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Salvataggio in extremis nello spazio: il piano audace della NASA per ripescare il telescopio Swift
Il Sole sta trascinando il telescopio Swift verso una fine infuocata. Scopri il piano estremo e senza precedenti della NASA: una missione di salvataggio a tempo di record per afferrare il satellite prima che si schianti sulla Terra.

Il telescopio spaziale Swift, un instancabile cacciatore di esplosioni cosmiche, sta letteralmente precipitando verso la Terra. Condannato a una fine infuocata nell’atmosfera terrestre entro la fine dell’anno, il suo destino sembrava ormai segnato. Invece, con una mossa che ha sorpreso molti addetti ai lavori, la NASA ha organizzato una missione di salvataggio d’emergenza, con tempistiche e modalità che hanno dell’incredibile.
Ma facciamo un passo indietro per capire l’importanza della posta in gioco. Lanciato nel 2004, il Neil Gehrels Swift Observatory è un gioiello tecnologico progettato per studiare i lampi di raggi gamma (GRB), ovvero le esplosioni più potenti dell’universo. Costato in origine 250 milioni di dollari e progettato per durare appena due anni, Swift ha superato ogni aspettativa. In oltre due decenni ha rilevato migliaia di eventi cosmici ai confini dell’universo visibile. È proprio grazie a questo strumento se oggi abbiamo la certezza che gli elementi pesanti, come l’oro e il platino, nascono da queste catastrofiche esplosioni stellari.
La straordinaria efficacia del telescopio si basa su tre strumenti che lavorano in perfetta sinergia:
- BAT (Burst Alert Telescope): È l’avanguardia del satellite. Rileva l’esplosione e ne calcola le coordinate in circa 15 secondi, tenendo d’occhio una vastissima porzione di cielo.
- XRT (X-ray Telescope): Scatta immagini ai raggi X per localizzare con estrema precisione il punto esatto dell’evento.
- UVOT (Ultraviolet/Optical Telescope): Cattura i bagliori ottici e ultravioletti, fornendo dati per un’analisi prolungata nel tempo.
Il problema di Swift è semplice: è sprovvisto di motori. Non può correggere la propria traiettoria in modo autonomo. Negli ultimi anni, un forte aumento dell’attività solare ha fatto “gonfiare” gli strati alti dell’atmosfera terrestre. Questo fenomeno ha creato un maggiore attrito sul satellite, trascinandolo verso il basso a una velocità allarmante. Senza un intervento esterno, entro l’autunno il telescopio scenderà sotto i 300 chilometri di quota, andando incontro a uno schianto inevitabile.

Modello dello Swift
È qui che entra in gioco il piano “Swift Boost“. La NASA ha incaricato la startup Katalyst Space Technologies di costruire un veicolo di soccorso con un budget di 30 milioni di dollari. In soli nove mesi, un tempo assolutamente record per il settore, l’azienda ha completato “Link“, un rimorchiatore spaziale dotato di bracci robotici e propulsori. Il lancio è previsto a bordo di un razzo Pegasus XL.

Rimorchiatore della Katalyst
La manovra è ad altissimo rischio. Link dovrà raggiungere l’orbita di Swift, avvicinarsi e agganciare fisicamente il telescopio, un’operazione per la quale l’osservatorio non è mai stato predisposto. Dopo vent’anni nello spazio gelido, i materiali isolanti di Swift potrebbero essere fragili come il cristallo e frantumarsi al minimo contatto. Se l’aggancio avrà successo, Link spingerà l’osservatorio in un’orbita più alta e sicura, per poi sganciarsi e bruciare intenzionalmente nell’atmosfera. Un vero e proprio “sacrificio” per garantire a Swift altri cinque anni di scoperte.
L’operazione segna un potenziale punto di svolta. Stiamo assistendo al passaggio dal vecchio modello aerospaziale “usa e getta” a una nuova era basata sulla manutenzione e sul recupero. Ora non resta che sperare che il Sole non scateni tempeste improvvise prima che i soccorsi arrivino a destinazione.







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