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Renzi prima di rottamare il Fiscal Compact rottama i tuoi “economisti”

Il giro di valzer  di 180 gradi dell’ex premier Renzi, nonché attuale segretario del PD, in merito a molte questioni che hanno caratterizzato fino ad ora sia la linea politica del suo partito e quella del suo governo, lasciano molta perplessità anche da parte di chi è rimasto come suo sostenitore.

In particolare il voltafaccia di Renzi riguardo al Fiscal Compact, cioè il “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione europea e monetaria” approvato il 2 marzo 2012 e entrato in vigore il 1 gennaio 2013 sotto il governo Monti, ha lasciato letteralmente basiti tutti coloro i quali avevano da più parti gridato allo scandalo sin dai tempi della ratifica. Per la cronaca il Fiscal Compact imponeva, in evoluzione ai parametri di Maastricht, il rientro ventennale dell’eccedenza del rapporto debito/PIL eccedente il 60%  e la massima tolleranza allo 0,5% di deficit/PIL rispetto al precedente 3% e la “raccomandazione” dell’introduzione del principio del pareggio di bilancio nel dettame Costituzionale, prontamente da solo noi recepita con la modifica dell’art.81. Ora Renzi, fulminato sulla via di Damasco, vuole rottamare il Fiscal Compact e “ritornare” ai vincoli previsti da Maastricht (3% deficit/PIL) per poter “diminuire la pressione fiscale”.

La domanda spontanea è perché solo ora si accorge che il Fiscal Compact è inapplicabile non solo dal nostro Paese, ma ormai da tutti i membri dell’eurozona a meno di assistere all’eutanasia dell’economia e dell’ordine sociale dell’intero Continente con ripercussioni planetarie? Dove era Renzi e il suo PD quando Monti si autolodava nell’aver sottoscritto un Trattato invece capestro che avrebbe esposto come mai l’Italia al continuo ricatto da parte delle istituzioni europee ormai germanizzate?

Perché il problema ora è molto più complesso. Se si “ritornasse” a Maastricht, così come auspicato da Renzi, il primo effetto sarebbe quello di vedere ancora di più aumentare il debito in quanto il “conto” per arrivare al 3%, dall’attuale 2,1/2,2% di deficit, verrebbe inevitabilmente finanziato con emissione di titoli (leggasi aumento stock del debito pubblico) e siccome è difficile avere la botte piena e la moglie ubriaca, la diminuzione della pressione fiscale, grazie all’aumento del deficit, sarebbe valutata dai censori europei come un incremento ingiustificato del rapporto debito pubblico/PIL.

Renzi non si rende conto che se si aumenta il deficit si aumenta in modo esponenziale il debito e se questo è gestibile in regime di piena Sovranità monetaria non è possibile in un accordo monetario come l’euro perchè porterebbe inevitabilmente a fornire un’ulteriore elemento fortissimo di condizionamento e di ricatto da parte delle istituzioni europee che non chiederebbero di meglio che metterci ancora di più sotto schiaffo?

Ma se queste considerazioni vengono da un segretario di partito completamente a digiuno di economia, dove erano e dove sono gli “economisti” dell’enturage del ragazzo di Rignano, pronti a giustificare qualsiasi cosa pur di aggraziarsi il proprio anfitrione e garantirsi un posticino sui giornali e in televisione con comparsate al limite del ridicolo? Questi soggetti da Circo Equestre, su quali testi di economia hanno studiato per sostenere gli esami e quali sono i professori che si sono prestati ad apporre un misero 18 sui loro libretti universitari visto le castronerie economiche che elargiscono a destra e manca con arroganza e maleducazione?

Perché non dicono chiaro e tondo  a Renzi che aumentare il debito in un accordo di cambi fissi come l’euro significa inevitabilmente fare la fine dell’Argentina che a cavallo degli anni 2000 si legò in modo sciagurato al dollaro statunitense facendo la fine che conosciamo benissimo? Non si tratta pertanto di ritornare a Maastricht, ma di abolire Maastricht e riprendersi la piena Sovranità monetaria e tutti gli strumenti di politica economica idonei al nostro Sistema Paese e non quello imposti da Bruxelles.

Solo con il ritorno alla nostra moneta potremmo permetterci di avere deficit che consentano politiche economiche espansive e che perseguano la piena occupazione e non la stabilità dei prezzi e il pareggio di bilancio come previsto dai dogmi dell’ortodossia economica tedesca. Se non si ha ora il coraggio di ammetterlo è inutile prodigarsi in proclami per tentare di salvare il salvabile di un partito ormai in affanno e destinato a pesanti sconfitte elettorali.

Di danni enormi ne sono stati fatti, ma continuare a farne ancora di più grandi… perciò Matteo prima di rottamare il Fiscal Compact rottama i tuoi economisti che un posto da cameriere a Londra in uno Starbucks o in una birreria di Berlino con contratto da mini-job alla fine lo trovano di sicuro!

Antonio M. Rinaldi

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