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REPETITA NON IUVANT

 

Uno può anche giustamente vergognarsi di scrivere per l’ennesima volta la stessa cosa: ma che cosa fare, se in tanti continuano a dire le stesse cose prive di senso?

In questi giorni abbiamo saputo che il nostro pil, invece di avere lo sperato aumento dello 0,8%, ha avuto una diminuzione dello 0,2%, prolungando una stagnazione che sembra durare da tempo immemorabile. E a questo punto tutti – da Mario Draghi in giù, incluso un giornalista straniero come Alan Friedman – si sono messi a ripetere che nessuno vive un’epoca d’oro ma i Paesi che hanno fatto le necessarie riforme – persino la sfortunata Grecia – sono in via di più o meno pronunciata ripresa, mentre l’Italia è il fanalino di coda. Ci hanno ricordato che la soluzione non è la flessibilità della spesa (traduzione, permesso di fare ulteriori debiti) e che questo Paese ha piuttosto bisogno di una giustizia certa e veloce, di un mercato del lavoro meno ingessato, di una burocrazia meno paralizzante, di un fisco meno opprimente. Insomma la solita lista della spesa, come se non la conoscessimo a memoria. E perché queste dichiarazioni possono essere considerate insensate? Non certo per il loro contenuto: per il loro destinatario. Se un uomo, oltre ad essere diabetico e cardiopatico, si ubriaca tutti i giorni, è obeso, fuma come un comignolo e non fa moto, è inutile chiedersi di che cosa avrebbe bisogno. L’unica domanda da porsi è: è disposto ad ascoltare i consigli? E li applicherà, in concreto? Perché se la risposta è no, meglio risparmiare i soldi del medico. Meglio non ripetere cose prive di efficacia reale. Meglio chiedersi che cosa fare non appena a quel tale verrà il coccolone che s’è cercato.

Tutti ripetono al Primo Ministro Renzi che il Paese, prima che delle riforme istituzionali, ha bisogno delle riforme “strutturali”. E dovrebbe farle, a costo di giocarsi il consenso, a costo di farsi dei nemici, a costo di sbattere contro un muro. Bella retorica guerresca. Ma il realismo impone un’altra domanda: quale che sia l’impegno di Renzi, c’è modo di ottenerle, quelle riforme? Infatti non è che se le possa votare da sé. Non solo per farle non basta il suo partito, ma questo stesso partito è diviso, al riguardo. E non lo sosterrebbe. Figurarsi gli altri. L’amore del contrasto fazioso che si è visto in occasione della riforma del Senato diverrebbe passione divorante nel momento in cui si volessero liberalizzare i licenziamenti, imbrigliare il complesso di onnipotenza dei magistrati, ridurre i finanziamenti statali per abbassare la pressione fiscale e il resto. A quel punto i parlamentari insorgerebbero come un sol uomo, sapendo perfettamente che più alto fosse il loro grido, più loro sarebbero apprezzati dagli elettori. E poi potrebbero passare all’incasso se si andasse a nuove elezioni. L’ingenuo potrebbe chiedere: ma quei parlamentari non si rendono conto che così facendo danneggiano la Patria? Sono talmente sciocchi, talmente egoisti, talmente immorali? Risposta: sì.

Quello che qui si scrive ha, agli occhi di molti, qualcosa di indecente. “Ma a sentire te non abbiamo speranza! Ma a sentire te dovremmo suicidarci! Ma a sentire te tutti gli altri sono imbecilli e soltanto tu hai ragione!” Come se il problema fosse questo, se qualcuno ha ragione o torto. La domanda è invece: “È la verità?”

Matteo Renzi è uno straordinario comunicatore. È capace di vendere frigoriferi al polo e termosifoni nel Congo. È capace di promettere la Luna e d’indurre tutti a sperare. Dà per fatte ( “Abbiamo ridotto la pressione fiscale!”) cose che non soltanto non ha fatte, ma non potrà nemmeno fare. Ma ciò non significa che la realtà cambierà per fargli piacere. O per far piacere a noi.

Mario Draghi ha in qualche modo accennato al fatto che, se l’Italia non è capace di attuare le grandi riforme strutturali di cui ha bisogno, l’Unione Europea dovrebbe imporgliele. È un modo di riconoscere che il cardiopatico diabetico potrà essere indotto a più miti consigli soltanto se lo si ricovera in Trattamento Sanitario Obbligatorio, se cioè lo si tratta come un pazzo. Se gli si impedisce di mangiare, di ubriacarsi, e nel frattempo gli si inietta insulina e magari lo si opera al cuore. Purtroppo nella realtà l’obeso è uno Stato sovrano che ha anche il diritto di suicidarsi. Ecco perché, partendo dall’alto, Mario Draghi, il presidente Napolitano, Matteo Renzi, i giornalisti italiani e stranieri, e gli stessi italiani è bene che si rassegnino. O l’Italia continuerà a vivacchiare, o sarà posta in TSO o infine le verrà il coccolone e smetterà di rimpinzarsi e di ubriacarsi perché non avrà la forza di alzarsi dal letto.

L’Italia uscirà dalla crisi, una volta o l’altra, come no. Ma non per sua volontà.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

8 agosto 2014

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