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Sánchez, il dispetto all’Italia che presenta il conto alla Spagna

Sánchez attiva i controlli sui voli dall’Italia: una ritorsione politica che rischia di danneggiare il turismo e le imprese spagnole, praticamente un autogoal.

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Pedro Sánchez ha deciso di rispondere ai controlli italiani ripristinando quelli sugli arrivi dall’Italia. Voleva probabilmente mostrare i muscoli a Roma. Il risultato rischia invece di essere assai più semplice: per ottenere qualche titolo sui giornali e qualche ora di visibilità politica, il premier spagnolo ha trasformato milioni di turisti italiani in uno strumento della sua ritorsione, mettendo a rischio interessi economici che sono innanzitutto quelli della Spagna.

I controlli sono già una realtà. Madrid li ha introdotti su voli e collegamenti provenienti dall’Italia e le prime verifiche hanno interessato già i principali aeroporti spagnoli. Non siamo quindi più nel campo delle dichiarazioni diplomatiche: chi parte dall’Italia sa oggi che arrivando in Spagna può essere sottoposto a controlli aggiuntivi.

Ed è precisamente qui che la scelta di Sánchez appare politicamente arrogante ed economicamente autolesionista.

Prima di lanciarsi nella ritorsione sarebbe infatti bastato consultare le statistiche ufficiali del suo stesso Paese. Secondo l’INE spagnolo, nel 2025 ben 5,681 milioni di turisti italiani hanno scelto la Spagna. Non si tratta di un episodio occasionale: è un flusso strutturale e crescente. Erano circa 4,9 milioni nel 2023, sono saliti a 5,4 milioni nel 2024 e hanno sfiorato 5,7 milioni nel 2025.

Il confronto con il movimento opposto è particolarmente istruttivo. I dati della Banca d’Italia indicano circa 4,1 milioni di viaggiatori spagnoli pernottanti in Italia nel 2023, 4,6 milioni nel 2024 e 4,9 milioni nel 2025. Dunque, anche utilizzando grandezze omogenee, il flusso turistico dall’Italia verso la Spagna rimane superiore a quello dalla Spagna verso l’Italia.

Solo nel 2025 la differenza è nell’ordine di 780 mila turisti: quasi il 16% in più dall’Italia verso la Spagna rispetto alla direzione opposta.

È questo il particolare che rende la rappresaglia di Sánchez quasi grottesca. Madrid pretende di “punire” Roma creando un disagio proprio a quel mercato turistico dal quale la Spagna riceve più visitatori di quanti ne invii in Italia.

E non stiamo parlando di bruscolini. Nel 2025 i turisti stranieri hanno lasciato complessivamente in Spagna 134,7 miliardi di euro. Il turismo è una componente fondamentale dell’economia iberica. Gli italiani costituiscono ormai il quarto mercato nazionale per numero di turisti diretti in Spagna. Mettere deliberatamente un ostacolo, anche soltanto psicologico e organizzativo, davanti a milioni di potenziali clienti non è difesa dell’interesse nazionale: è propaganda fatta a spese dell’economia nazionale.

Perché il turismo vive anche di percezioni. Un italiano che deve decidere dove trascorrere le vacanze dispone di decine di alternative. Se la Spagna gli comunica che, per una rappresaglia politica decisa da Sánchez, potrà essere fermato e controllato all’arrivo, può semplicemente scegliere Grecia, Croazia, Portogallo o qualsiasi altra destinazione mediterranea. Oppure, scelta persino migliore, restare in Italia.

Naturalmente oggi nessuno può quantificare quanti italiani cambieranno destinazione: affermarlo sarebbe prematuro. Ma Sánchez ha creato gratuitamente un incentivo perché ciò accada. E anche se a cambiare programma fosse soltanto una frazione dei quasi 5,7 milioni di italiani che ogni anno scelgono la Spagna, il conto finirebbe nelle casse di alberghi, ristoranti, compagnie, negozi e imprese turistiche spagnole.

La cosa ancora più paradossale è che Sánchez invoca Schengen come se Madrid ne fosse sempre stata l’irreprensibile custode. Non è così. I controlli temporanei alle frontiere interne sono previsti dalle regole europee e sono stati utilizzati ripetutamente da Francia, Germania, Austria, Danimarca, Svezia e dalla stessa Spagna. Durante il Covid sono diventati pressoché generalizzati. Madrid li ha reintrodotti anche in altre circostanze.

La questione, quindi, non è se piaccia o meno la decisione italiana. La questione è un’altra: quale interesse della Spagna viene tutelato trasformando i turisti italiani nel bersaglio di una rappresaglia?

La risposta è difficile da trovare. È molto più facile individuare l’interesse politico di Sánchez: mostrare di aver reagito, alzare il livello dello scontro e costruirsi l’immagine del leader che non cede a Roma.

Ma un Capo del governo non dovrebbe governare per la propria immagine. Dovrebbe governare nell’interesse del proprio Paese.

Sánchez ha scelto invece la visibilità della ritorsione, scaricandone il rischio economico sugli operatori spagnoli. Voleva dare una lezione all’Italia. Potrebbe aver finito per darla agli albergatori, ai ristoratori e agli imprenditori turistici di casa propria.

Roma potrà perdere qualche turista spagnolo. Madrid rischia di scoraggiare un mercato italiano più grande e che negli ultimi anni continuava a crescere.

Come strategia di difesa dell’interesse nazionale spagnolo, è difficile immaginare un boomerang costruito meglio. E come dice il famoso detto popolare: il marito per far dispetto alla moglie si tagliò…

Antonio Maria Rinaldi

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