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Referendum in Alberta: 300mila firme per dire addio al Canada. Il peso del petrolio e delle tasse
L’Alberta raccoglie 300mila firme per staccarsi dal Canada. Il motore economico del Paese è stanco di pagare le tasse per sussidiare le altre province e subire le politiche green di Ottawa. I dati e gli scenari economici della possibile secessione.

L’Alberta, il vero motore energetico e industriale del Canada, è in ebollizione politica ed economica. L’organizzazione separatista “Stay Free Alberta” ha annunciato di aver depositato oltre 301.000 firme, un numero quasi doppio rispetto alle 178.000 necessarie per forzare la convocazione di un referendum sull’indipendenza dalla federazione canadese, che potrebbe tenersi già nell’ottobre di quest’anno.
Un convoglio di camion ha scortato le petizioni agli uffici elettorali di Edmonton, in un clima di forte entusiasmo tra i promotori. Tuttavia, per comprendere questa spinta centrifuga, non bisogna guardare solo al folklore politico, ma ai fondamentali macroeconomici. Il nocciolo della questione è squisitamente finanziario e si chiama Equalization (Perequazione).

Dove si trova l’Alberta
Sotto questo termine tecnico si nasconde un massiccio meccanismo di redistribuzione della ricchezza. L’Alberta, provincia ricca di risorse fossili e con il PIL pro-capite più alto del Paese, vede i frutti della propria tassazione federale sistematicamente drenati per sussidiare le province economicamente meno performanti. Ovviamente questo non piace agli abitanti dello Stato, che si godono i disagi relativi all’estrazione del petrolio da bitume, sia ambientali sia di vita comune, vedendo i soldi invece deviati verso chi non ha nessun merito.
A questo drenaggio fiscale si aggiunge la scure delle politiche ambientaliste del governo centrale di Ottawa. Le rigide normative sulle emissioni colpiscono chirurgicamente il settore degli idrocarburi dell’Alberta, punendo di fatto lo stato che “paga i conti” del Canada. In Europa siamo molto esperti in queste politiche punitive di chi produce ricchezza.
Non mancano però gli ostacoli sul percorso separatista. Dal punto di vista legale, i gruppi delle First Nations (le popolazioni indigene non Inuit o Métis) hanno presentato un ricorso, sostenendo che la secessione violerebbe i privilegi garantiti dai trattati storici. Inoltre, l’attuale Premier dell’Alberta, Danielle Smith, pur garantendo che non ostacolerà il percorso democratico in caso di validazione delle firme, rimane contraria all’indipendenza vera e propria.
Ma cosa pensano realmente i cittadini dell’Alberta? Attualmente, il fronte separatista è minoritario, sebbene estremamente polarizzato dal punto di vista partitico. I dati recenti sulle intenzioni di voto mostrano una spaccatura netta:
| Intenzione di voto (Elettori) | Voterebbe PER la separazione | Voterebbe CONTRO la separazione | Non sicuro |
| Tutti gli abitanti | 27% | 67% | 6% |
| Elettori UCP (Conservatori) | 57% | 34% | 9% |
| Elettori NDP (Democratici) | Trascuro/Assente | 98% | 2% |
| Elettori altri partiti | 11% | 89% | – |
Come si evince, la base del partito conservatore (UCP) è già a maggioranza secessionista (57%), mentre il fronte progressista (NDP) è compattamente unionista.
Oggi i numeri indicano che il referendum vedrebbe la vittoria del “No”. Un gruppo pro-unità, “Forever Canadian“, ha già raccolto 400.000 firme per la permanenza nella federazione. Tuttavia, in economia e in politica le dinamiche sono fluide. Se Ottawa dovesse insistere con politiche di transizione ecologica forzata che deprimono l’industria petrolifera locale, mantenendo inalterato l’oneroso sistema di redistribuzione fiscale, l’emorragia di consensi verso il governo centrale potrebbe accelerare. Inoltre gli USA, meta dei secessionisti, potrebbero fornire garanzie relative, ad esempio, al sistema sanitario e pensionistico in grado di superare le incertezze degli indicesi e contrari.
L’Alberta chiede di poter trattenere la propria ricchezza per stimolare la domanda e l’offerta interna; se il Canada non offrirà un compromesso fiscale ed energetico, il 27% di oggi potrebbe rapidamente trasformarsi nella maggioranza di domani.







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