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RENZI E ANDERSEN

 

 

Una delle favole più giustamente famose di Hans Christian Andersen è quella degli abiti nuovi dell’imperatore. A volte, quando la suggestione collettiva sembra incontestabile, è necessaria la mancanza di pregiudizi di un bimbo per affermare che “Il re è nudo”. Gli adulti infatti si chiedono se per caso non siano incapaci di vederli, quegli abiti. E pensano anche che sia pericoloso trattare da dementi tutti quelli che sono d’accordo con le “verità ufficiali”. Chi, pur vedendolo chiaramente, avrebbe osato dire in Russia che Stalin era un bieco tiranno sanguinario?

In Italia siamo da decenni in democrazia, e non che avere paura di chi è al potere, abbiamo preso la buona abitudine di dirne peste e corna. Ciò non impedisce che nelle convinzioni correnti prosperino degli “idola”, spesso alimentati dal “credunt quod cupiunt”, divenuto in questa epoca che si crede anglofona, “wishful thinking”. Su questa base prospera Matteo Renzi, semplicemente perché è giovane, simpatico e parla in modo comprensibile. L’Italia intera lo vede come il protagonista del film: Davide è minuscolo rispetto a Golia, ma chi ci dice che non riuscirà a compiere l’impresa che non è riuscita a nessuno? E poi, se ci priviamo della speranza, che cosa ci rimane, il suicidio? L’Italia dovrà pure uscire da questa dannata crisi, perché non avere fiducia in uno che almeno ci sta provando, a salvarci? Un’eterna litania.

Ed è allora che uno si ricorda di Andersen. Non val la pena di gridare sui tetti la propria diffidenza, ma  per mantenere la propria salute mentale è utile ripetersi ogni tanto: “Dicano quello che vogliono, il re è nudo”.

Renzi è politicamente ed economicamente incredibile. È colui che ha cominciato col promettere una riforma epocale al mese, nei primi quattro mesi del suo regno. È quello che, senza avere la copertura finanziaria, ha voluto dare ottanta euro ad una parte degli italiani, dimenticando i pensionati e quelli più poveri degli stessi beneficiari. Poi ha cercato di coprire questa spesa – finché Cottarelli e le autorità finanziarie non lo hanno platealmente sconfessato – con i “futuri” e “sperati” fondi derivanti dall’applicazione della spending review, che non soltanto sono aleatori come sussistenza e data di disponibilità, ma sono già destinati istituzionalmente alla diminuzione della pressione fiscale. E questa famosa regalia degli ottanta euro l’ha anche coperta con “clausola di salvaguardia”: traduzione, se non si realizzano tagli di spesa, si sopperirà con aumenti delle imposte. E dopo tutto questo Renzi si vanta di “avere abbassato le tasse”.

Il governo ha proclamato che quella regalia sarebbe servita a rilanciare l’economia e le statistiche finanziarie – come era ovvio che avvenisse – lo hanno platealmente smentito. Un secchio d’acqua non rende fertile il Sahara. Le stesse riforme di cui tanto ci si vanta sono ininfluenti sulla realtà nazionale: influenti sarebbero state le riforme sul lavoro, sulla giustizia e sulla Pubblica Amministrazione. Quanto a quella del Senato, di cui si parla come di cosa fatta, abbisogna di almeno quattro passaggi (due per ogni ramo del Parlamento) che possono divenire molti di più se una Camera riesce a modificare una virgola del testo. In quel caso, in uno qualunque dei quattro passaggi (anche l’ultimo)  si rimette il contatore a zero e si riparte da capo.

Ulteriore elemento di fastidio, la costante vanteria sul 42% di voti ottenuti alle ultime europee. In primo luogo, per quelle elezioni gli italiani è come giocassero a poker con i fagioli piuttosto che con soldi veri. In secondo luogo, essendo Berlusconi in perdita di velocità, in quei giorni, tutti hanno avuto la sensazione di dover scegliere fra Grillo e Renzi. Dunque, per quanto riguarda il consenso, bisognerà vedere che cosa ne rimarrà quando si tratterà di elezioni importanti e quando anche i più suggestionabili saranno stanchi di essere rintronati da promesse non realizzate.

Non si butta la croce su Renzi. L’abbiamo ripetuto decine di volte, molto prima che della cosa s’accorgesse anche Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera: non soltanto le riforme importanti, in un Paese rissoso come il nostro, sono difficilissime, ma al dunque gli italiani neanche le vogliono. Tutti protestano ma, non appena di parla di una modificazione in concreto, si alzano muri da tutte le parti. Dunque non si imputa a Renzi la colpa di non aver fatto nulla di concreto, è probabile che nessuno avrebbe potuto far di più o di meglio. Ma questo insistito bagno di ottimismo, questi peana di immaginarie vittorie, questo diluvio di promesse sono francamente stucchevoli come le lodi dell’abito nuovo dell’imperatore. Somigliano alla realtà parallela dei paranoici.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

12 agosto 2014

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