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Gli Emirati sbarcano in Italia: EDGE acquisisce CMD. Il motore diesel che l’Europa rifiuta, ma la difesa richiede

Gli Emirati Arabi comprano la maggioranza dell’italiana CMD. Mentre l’Europa rifiuta il diesel per motivi ambientali, l’industria estera della difesa investe nelle nostre tecnologie per droni e navi. Un’opportunità per il Sud Italia o il rischio di perdere preziose competenze?

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Gli Emirati Arabi Uniti sbarcano nell’industria italiana della difesa. Il gruppo EDGE, il più grande polo militare degli Emirati, ha firmato un accordo per comprare la quota di maggioranza di CMD (Costruzioni Motori Diesel), una nota azienda del Sud Italia.

Questa mossa ha un sapore abbastanza ironico. Da un lato, l’Europa sembra voler eliminare i motori diesel in tempi brevi per seguire le nuove regole ambientali. Dall’altro lato, chi vive nel mercato reale sa bene che questi motori sono ancora del tutto necessari. Sono vitali soprattutto per il settore militare e per le navi di pattuglia che devono navigare in mari stretti, caldi e complessi come il Golfo Persico.

I dettagli dell’accordo e la fabbrica di Atella

L’intesa, che attende solo i normali permessi dei governi per diventare ufficiale entro fine anno, ha un forte valore strategico. CMD ha una fabbrica ad Atella, in Basilicata, e progetta motori non solo per auto, ma anche per navi e droni (UAV). Per EDGE, questo acquisto significa creare un vero e proprio centro europeo per i sistemi a motore.

Il CEO di EDGE, Hamad Al Marar, ha spiegato in modo chiaro che le ottime conoscenze di CMD aiuteranno a creare prodotti molto forti e pronti per essere venduti in tutto il mondo. Anche Mariano Negri, a capo di CMD, vede l’accordo come un grande passo in avanti: permetterà all’azienda di crescere e di vendere molto di più all’estero, tenendo però ben salde le sue radici italiane.

La rete europea degli Emirati

Questa spesa non è un caso isolato, ma fa parte di un piano ben preciso. Da tempo EDGE fa acquisti in Europa per rafforzare le proprie tecnologie.

AnnoAzienda AcquisitaPaeseSettore Principale
2023Milrem RoboticsEstoniaMezzi terrestri senza pilota
2023AnaviaSvizzeraAerei e mezzi volanti
2026CMDItaliaMotori diesel marini e per droni

L’obiettivo degli Emirati è chiaro: vogliono diventare un produttore mondiale indipendente di motori per i propri droni e missili. Infatti, come fa notare l’analista Albert Vidal, stanno già collaborando con diverse aziende europee per produrre motori e razzi direttamente a casa loro, per creare un’industria nazionale molto forte.

Le ricadute economiche e il rischio per l’Italia

Dal punto di vista economico, l’arrivo di soldi dall’estero per una fabbrica del Sud è un fatto positivo. I nuovi capitali permettono di migliorare i macchinari e assumere nuove persone. Le spese fatte nello sviluppo tecnologico e nella difesa aiutano sempre tutta l’economia. Quando si investe in questi settori, si crea lavoro diretto, ma si aiuta anche tutta la rete di piccole imprese che forniscono servizi. Più persone trovano lavoro stabile, più aumentano i consumi, dando una forte spinta in avanti a tutto il sistema economico del territorio.

Tuttavia, serve attenzione. Spinta da leggi europee sempre più dure contro i motori tradizionali, l’Italia rischia di cedere tecnologie che nel resto del mondo valgono ancora oro. La speranza è che i nuovi padroni puntino davvero a far crescere lo stabilimento di Atella. Ma non possiamo ignorare il pericolo che, una volta prese le conoscenze tecniche, la produzione venga pian piano spostata negli Emirati. L’economia reale non perdona le scelte basate sull’ideologia: mentre a Bruxelles si decide la fine del diesel, nel mercato globale questo è ancora il cuore pulsante dei mezzi tattici. Lasciar fuggire questa produzione all’estero sarebbe una grave perdita.

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