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Scontro nel Commonwealth: il premier Burnham apre a scuse e rimborsi sulla schiavitù, ma Re Carlo gela tutti e rivendica il ruolo eroico della Royal Navy
Mentre il premier laburista Burnham apre alle scuse ufficiali e stanzia 40 milioni di sterline per i Caraibi, Re Carlo III frena i sensi di colpa e ricorda al mondo come la Marina britannica abbia combattuto per abolire la tratta degli schiavi.

Mentre il governo laburista guidato dal primo ministro Andy Burnham mostra il fianco, dicendosi pronto a scuse ufficiali e staccando i primi assegni milionari, Re Carlo III compie una mossa inaspettata. Davanti ai leader del Commonwealth, il sovrano ferma l’ondata colpevolista e ricorda una verità storica oggi troppo spesso cancellata: fu proprio la marina militare britannica, la Royal Navy, a combattere e porre fine alla tratta internazionale degli schiavi.
La tensione diplomatica ed economica si è accesa durante il vertice dei capi di governo del Commonwealth, iniziato subito dopo la tappa del Re alle Bahamas.
Da anni diversi Paesi caraibici chiedono a Londra non solo scuse formali per i secoli dello schiavismo, ma soprattutto pesanti riparazioni finanziarie. Un’operazione che dal piano morale passa rapidamente a quello contabile. Il primo ministro Andy Burnham, subentrato alla guida del governo britannico, ha subito mostrato un approccio cedevole. Si è detto infatti “aperto” a porgere scuse ufficiali a nome della nazione.
Alle parole sono seguiti i primi esborsi di denaro pubblico: lunedì Burnham ha promesso 40 milioni di sterline dei contribuenti britannici per finanziare progetti nei Caraibi, legati soprattutto ai soliti programmi di energia verde nelle Indie Occidentali.
Contemporaneamente il ministro degli Esteri, Ed Miliband, sta preparando nuovi piani di sostegno per alleggerire i costi del debito dei Paesi più poveri dell’organizzazione.
Quando sembrava tutto pronto per un atto di sottomissione storica e finanziaria della Corona, Carlo III ha cambiato registro. Pur riconoscendo il dolore del passato, il monarca ha rifiutato la narrazione a senso unico che vede l’Occidente solo come colpevole, rivendicando con orgoglio l’impegno britannico nell’abolizione della schiavitù nel XIX secolo.
Rivolgendosi direttamente ai leader riuniti martedì, il Re ha usato parole molto chiare:
“Non possiamo cambiare le azioni di chi è venuto prima di noi. Possiamo però imparare dal passato. La tratta transatlantica di persone ridotte in schiavitù getta ancora un’ombra su queste isole e su altri membri del nostro Commonwealth. Come ho già detto in precedenza, quel capitolo vergognoso della storia mi riempie il cuore di orrore e la mia anima del più profondo dolore personale.”
Subito dopo questo passaggio, però, il sovrano ha ribaltato la prospettiva, inserendo il punto fermo che ha spiazzato i sostenitori delle scuse a oltranza:
“Eppure la storia ci insegna anche che il male non deve avere l’ultima parola; che il carattere e il coraggio possono unirsi per superare la più mostruosa delle ingiustizie, come fecero con la determinazione di porre fine al commercio internazionale di schiavi, in cui la Royal Navy giocò un ruolo così determinante.”
Carlo III ha toccato un tasto storico fondamentale che la cultura contemporanea tende a rimuovere. Per quasi tutto l’Ottocento, il Regno Unito impegnò risorse economiche enormi, navi e migliaia di vite di marinai della West Africa Squadron per dare la caccia ai negrieri nell’Atlantico, imponendo con la forza e con i trattati la fine del commercio umano a livello globale. Fu una scelta politica precisa che costò carissima alle casse dell’Impero dell’epoca.
Il Re ha poi invitato i leader a guardare al passato con onestà intellettuale, senza riscriverlo a convenienza:
“La storia non può essere scelta o cambiata da noi. Ci viene lasciata in eredità in una sintesi complessa da antenati che non potremo mai conoscere. La nostra eredità comprende sia i loro successi sia i loro fallimenti: il bene che hanno fatto così come i torti.”
Le ricadute economiche di questo scontro istituzionale sono evidenti. Per un’economia britannica alle prese con crescita debole, bilanci pubblici sotto pressione e necessità di investimenti interni, aprire la porta al principio delle “riparazioni storiche” significherebbe firmare una cambiale in bianco.
Ecco i punti chiave dello scontro politico ed economico in atto a Londra:
- La linea del Governo (Burnham e Miliband): apertura alle scuse formali, stanziamento immediato di 40 milioni di sterline per la transizione verde caraibica e progetti per coprire il debito estero altrui.
- La linea dell’Opposizione (Kemi Badenoch): la leader dei Conservatori ha attaccato duramente il governo, ricordando che Burnham dovrebbe concentrare le scarse risorse pubbliche sulla difesa nazionale anziché regalare soldi in riparazioni.
- La linea della Corona (Re Carlo III): cordoglio personale e apertura degli archivi reali agli storici, ma nessuna scusa ufficiale (impossibile per statuto costituzionale) e ferma difesa dell’onore storico della Royal Navy.
Buckingham Palace ha precisato che il ruolo del sovrano è quello di unire e ispirare, non di fare scelte politiche. Tuttavia, il richiamo di Carlo III alla realtà storica agisce come un freno poderoso. Ricordare che la Gran Bretagna non fu solo parte del problema, ma fu soprattutto la nazione che guidò la soluzione militare e politica contro la schiavitù, toglie terreno a chi vorrebbe trasformare i sensi di colpa del passato in un bancomat per il presente.







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