Pedro Sánchez torna a scegliere la strada della minaccia. Il governo spagnolo ha intimato all’Italia di eliminare entro domenica i controlli rafforzati sui viaggiatori provenienti dalla Spagna, annunciando in caso contrario non meglio precisate “misure di reciprocità”. Roma, però, ha già fatto sapere che non intende modificare la propria decisione e che manterrà le verifiche almeno fino al 15 agosto. L’ultimatum di Madrid rischia così di trasformarsi nell’ennesima prova muscolare priva degli strumenti necessari per essere sostenuta.

Il contrasto nasce dalla decisione italiana di introdurre controlli temporanei, soprattutto nei confronti dei cittadini extracomunitari in arrivo per via aerea e marittima dalla Spagna, dopo la crisi migratoria esplosa a Ceuta. Il governo Meloni ha motivato la misura con esigenze di sicurezza e con il rischio di nuovi tentativi di ingresso di massa. Madrid sostiene invece che gran parte dei migranti entrati nell’enclave sia già stata ricondotta in Marocco e che, per la particolare condizione giuridica di Ceuta, quelle persone non possano comunque circolare liberamente nello spazio Schengen.

 

Sánchez può contestare politicamente la scelta italiana e può chiedere alla Commissione europea di verificarne la proporzionalità. Molto più difficile è però dare seguito alla minaccia di “ritorsioni”. Se la Spagna introducesse controlli analoghi sui cittadini italiani senza una valutazione autonoma e documentata dei rischi, finirebbe per adottare proprio quella misura che oggi definisce ingiustificata, discriminatoria e contraria allo spirito di Schengen. Madrid dovrebbe spiegare quale minaccia concreta proveniente dall’Italia renderebbe necessari quei controlli. La semplice reciprocità diplomatica non basta a trasformare una rappresaglia politica in un provvedimento giuridicamente fondato.

È questa la debolezza dell’offensiva spagnola. Sánchez ha formulato un ultimatum prima ancora di chiarire quali siano le conseguenze effettive del suo mancato rispetto. Se si limiterà a una protesta formale, mostrerà di non avere armi reali. Se invece adotterà restrizioni speculari, rischierà di smentire la propria tesi e di danneggiare cittadini, compagnie aeree, traffici commerciali e turismo spagnolo nel pieno della stagione estiva.

Il governo italiano, dal canto suo, dovrà dimostrare che i controlli siano davvero temporanei, selettivi e proporzionati. Roma non può utilizzare Schengen come un terreno di scontro politico permanente. Ma proprio la natura limitata della misura, unita alla possibilità per gli Stati di ripristinare verifiche in presenza di gravi minacce alla sicurezza o alla gestione dei flussi, restringe ulteriormente il margine di reazione di Madrid.

Sarebbero già 15 le persone provenienti dalla Spagna che non avevano diritto di entrare in Italia che sono state intercettate in aeroporto grazie alla sospensione di Schengen decisa dal governo dopo la crisi di Ceuta. A riferire questo primo risultato è stata La Verità, facendo riferimento a fermi avvenuti in cinque diversi aeroporti: Linate, Malpensa, Bologna, Torino e Orio al Serio.

Dietro lo scontro sulle frontiere emerge così un problema politico più ampio. Dopo la crisi di Ceuta, Sánchez sembra più interessato a spostare il confronto sull’Italia che a interrogarsi sulle vulnerabilità del confine esterno spagnolo e sui rapporti con il Marocco. Le parole durissime rivolte a Roma servono anche a mostrare all’opinione pubblica interna un governo capace di reagire. Ma alzare la voce è più facile che costruire una risposta credibile.

Il paradosso è evidente: Madrid accusa l’Italia di compromettere Schengen e minaccia, per ritorsione, di introdurre altri controlli all’interno dello stesso spazio europeo. Una contraddizione che indebolisce l’ultimatum prima ancora della sua scadenza. Sánchez ha messo sul tavolo la minaccia della reciprocità e quella di un’iniziativa europea, ma nessuna delle due appare decisiva: la prima potrebbe essere controproducente, la seconda richiede valutazioni e tempi che non dipendono dal governo spagnolo.

E’ stato poi il ministro per gli Affari Europei, Tommaso Foti, a ribadire che «per il governo Meloni la tutela della sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere rappresentano da sempre una priorità assoluta». «Visto quanto accaduto a Ceuta e l’elevato livello di allerta, anche in vista di un possibile nuovo assalto previsto per il prossimo 15 agosto, è doveroso mantenere alta l’attenzione e adottare tutte le misure ritenute necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini», ha proseguito Foti.

«La decisione di sospendere temporaneamente l’applicazione di Schengen con la Spagna – ha chiarito – risponde esclusivamente a valutazioni di carattere preventivo e di interesse nazionale. Si tratta di una scelta assunta in piena autonomia dal governo Meloni, sulla base delle informazioni e delle valutazioni delle autorità competenti. A conferma dell’efficacia delle misure adottate, dopo la stretta decisa dal governo sui collegamenti con la Spagna, negli aeroporti italiani sono stati fermati e respinti 15 cittadini extracomunitari privi dei requisiti necessari per fare ingresso in Italia».

Moto dura anche la risposta del capo delegzione al parlamento europeo e  presidente ad interim del gruppo del Ecr, Carlo Fidanza Esprimiamo ai cittadini di Ceuta e a tutti gli spagnoli la massima vicinanza e la massima solidarietà di fronte a un governo che con tutta evidenza rappresenta una minaccia alla loro sicurezza oltre che all’integrità dello spazio Schengen», ha detto Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI-Ecr al Parlamento europeo. «Il governo Sanchez emette comunicati minacciosi contro l’Italia, mentre dovrebbe preoccuparsi della situazione ancora fuori controllo a Ceuta e dell’allarme della Guardia Civil su una possibile nuova invasione prevista per il prossimo 15 agosto».

Roma ha dunque buone ragioni per non lasciarsi condizionare dagli ultimatum, purché continui a muoversi dentro le regole europee. Sánchez, invece, si è infilato in un vicolo stretto: o fa marcia indietro, mostrando la fragilità della minaccia, oppure la mette in pratica, rischiando di colpire gli stessi interessi spagnoli. Ancora una volta, la distanza tra la durezza delle parole e la consistenza degli strumenti a disposizione appare difficile da nascondere.