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Salario Minimo in Spagna: l’AIReF certifica 90.000 posti di lavoro bruciati. Un avvertimento per l’Italia
Il nuovo studio dell’autorità fiscale spagnola (AIReF) rivela il lato oscuro del salario minimo garantito: fino a 90.000 posti di lavoro sfumati in un solo anno. Perché l’appiattimento degli stipendi iberici è un segnale di forte allarme per l’economia italiana.

L’aumento del Salario Minimo Interprofessionale (SMI) in Spagna rappresenta da anni la principale bandiera politica del governo di coalizione e, in particolare, della ministra del Lavoro Yolanda Díaz. Dal 2018, quando si attestava a 735 euro mensili, la busta paga minima è stata spinta artificialmente verso l’alto, puntando ai 1.221 euro previsti per il 2026. Un incremento continuo che, se da un lato ha immesso liquidità nelle tasche delle fasce deboli sostenendo la domanda interna, dall’altro presenta un conto sempre più salato per l’economia reale e la produttività aziendale.
A presentare questo conto è l’AIReF (Autoridad Independiente de Responsabilidad Fiscal), l’ente pubblico spagnolo incaricato di vigilare sulla sostenibilità delle finanze statali, che agisce in modo speculare al nostro Ufficio Parlamentare di Bilancio. In un suo recente studio, l’autorità guidata da Inés Olóndriz ha analizzato lucidamente l’impatto degli incrementi del salario minimo, giungendo a conclusioni che dovrebbero far riflettere chi, in Italia, invoca misure analoghe senza considerarne le specificità strutturali.
Secondo i dati dell’AIReF, il solo aumento del 5% applicato nel 2024 ha frenato bruscamente la creazione di occupazione, impedendo la nascita di un numero di posti di lavoro compreso tra 78.000 e 90.000, e parliamo di uno solo dei vari aumenti applicati. Nonostante l’aumento percentuale del 2024 sia stato inferiore a quello del 2023 (+8%) e a quello del 2019 (+22,3%), i suoi effetti negativi sono stati paradossalmente molto più ampi.
Come si spiega questa accelerazione dei danni collaterali? La risposta risiede nel rapido appiattimento della curva salariale:
- 2019: la paga base imposta dal governo interessava appena il 6% dei lavoratori iscritti alla previdenza sociale.
- 2024: la platea è salita al 9,2%, coinvolgendo quasi due milioni di lavoratori.
- Oggi: circa il 30% degli occupati spagnoli si trova nella fascia di reddito immediatamente superiore al salario minimo (guadagnando al massimo il 25% in più della soglia base).
L’effetto valanga è fin troppo evidente. Alzando costantemente l’asticella inferiore, si finisce per schiacciare verso il basso l’intera scala delle retribuzioni. Lo avevamo già evidenziato in passato: l’effetto di aumenti troppo repentini del salario miimo, non supportati da un reale aumento della domanda di lavoro, porta ad un appiattimento verso il basso delle reminerazioni. . Se il limite legale si avvicina troppo al reddito medio nazionale, le piccole e medie imprese – specialmente in settori a bassa marginalità come l’agricoltura – si ritrovano semplicemente fuori mercato.
Questo è un elemento cruciale che l’Italia dovrebbe tenere in seria considerazione. Fissare un salario minimo nazionale per legge, senza parametrarlo accuratamente alla produttività reale e ignorando le profonde fratture economiche tra le macro-aree del Paese, rischia di trasformarsi in un boomerang perfetto. Si migliorano le condizioni di chi ha già un impiego stabile, ma si sbarra di fatto l’ingresso ai lavoratori marginali, incentivando la fuga verso il sommerso.
Di seguito, la sintesi delle stime elaborate dall’AIReF sull’impatto occupazionale, che evidenziano una progressione preoccupante:
| Concetto | Aggiornamento (maggio 2026) |
| Aumento SMI 2019 (+22,3%) | |
| Impatto sull’occupazione | Tra -0,31 e -0,37 pp |
| Mancata creazione di posti (Regime Generale) | Tra 45.000 e 54.000 |
| Aumento SMI 2023 (+8,0%) | |
| Impatto sull’occupazione | Tra -0,32 e -0,39 pp |
| Mancata creazione di posti (Regime Generale) | Tra 50.000 e 61.000 |
| Aumento SMI 2024 (+5,0%) | |
| Impatto sull’occupazione | Tra -0,49 e -0,56 pp |
| Mancata creazione di posti (Regime Generale) | Tra 78.000 e 90.000 |
In tutto i vari aumenti del salario minimo avrebbero portato a un taglio del numero di posti di lavoro di 200 mila unità circa. Uno stipendio minimo più elevato è un vantaggio pr chi lo percepisce: chi non lo percepirà, si arrangerà.
Mentre il Ministero del Lavoro iberico valuta un’ulteriore revisione al rialzo entro sei mesi in caso di spinta inflattiva, le associazioni datoriali lanciano l’allarme sui costi di reclutamento ormai insostenibili. Persino sul fronte pensionistico, il gettito extra generato da questi aumenti viene stimato dalle autorità in un modesto +0,1% del PIL da qui al 2050: un irrilevante granello di sabbia per l’equilibrio dei conti pubblici.
Sostenere il reddito è fondamentale per non far crollare i consumi, ma quando l’ideologia legislativa scavalca le logiche della produttività, il risultato è un mercato del lavoro asfittico, ingessato e chiuso ai giovani. Il mercato del lavoro migliora, ma entrarvi diventa più difficile.






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