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RENZI: IL GOVERNO DEI PRINCIPIANTI IMPROVVISATORI ALLO SBARAGLIO. (di A.M. Rinaldi)

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Dalla caduta dell’Impero Romano ad oggi gli “italici” hanno subito nei secoli ogni tipo di vessazione e di malgoverno a causa di despoti o più semplicemente di personaggi che hanno fatto più gli interessi delle loro tasche che quelle dei propri cittadini (sudditi).

“Francia e Spagna basta che si magna” è stato uno dei più classici “leitmotiv” che hanno accompagnato la travagliata Storia degli italiani rassegnati, ma non tanto per le colpe dovute dall’incapacità del Signorotto di turno di governare il proprio fazzoletto di terra, quanto per la bramosia di conquistare anche quello della collina di fronte del rivale antagonista, con l’esclusivo fine di poter aumentare i suoi possedimenti personali. Inutile ricordare che sia i francesi che gli spagnoli accorrevano sempre con estremo piacere in loro “soccorso” perché poi alla fine si “pappavano” entrambi!

Oggi invece le attuali generazioni hanno di fronte una nuova tipologia di governanti dopo che, i nostri Padri e i Padri dei nostri Padri, le avevano sperimentate veramente tutte: quella dei principianti improvvisatori allo sbaraglio! Mai nell’Italia dei Comuni, degli statarelli, del Regno ed infine della Repubblica vi è stato un concentrato di personaggi alla guida di un governo senza le più che minime esperienze e con una vocazione all’improvvisazione come nessuno era riuscito a compiere neanche nei paesi che a tutt’oggi consideriamo (forse a torto) del Terzo Mondo.

Non voglio entrare nei particolari di ciascun membro dell’attuale governo perché sarebbero necessari fiumi d’inchiostro per descrivere il “vuoto pneumatico” rappresentato dall’assenza assoluta di competenze e di reali proposte per risollevare il Paese dalla crisi economica, per certi aspetti ancora più devastante di quella del’29, ma mi limiterò a due semplici osservazioni.

La prima è che ribadisco ancora per una volta le mie personali scuse pubbliche a Stefano Fassina, perché in passato l’ho sempre fortemente criticato per le sue posizioni non coerenti con gli studi in economia che aveva effettuato. Sì, perché Fassina l’economia con la E maiuscola l’ha studiata e la conosce anche molto bene, e la prova di ciò l’ha dimostrata quando si è svincolato dalle “direttive” politiche del sue partito. Sentirlo parlare ora è un piacere e non vi nascondo che non posso fare a meno di applaudirlo convinto in ogni occasione pubblica. Tutto questo solamente per ribadire che invece ora il suo ruolo di “referente economico” dello stesso partito è ricoperto da personaggi che professano il “nulla” e francamente rimpiango lo stesso Fassina perché prima il confronto era su opposti fronti ma almeno era “paritetico”!

La seconda invece è per commentare le “sparate” di Renzi sulle prossime riduzioni fiscali di cui i cittadini e imprese italiane dovrebbero beneficiare a breve. Cito Renzi perché con lui è sempre più attuale il detto che il “pesce puzza dalla testa” e sentire il capo del governo del mio Paese propinare un concentrato di promesse irrealizzabili è quanto mai desolante ed irritante.

Ogni virgola di quello che ha dichiarato in merito alla riduzione fiscale è irrealizzabile nell’attuale “gabbia” dei vincoli europei e la cosa ancora peggiore è che è stata palesemente frutto di una improvvisazione non concordata con i Ministri competenti (nel senso di competenza di dicastero non di esperienza!) ne tantomeno verificata tecnicamente se sostenibile. Non posso promettere di regalare la Ferrari a mio figlio se si comporta bene quando a malapena ho i denari per fare la spesa!

L’esperto improvvisatore allo sbaraglio neanche si è accorto che per poter poi realmente realizzare questo corposo taglio di tasse l’unico modo sarebbe quello di riprenderci la sovranità monetaria e con essa autonome politiche economiche abbandonando quelle che ci inviano via fax da Berlino e Francoforte!

A Renzi e ai suoi “referenti economici” forse sfugge anche che il nostro Paese sarà chiamato dal 2017 ad ottemperare quanto disposto dal Fiscal Compact: pareggio di bilancio strutturale (per noi tollerato al 0,5% di deficit, ma cambia poco!) e riduzione pianificata di un ventesimo all’anno sull’eccedenza di debito pubblico rispetto al dettame fissato già ai tempi di Maastricht del 60% sul PIL. Numeri da lacrime e sangue.

Senza contare poi le ultime analisi dell’OCSE che, includendo i rischi generati dai derivati posti in essere da Ciampi e Prodi ai tempi “dell’Euro o morte” e dagli impegni pensionistici, indicano il rapporto debito/PIL al 156% invece di quello ufficiale del 133%. In soldoni l’organizzazione internazionale valuta il debito pubblico italiano 210 Mld in più di quello dichiarato dal governo.

In tutto questo “roseo” scenario il “nostro” capo di governo se ne esce con un taglio da 50 Mld di tasse? Basterebbe un pallottoliere per ridergli in faccia, peccato solamente che riguarda il futuro del mio Paese e quello dei miei figli.

Buffoni improvvisatori, nessuno escluso!

 

Antonio M. Rinaldi

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