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Romiti nel 1996: “Rientrare nello SME con la lira a mille sul marco penalizza fortemente l’industria italiana”

Vi proponiamo alcuni estratti da un articolo di Repubblica del 1996.

All’epoca la Lira stava rivalutando e si stavano mettendo le premesse per l’ Europa di Maastricht e per l’ingresso dell’Italia nell’EURO. L’ allora Presidente della FIAT Cesare Romiti disse:

“Rientrare nello Sme con un cambio a mille lire sarebbe penalizzante, avrebbe più senso verso le mille e cinquanta che non le mille lire. Non dobbiamo puntare solo a fare una bella figura. La lira a mille sul marco penalizza fortemente l’ industria italiana”.

Insomma il recupero sul Marco avrebbe dato un colpo alle esportazioni in quanto il ‘ made in Italy’ sarebbe risultato meno competitivo all’ estero. L’ interesse del mondo delle imprese non era del tutto in linea con quello della Banca d’ Italia e del governo.

In realta’ vi fu un dibattito all’epoca: traspare poco sui media, ma qualcosa traspare cercando articoli in rete dell’epoca. Dal mondo industriale Italiano si levarono critiche al cambio di 990 lire su Marco per le ragioni citate. La Germania fu inflessibile sulla questione. Alla fine in Italia la Politica prevalse sulla Confindustria, mentre in Germania ovviamente la Confindustria fa la politica del paese da decenni. Il resto della storia la conosciamo tutti.

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Repubblica: ROMITI: LA LIRA E’ TROPPO FORTE

La lira fa faville e l’ Europa di Maastricht sembra più vicina, ma la corsa al rialzo accesa dalla formazione del nuovo governo non soddisfa tutti. A far conoscere quelle che possono essere le controindicazioni di una lira più forte è Cesare Romiti, che mugugna e avverte: un cambio nei confronti del marco a mille lire rischia di penalizzare l’ industria e quindi sarebbe meglio contenere il recupero. Una secchiata di acqua gelida su chi ha sempre considerato quota mille l’ obiettivo da raggiungere per non essere tagliati fuori dalla moneta unica che il presidente della Fiat, a Cernobbio per una riunione dell’ Aspen Institute, ha spiegato così: “Rientrare nello Sme con un cambio a mille lire sarebbe penalizzante, avrebbe più senso verso le mille e cinquanta che non le mille lire. Non dobbiamo puntare solo a fare una bella figura. La lira a mille sul marco penalizza fortemente l’ industria italiana”. Insomma il recupero sul marco darebbe un colpo alle esportazioni in quanto il ‘ made in Italy’ risulterebbe meno competitivo all’ estero. L’ interesse del mondo delle imprese, quindi, sembra divergere da quello della Banca d’ Italia e del governo. Gli uomini del governatore sono tutti schierati a sostegno della lira (ed è questo uno dei motivi per cui la leva del tasso di sconto resta ferma) mentre il neopresidente del Consiglio dovrà essere attento a evitare scelte che accendano l’ inflazione. Insomma banca centrale e nuovo governo si muovono nella stessa direzione nel tentativo di mantenere l’ Italia agganciata all’ Europa e riportare la lira nello Sme. Al mondo dell’ industria, invece, sta a cuore soprattutto la competitività e la redditività delle imprese. Anche a costo di una lira meno forte e, come sostiene qualcuno, di un’ inflazione più alta. E proprio su questa politica che il sindacato punta l’ indice come dimostra il duro attacco che Sergio Cofferati, segretario della Cgil, ha fatto ieri al mondo della produzione: “L’ inflazione cresce per colpa delle imprese che continuano ad aumentare i prezzi”. Aggiungendo, rivolto ai giornalisti convenuti a Tivoli per un seminario sullo stato sociale: “Se volete un titolo scrivete pure che la colpa è di Confindustria”. Cofferati, al di là delle scelte di governo, punta a un rallentamento immediato dei prezzi e spiega: “In condizioni di cambio e di salario stabili, se l’ inflazione aumenta è per esclusiva responsabilità dei prezzi. Il ruolo che compete alle imprese su questo punto è rilevantissimo e quindi devono fare quello che non hanno fatto fino ad oggi, se vogliono rilanciare l’ economia, invece di perseguire l’ obbiettivo del singolo profitto a breve”. Sul fronte opposto Innocenzo Cipolletta, direttore generale della Confindustria che se la prende con chi ipotizza aumenti d’ imposte e con la Banca d’ Italia che non riduce il tasso di sconto. “L’ inflazione sta scendendo ma rischia di risalire nei prossimi mesi”, ha spiegato a un convegno della Cassa di Risparmio di Firenze sottolineando come “si sia persa l’ occasione per ridurre i tassi nel momento in cui scendeva l’ inflazione”. Il direttore di Confindustria ha quindi spiegato che, a suo avviso, sul rialzo dell’ inflazione potrebbe influire l’ eventuale aumento delle tasse. “Lo Stato – ha aggiunto – impone ai cittadini servizi minori rispetto a quelli che vengono pagati attraverso le tasse, innescando un processo inflazionistico”. Proprio ieri la banca d’ affari statunitense Morgan Stanley ha ipotizzato in un suo rapporto sull’ Italia un intervento sui conti pubblici di 35 mila miliardi (12 mila con la manovrina e 23 mila con la prossima finanziaria) di cui 18 mila agendo sulla leva fiscale

 

By GPG Imperatrice

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