Seguici su

Conti pubbliciEconomiaRegno Unito

Regno Unito nel caos sul welfare: i laburisti preparano la sforbiciata, ma “lentamente” per non farsi scoprire dagli elettori

Caos nei conti pubblici a Londra: la spesa per i sussidi vola verso i 431 miliardi di sterline, ma il governo laburista teme una rivolta parlamentare e pianifica tagli dilazionati per non perdere il consenso.

Pubblicato

il

C’è una vecchia e cinica regola non scritta nella politica europea: per fare le riforme di destra più dure, quelle che tagliano lo stato sociale senza far scendere le piazze in rivolta, serve un governo di sinistra. A Londra questa massima sta trovando la sua applicazione più plastica.

Il governo laburista britannico si trova infatti in mezzo a una tempesta perfetta sui conti pubblici. La spesa per i sussidi sta esplodendo, ma l’esecutivo ha capito che un taglio netto farebbe saltare il banco parlamentare. La soluzione? Procedere a fari spenti.

A svelare il dietro le quinte con involontaria franchezza è stato Wes Streeting, attuale segretario alla difesa. Intervistato dai media britannici dopo giorni di caos al Tesoro, Streeting ha ammesso che il Labour deve tagliare il welfare “lentamente” per evitare una nuova rivolta interna al partito.

Non si discute quindi se tagliare o meno, ma solo di come somministrare la medicina amara ai cittadini e ai parlamentari più recalcitranti senza che se ne accorgano troppo in fretta. Una strategia della rana bollita applicata al bilancio dello Stato.

Il cortocircuito politico nasce dalle dichiarazioni contraddittorie del cancelliere dello scacchiere, John Healey. Nella sua prima legge di bilancio presentata questa settimana, Healey non ha inserito tagli immediati all’assistenza sociale.

Giovedì mattina aveva lasciato intendere che il conto dei sussidi sarebbe sceso prima delle prossime elezioni, salvo poi essere smentito poche ore dopo dalle stesse fonti del Tesoro e dal portavoce di Downing Street. Una confusione che tradisce il panico di chi deve quadrare i conti senza perdere la faccia.

Del resto, i numeri dell’Office for Budget Responsibility (OBR) descrivono una traiettoria finanziaria difficilmente sostenibile senza interventi strutturali:

  • Spesa attuale per il welfare: circa 333 miliardi di sterline.
  • Previsione al 2030-31: balzo a 407 miliardi di sterline, pari all’11% del PIL britannico.
  • Proiezione al 2032: ulteriore crescita fino a 431 miliardi (+30% complessivo).
  • Emergenza NEET: quasi un milione (981.000) di giovani tra i 16 e i 24 anni non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione.

Il trauma che paralizza i vertici laburisti ha un nome preciso: Keir Starmer. L’anno scorso l’allora premier aveva provato il colpo di mano, proponendo un taglio secco da 5 miliardi di sterline l’anno ai sussidi di disabilità, i cosiddetti PIP (Personal Independence Payments), limitandoli ai casi più gravi e bloccando i bonus malattia per gli under 22.

Il risultato fu un disastro politico. Oltre cento deputati laburisti si ribellarono quando videro sui dossier chi sarebbe stato colpito realmente dai tagli. Quella fronda interna ha minato l’autorità di Starmer, spianando la strada all’ascesa a Downing Street di Andy Burnham, ex sindaco di Greater Manchester.

Burnham oggi promette che non ci saranno “tagli brutali”, ma prepara per l’anno prossimo una riforma basata sul rapporto di Alan Milburn. L’idea è spostare i giovani dai sussidi di disabilità al mondo del lavoro tramite programmi di reinserimento.

Sulla carta è un ottimo proposito, ma dal punto di vista economico presenta un paradosso immediato. I costi iniziali per finanziare questi programmi di avviamento al lavoro supereranno di gran lunga i risparmi sui sussidi almeno fino al 2030. In pratica, per spendere meno domani, Londra dovrà spendere di più per tutta la legislatura.

Nel frattempo, la coperta del bilancio pubblico resta drammaticamente corta. Mentre il welfare assorbe risorse enormi senza generare crescita reale, il governo si è impegnato a portare la spesa per la difesa al 3% del PIL entro il 2030 (e al 3,5% entro il 2035 su spinta NATO).

Voce di bilancioSituazione attualeObiettivo 2030-2032Impatto economico e fiscale
Spesa Welfare£333 miliardi£407 – £431 miliardiAssorbe l’11% del PIL, spiazzando gli investimenti
Spesa DifesaSotto il 2,5% del PIL3% del PIL (3,5% al 2035)Coperture finanziarie rimandate a fine 2027
Riforma lavoroIn fase di studioRisparmi solo post-2030Costi iniziali superiori ai tagli nel breve periodo

Come si finanzierà questo riarmo mentre la spesa sociale galoppa? Il cancelliere Healey ha elegantemente rimandato la risposta alla prossima revisione della spesa, prevista a fine 2027. La leader conservatrice Kemi Badenoch chiede di tagliare subito i sussidi per pagare i carri armati, ricevendo però la risposta ironica di Streeting: se fosse stato così facile, i Tory lo avrebbero fatto quando governavano fino a cinque minuti fa.

La verità sul rapporto tra il partito laburista e l’economia reale è emersa però qualche mese fa grazie ai “Mandelson files”. Nelle chat private inviate a Lord Mandelson, l’attuale segretario al lavoro e alle pensioni, Pat McFadden, confessava con brutale onestà il vero chiodo fisso dei parlamentari del suo partito.

In ogni singola riunione del gruppo laburista, scriveva McFadden, l’unica domanda che circolava era: “Chi possiamo tassare per pagare più sussidi ad altri?”.

Ecco il cortocircuito economico britannico. Invece di stimolare la produzione industriale, creare posti di lavoro ben retribuiti e far crescere il PIL per rendere sostenibile lo stato sociale, ci si divide tra chi vuole alzare le tasse al ceto medio per mantenere una platea enorme di inattivi e chi, dai banchi dello stesso governo di sinistra, prepara i tagli col silenziatore. Sperando che gli elettori si accorgano della cura dimagrante solo quando sarà troppo tardi.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento