IranPolitica
Iran, il presidente Pezeshkian si fa da parte: i Pasdaran prendono il controllo totale del Paese
Il presidente dell’Iran Pezeshkian rassegna le dimissioni: i Pasdaran prendono il controllo totale del Paese. Quali sono i rischi reali per i mercati globali, i prezzi del petrolio e il blocco commerciale USA.

L’Iran getta la maschera, o meglio, la toglie a Masoud Pezeshkian, il presidente che ha formalmente rassegnato le dimissioni nelle mani dell’ufficio della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. Il motivo della clamorosa uscita di scena? Una presa di potere totale e strisciante da parte dei Guardiani della Rivoluzione, i temibili Pasdaran (IRGC), che hanno di fatto esautorato il governo civile da ogni decisione vitale.
Pezeshkian, con una mossa che certifica il fallimento del lato “moderato” iraniano, ha gettato la spugna. Ha ammesso nero su bianco di essere impossibilitato a governare. Un presidente senza poteri, e a quanto pare, senza più la voglia di fare da comodo paravento per i falchi militari. La democrazia di Teheran, per quanto da sempre guidata col guinzaglio corto, sembra aver perso in queste ore anche la sua ultima foglia di fico.
L’amministrazione del presidente dimissionario si è trovata intrappolata in uno stallo esecutivo totale. Qualsiasi tentativo di rimpasto del governo o di riforma interna veniva sistematicamente bloccato dalle alte sfere militari. Non si trattava di una semplice divergenza di opinioni, ma di un vero e proprio veto su ogni iniziativa politica e commerciale.
Il contesto geopolitico: Washington stringe la morsa
Questa crisi interna ai vertici del Paese non nasce per caso. Arriva in un momento di stallo diplomatico clamoroso con gli Stati Uniti di Donald Trump. Mentre l’amministrazione americana valuta le prossime mosse e stringe il blocco commerciale (recentissimo il disarmo di una nave cargo nel Golfo di Oman da parte del comando militare statunitense CENTCOM), le trattative per una pace duratura sono finite in un vicolo cieco.
L’ala dura dei Pasdaran non ha alcuna intenzione di fare concessioni sulle infrastrutture militari. E Pezeshkian, che avrebbe dovuto guidare la diplomazia, si è ritrovato ad essere poco più di uno spettatore. A questo quadro esplosivo si aggiunge l’offensiva di Israele in Libano, che continua a colpire duramente Hezbollah, storico alleato di ferro proprio dei Guardiani della Rivoluzione.
Le vere conseguenze economiche di un Iran “militarizzato”
Cosa significa questo strappo per i mercati e per l’economia globale? Molto, e le prospettive non suggeriscono certamente una pacifica distensione. Analizziamo i fattori reali e immediati:
- L’economia di Stato: I Pasdaran non sono solo un gruppo armato, ma un gigantesco conglomerato di potere. Controllano una quota stimata tra il 20% e il 40% dell’intera economia del Paese. Senza un governo civile a fare da contrappeso, la gestione delle risorse pubbliche sarà totalmente piegata alle spese belliche e di sicurezza.
- Il mercato del petrolio e la “flotta fantasma”: L’IRGC gestisce in prima persona le reti di contrabbando e le petroliere ombra che aggirano le sanzioni internazionali. Una loro gestione in totale monopolio significa che l’esportazione di greggio rimarrà confinata nei mercati sotterranei, mantenendo alto il premio di rischio sui prezzi mondiali dell’energia.
- La variabile logistica: Con i militari al comando assoluto e senza pesi e contrappesi, il rischio di incidenti o blocchi nello Stretto di Hormuz aumenta a dismisura. Ogni tensione in quell’area si traduce in un rincaro istantaneo dei costi di nolo e delle assicurazioni marittime. Il problema diventa l’instabilità, reale o potenziale, di Hormuz.
Comunque queste dimissioni mostrano che vi è una spaccatura, poco evidente, nella società iraniana e che la parte di questa più moderata, in questo momento, non ha nessuna voce.
Gli scenari a confronto
Per i mercati internazionali, la speranza di un ritorno di Teheran nel circuito commerciale e finanziario “normale” può essere riposta nel cassetto. Se Trump cercava degli interlocutori ragionevoli e stabili, ha ottenuto l’esatto contrario. Questo viene a limitare la possibilità di una soluzione pacifica alla vicenda e di una stabilizzazione a breve termine del Medio Oriente. Tra l’altro difficilmente ci saranno nuove elezioni in questo momento, vista anche la situazione semi bellica.






You must be logged in to post a comment Login