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Ritiro USA e caos in Germania: Berlino stretta fra disarmo della SPD e corsa militare di Merz
Il ritiro di 5.000 soldati USA dalla Germania deciso da Trump manda in tilt Berlino: l’SPD sogna il disarmo, mentre il Cancelliere Merz è in trappola tra l’urgenza del riarmo, il deficit e la crisi energetica.

Il recente annuncio del ritiro di circa 5.000 soldati americani dalla Germania, voluto dall’amministrazione Trump e formalizzato dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha fatto suonare più di un campanello d’allarme a Berlino. Si tratta di circa un sesto dell’intero contingente USA stazionato in territorio tedesco: un segnale politico inequivocabile che sta scuotendo dalle fondamenta l’establishment teutonico, costringendolo a fare i conti con la propria dipendenza strategica.
Le reazioni: tra illusioni pacifiste e realismo crudo
Di fronte al progressivo disimpegno americano, la politica tedesca si spacca e mostra tutte le sue storiche contraddizioni. Da un lato, abbiamo le posizioni a dir poco naïf dell’ex capogruppo parlamentare dell’SPD, Rolf Mützenich. La sua ricetta? Rispondere alla riduzione della presenza militare statunitense avviando colloqui sul disarmo con la Russia. In un’intervista alla Süddeutsche Zeitung, Mützenich ha suggerito di insistere sul ritiro dei missili russi a medio raggio dalla Bielorussia e da Kaliningrad, convinto che l’Europa possa magicamente riacquistare il suo ruolo storico attraverso “un’abile diplomazia”.
Dall’altro lato, c’è chi mastica la dura realtà. L’esperto di sicurezza Nico Lange ha subito gettato acqua sul fuoco delle illusioni socialdemocratiche, ricordando un fatto noto dal 2018: i missili russi Iskander a Kaliningrad sono operativi e rappresentano una minaccia tangibile. Se viene a mancare l’ombrello protettivo dei missili americani, il divario di deterrenza diventa incolmabile. Le opzioni rimaste sul tavolo sono poche: o armi tedesche ed europee, o sistemi a lungo raggio totalmente indipendenti da Washington. Senza una vera deterrenza convenzionale, l’Europa si consegna semplicemente al ricatto di Mosca.
Il dilemma economico e strategico del Cancelliere Merz
In questo marasma entra in gioco il Cancelliere Friedrich Merz. Il leader della CDU si è affrettato a ribadire che gli Stati Uniti restano il principale alleato della Germania, cercando di rassicurare l’opinione pubblica. Tuttavia, Merz si trova attualmente schiacciato in una morsa politica ed economica senza precedenti:
- La promessa (costosa) del riarmo: Il Cancelliere ha solennemente promesso di costruire il più grande esercito convenzionale d’Europa.
- La trappola dei conti pubblici: Come si finanzia un riarmo massiccio mantenendo intatto il feticcio del freno al debito (Schuldenbremse)?
- L’economia reale in sofferenza: Cercare di limitare il deficit statale mentre si combatte l’inflazione, in un momento in cui i prezzi dell’energia volano alle stelle e strangolano l’industria tedesca, è una missione impossibile.
La Germania vorrebbe essere una superpotenza militare autonoma per compensare l’abbandono americano, ma pretende di farlo alla proprie condizioni, decise quando il gas costava relativamente poco, senza tener conto che, in questo momento, l’industriaè azzoppata dal caro-energia. Merz continua a spingere, teoricamente, verso il riarmo, ma il costo rischia di essere altissimo e di alimentare un’inflazione pericolosa in questo momento, anche perché destinata a una produzione che non genera un vero valore aggiunto. Il tutto in un momento in cui il governo chiede ai cittadini di sacrificare una parte dello stato sociale.
Negli scorsi giorni un sondaggio INSA dava la CDU in caduta libera al 24%, contro il 29% delle precedenti elezioni, e l’opposizione sovranista di AfD al 28%. Questo è il risultato di un governo tedesco confuso e che, di fronte ad emergenze interne ed esterne, non sa cosa fare.







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