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Regno Unito: Wes Streeting sbatte la porta. La caduta di Starmer e il rebus della successione
Terremoto a Downing Street: Wes Streeting si dimette e accusa Starmer di “vuoto di visione”. Ecco chi sono i favoriti per la successione nel Partito Laburista.

Non è durata che sedici minuti l’ultima conversazione tra Wes Streeting e Sir Keir Starmer. Tanto è bastato all’ormai ex Segretario alla Salute per rassegnare le dimissioni, lasciando il numero 10 di Downing Street con una lettera che ha il sapore di un manifesto per la prossima leadership. Ricordiamo che Streeting è uno dei principali leader dell’ala moderata dei Laburisti che, fino a ieri, appoggiava Starmer.
La “guerra civile” interna ai Laburisti, latente da mesi dopo i disastrosi risultati delle elezioni locali, è ora ufficialmente esplosa. Streeting non ha solo lasciato l’incarico: ha accusato il Primo Ministro di aver creato un “vuoto di visione” e di aver trasformato il governo in una nave alla deriva. Ma Starmer non vuole lasciare e invece vuole restare a ogni prezzo.
Le ragioni della rottura: tra etica e Realpolitik
Nella sua lettera di dimissioni, Streeting ha puntato il dito contro scelte politiche che hanno alienato l’elettorato tradizionale. Non si tratta solo di “stile”, ma di una serie di carattere sociale ed economico che sono state molto mal digerite dalla pubblica opnione e che, soprattutto, sembravano andare contro gli interessi della classe media e operaia. Ad esempio:
- Tagli al sussidio per il riscaldamento (Winter Fuel Allowance): Una misura che ha colpito le fasce deboli, percepita come un tradimento dei valori laburisti.
- La retorica sull’immigrazione: Il discusso discorso sulla “Island of Strangers” (isola di stranieri) che ha confuso l’identità del partito. La classe operaia si è sentita messa da parte.
- Gestione interna: L’accusa a Starmer di non assumersi mai le responsabilità, preferendo far “cadere sulla spada” i propri collaboratori (come nel caso del siluramento di Sir Olly Robbins). Un atteggiamento che sa ben poco da leader, e molto da scaricabarile.
Ironia della sorte, le dimissioni arrivano proprio mentre i dati del Sistema Sanitario Nazionale (NHS) mostrano i primi segnali di ripresa, con le liste d’attesa scese di oltre 300.000 unità nell’ultimo anno. Un successo che Streeting rivendica, ma che Starmer non sembra voler condividere.
Chi guiderà il dopo-Starmer? La rosa dei candidati
La regola è chiara: per sfidare il leader servono le firme di 81 deputati. Streeting, per ora, non ha lanciato la sfida formale, ma ha chiesto un “confronto di idee”, probabilmente per non bruciarsi prima di raccogliere le firme. Sono già diversi i leader del partito che si esposti con un interesse
| Candidato | Profilo | Punti di forza / Debolezza |
| Andy Burnham | Sindaco di Manchester | Il favorito dal pubblico, ma non è attualmente un deputato (servirebbe un’elezione suppletiva lampo, e non è detto che gli vada bene, visto che i Labour sono al 19%). Rappresenta l’ala di sinistra più tradizionale, operaia. |
| Angela Rayner | Ex Vice-leader | Appena scagionata dalle indagini fiscali, rappresenta l’anima più “di sinistra” e ruspante del partito. Però, per la sua rigidità fiscale, potrebbe essere anche la meno popolare fuori dai Labour |
| Wes Streeting | Ex Segretario Salute | Blairiano di ferro, solido comunicatore, ha il sostegno dell’ala moderata. Ha agito abbastanza bene come ministro. |
| Ed Miliband | Segretario all’Energia | L’usato sicuro, già leader in passato, potrebbe essere il nome di compromesso. Sinora uno dei più fedeli di Starmer, potrebbe passare all’incasso |
| Al Carns | Ministro Difesa | Ex colonnello dei Royal Marines, volto nuovo che punta su ordine e competenza tecnica. Un po’ un’eccezione nei laburisti. |
Le ricadute economiche: l’incertezza è un costo
Dal punto di vista della stabilità, il Regno Unito si trova nuovamente in una paralisi decisionale. Per un governo che doveva riportare la calma dopo l’era Tory, questo caos interno rischia di spaventare i mercati. Un cambio di leadership in corsa comporterà inevitabilmente una revisione della strategia fiscale: se prevarrà l’ala di Burnham o Rayner, potremmo assistere a un ritorno a politiche di spesa più marcatamente keynesiane per rilanciare la domanda interna, mettendo fine all’austerità selettiva di Starmer.
Tuttavia, il rischio di un “suicidio politico” è dietro l’angolo. Come avvertito dal sondaggista Sir John Curtice, andare a elezioni anticipate oggi, con i Laburisti al 19% nei sondaggi, sarebbe una mossa fatale . Anche se il Reform ha stampa e “Poteri forti”, le elezioni potebbero, banalmente, far scivolare voti a Verdi e Conservatori e comunque dare una secca legnata ai laburisti. La guerra per il trono di Downing Street è appena iniziata e tanti sono i possibili Re, ma, come nel Trono di Spade “Proprio ora, i Re stanno morendo come mosche“







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