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Regno Unito, il governo Starmer vieta i social agli under 16: riconoscimento facciale e addio all’anonimato
Il governo britannico di Keir Starmer accelera sul divieto dei social per gli under 16. Ma per applicarlo servirà il riconoscimento facciale obbligatorio per tutti: un colpo di grazia alla privacy e all’anonimato online in un Paese già noto per la dura repressione del dissenso web. Ecco l’impatto sulle Big Tech.

Con una mossa che sa molto di tempismo elettorale, in vista delle elezioni suppletive di Makerfield, il Primo Ministro britannico Keir Starmer si appresta a varare una stretta senza precedenti sull’uso dei social media. L’obiettivo dichiarato è nobile: allontanare i minori di 16 anni dalle piattaforme digitali per tutelarne la salute mentale. Tuttavia, il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli tecnici dell’accesso. E in questo caso, il dettaglio assume i contorni inquietanti del riconoscimento facciale obbligatorio.
Il governo britannico, seguendo le orme dell’Australia, intende bloccare l’accesso dei minori a piattaforme come TikTok, Snapchat, Instagram e X. Per farlo, non basterà più la semplice spunta sulla casella “Ho più di 13 anni”. Il piano prevede l’implementazione di sistemi di “age assurance” altamente efficaci. Tra questi, spicca l’uso delle fotocamere digitali per la stima dell’età facciale, ma anche l’impiego di ID digitali, carte di credito, open banking e persino l’analisi dei dati di utilizzo delle e-mail.
In un Paese come il Regno Unito, balzato recentemente agli onori della cronaca per la severissima repressione penale nei confronti di cittadini autori di post sui social media ritenuti inappropriati o offensivi, l’obbligo di scansionare il proprio volto per accedere al web solleva interrogativi pesantissimi. La scusa della protezione dei minori rischia di trasformarsi nel cavallo di Troia per la fine definitiva dell’anonimato online.
Ecco, in sintesi, le misure previste dal pacchetto Starmer:
- Divieto totale di accesso ai principali social network per i minori di 16 anni.
- Coprifuoco digitale notturno per la fascia d’età 16-17 anni.
- Blocco delle funzioni “additive”, come lo scrolling infinito e l’autoplay.
- Divieto di contatto con sconosciuti e blocco delle funzioni di livestreaming per i minori.
- Limitazioni severe sull’uso di chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale.
Dal punto di vista dell’impatto microeconomico e settoriale, la mossa rappresenta un colpo durissimo per il modello di business delle Big Tech. Le piattaforme si troveranno costrette a implementare infrastrutture di sicurezza mastodontiche, la cui efficacia comunque resta tutta da provare.
Il paradosso è evidente: per proteggere i minori si impone una sorveglianza biometrica di massa. Se l’ente regolatore Ofcom richiederà alle aziende tecnologiche di usare gli stessi controlli rigorosi previsti per i siti per adulti, chi gestirà questa mole immensa di dati biometrici? L‘esperienza australiana insegna che sei minori su dieci riescono comunque ad aggirare i blocchi. Il rischio reale, dunque, non è tanto quello di creare una generazione “disconnessa”, quanto quello di abituare l’intera popolazione a consegnare il proprio volto, i propri documenti e la propria identità bancaria a multinazionali private pur di poter leggere una notizia o commentare un post, e il tutto per una tutela inefficace ed aggirabile.
Una dinamica che, in un clima politico già incline alla censura del dissenso digitale, rischia di silenziare definitivamente ogni forma di dibattito libero e non tracciabile.







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