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Renzi sempre più alla deriva: Minniti supportato dai servizi segreti a difesa dell’interesse nazionale. Ora è ufficiale, “Rischio destabilizzazione”

La fronda a difesa dei sacrosanti interessi nazionali – se ancora ce ne sono – ogni giorno si ingrossa: ieri il Senatore Esposito ha rilasciato un’interessante intervista al Mattino di Napoli dove ha specificato come membro anziano del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) che l’Italia corre seri “rischi di destabilizzazione” per i fatti in Libya. Questo è gravissimo, anche perchè ad esprimersi è una emanazione diretta dei servizi segreti nazionali sempre molto reputati in nordafrica, anche dagli omologhi stranieri. Segue l’intervista in calce.

Faccio presente che “rischi  di destabilizzazione” detto da un esperto di servizi, membro anziano del COPASIR da ben nove anni, porta alla mente episodi bui del passato, addirittura scenari tragici (rischio attentati?). Ossia, se è vero quanto riportato dal Mattino – e non abbiamo nessun argomento per dubitarlo – non è più il momento di restare inermi, il rischio è altissimo.

Tale esternazione segue i commenti di fuoco sull’EUropa da parte del ministro Minniti degli scorsi giorni; ministro che – notate bene – è da considerarsi un tecnico cresciuto all’ombra dei servizi segreti nazionali più che un politico. In parallelo, come avete letto, anche i militari si sono parimenti allineati sulle stesse posizioni, che sembrano vieppiù in contrapposizione contro lo schema voluto da Renzi, facendo supporre l’esistenza di un accordo occulto con Angela Merkel per tenere i migranti in Italia a fronte di una moratoria sulla richiesta di rientro del debito durante il governo renziano (…). Evidentemente questo non va più bene nemmeno allo stesso partito di Renzi, ricordando che Esposito è in quota Udc mentre Minniti resta un tecnico prestato alla politica, sebbene in quota sinistra ma allineato al fronte più lontano da quello dell’ex sindaco fiorentino (i militari come l’ammiraglio Picchio possono invece essere semplicisticamente considerati espressione della destra). Ossia, fatta esclusione per il M5S – che in ogni caso già si è schierato in modo chiaro a favore degli interessi del paese per limitare i danni provocari da un eccesso incontrollato di migranti – si sta creando un asse trasversale molto interessante, foriero di collaborazioni future in un ambito di interesse generale e non particolare (…).

Il flusso di migranti incontrollato va fermato. Punto.

«Il fenomeno migratorio mi sembra riproporre vecchi schemi già visti, alcuni Stati europei congiurano contro l’Italia per salvaguardare i propri interessi economici. Un flusso verso il nostro Paese che l’Europa sembra favorire invece di scoraggiare come se esistesse un piano per far sbarcare i migranti in Italia e poi lasciarli da noi non accettandone un’equa ripartizione». Giuseppe Esposito, senatore dell’Udc, è da nove anni vicepresidente del Copasir, il comitato per la sicurezza della Repubblica che ha il compito di collegamento tra i Servizi segreti e la politica.

Sta dicendo che la “bomba” migratoria è quindi un mezzo per destabilizzare anche politicamente l’Italia?

«Non è possibile escluderlo, al momento la solidarietà verso il nostro Paese è stata espressa soltanto a parole e non attraverso azioni concrete. Purtroppo la storia recente ci ha già detto che sono state poste in essere manovre scorrette per indebolirci».

A cosa si riferisce in particolare?

«Appena sei anni fa siamo stati messi in un angolo da Francia e Inghilterra che decisero per un intervento militare in Libia per destituire Gheddafi. Il flusso di migranti nel Mediterraneo nasce da quella decisione. Una mossa che creò enormi difficoltà sia all’Italia che alla Turchia. Poi, dopo qualche anno, attraverso alcuni leaks abbiamo scoperto i reali motivi di quel gesto che secondo l’intelligence americana era di natura economica e di ostilità al nostro Paese. In particolare nelle mail inviate all’allora segretario di Stato americano, Hillary Clinton, veniva spiegato che la Francia aveva interesse ad eliminare Gheddafi perché l’Italia era riuscita a diventare un partner strategico del governo libico. Anche allora, senza conoscere questi retroscena, in Parlamento votai contro ad un intervento militare che destabilizzò tutta quell’area del mondo con le primavere arabe e poi costrinse Berlusconi a cedere il passo al governo tecnico di Mario Monti».

Teme che anche adesso ci siano dei piani stranieri per destabilizzare l’attuale esecutivo?

«Se le navi europee portano i migranti solo in Italia non c’è altra spiegazione che da parte di altri Stati ci sia l’interesse di mettere in difficoltà il nostro Paese soprattutto sul sistema di accoglienza che abbiamo costruito in questi anni. Un sistema che ha consentito anche all’intelligence di svolgere il proprio lavoro con cura, ma è evidente che se i ritmi degli sbarchi resteranno quelli di questi ultimi giorni diventerà molto difficile effettuare controlli seri delle persone che sbarcano nei nostri porti».

Eppure l’antiterrorismo dovrebbe essere un problema europeo.

«Appunto, da anni stiamo facendo una battaglia sulla creazione di un’intelligence europea o almeno di una camera di compensazione tra i vari Servizi di sicurezza per condividere le informazioni. Però osservando le nuove rotte migratorie c’è qualcosa che non torna, come se tutto questo peso dovesse essere scaricato esclusivamente sull’Italia».

Esposito, vice del comitato di controllo sui servizi segreti: temo manovre destabilizzanti

In particolare quali rotte destano sospetti?

«Mi sembra assurdo che l’Ue abbia stanziato quasi 6 miliardi alla Turchia per chiudere la rotta balcanica che interessa più da vicino i Paesi del centro e del nord Europa, invece per il traffico di migranti abbia investito appena qualche milione di euro. Tra l’altro attualmente la Turchia è diventato uno snodo cruciale che ha impatto anche sui flussi che arrivano da noi perché dall’Est asiatico, in particolare da Bangladesh e Pakistan, ci sono migliaia di persone che arrivano in aereo a Istanbul e poi da lì, sempre in volo, giungono in Libia e Tunisia dove poi prendono i barconi».

Sul fronte del terrorismo invece cosa dobbiamo concretamente temere?

«Fino ad oggi la nostra intelligence ha svolto un grande lavoro. Sono preoccupato però quando la politica per raccattare qualche misero voto mostra comportamenti non lineari anche da parte di membri del governo. La sicurezza ha bisogno di politiche di lungo corso che non possono procedere secondo logiche di stop and go o inseguendo le emergenze del momento come purtroppo sembra avvenire in questi giorni».

Il Mattino, 3 Luglio 2017

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