista strettamente tecnico e della sicurezza delle forniture, è proprio la metodologia di infiltrazione:

  • Il componente è arrivato nel Regno Unito come unità sigillata, aggirando così i controlli diretti del produttore dell’auto. Avrebbero dovuto smontare tutti i componenti.
  • L’operazione non sembra essere un attacco artigianale mirato esclusivamente al singolo veicolo del premier, ma piuttosto un approccio automatizzato e diffuso inserito a monte nella filiera.

Di fatto, chiunque utilizzi veicoli dotati di questi lotti di componenti diventa un potenziale nodo di tracciamento mobile. Da Pechino è arrivata la consueta smentita formale: un portavoce dell’ambasciata cinese a Londra ha bollato le accuse come “pura disinformazione”, accusando l’Occidente di manipolare i timori sulla sicurezza per ostacolare le normali relazioni commerciali e screditare le imprese tecnologiche del Dragone.

Eppure, se il tracciatore nell’auto di Starmer non fosse sufficiente a destare preoccupazione, ci si è messa anche una grave falla “casalinga”. Nel complesso governativo di Marsham Street – che ospita il Ministero degli Interni (Home Office) e il Ministero per l’Edilizia e le Comunità (MHCLG) – è stata rinvenuta una telecamera nascosta.

Il dispositivo elettronico era occultato dietro un pannello del controsoffitto in un’area comune della struttura. Benché le fonti si affrettino a precisare che la zona non è immediatamente adiacente agli uffici ministeriali diretti, l’imbarazzo resta palpabile. In quegli stessi edifici si prendono decisioni critiche per il Paese e, per pura ironia della sorte, si è recentemente concluso l’iter di approvazione per la controversa e gigantesca nuova ambasciata cinese a Londra.

Sulla vicenda della telecamera, il deputato Alex Burghart non ha usato mezzi termini, parlando di un “incidente grave che richiede un’indagine urgente”, sottolineando il diritto dell’opinione pubblica di sapere chi abbia posizionato lo strumento e se informazioni sensibili siano state compromesse.

Se dietro a questi strumenti di spionaggio vi fosse davvero la regia diretta di Pechino, ci troveremmo di fronte a un atto profondamente ostile. Tuttavia, non è affatto da escludere l’ipotesi che a spiare il governo britannico possano essere attori privati, broker di informazioni non statali o persino agenzie di altri Paesi terzi. Qualunque sia la matrice originaria, il dato di fatto rimane incontrovertibile: in tema di protezione istituzionale, il sistema britannico si è dimostrato drammaticamente permeabile. Il famoso MI5, il servizio di controspionaggio interno, ha floppato alla grande.

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