Economia
PNRR, l’Italia presenta l’ultima rata. Per Fitto si chiude il cerchio tra Roma e Bruxelles

L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la richiesta di pagamento della decima e ultima rata del PNRR. È l’atto che apre la fase conclusiva di un percorso iniziato nel 2021 e profondamente riorganizzato negli anni successivi dal governo Meloni, prima sotto la guida di Raffaele Fitto e poi con Tommaso Foti.
La domanda inviata a Bruxelles è collegata al conseguimento di 156 obiettivi. Con questa richiesta l’Italia porta a compimento il quadro dei 576 traguardi complessivi previsti dal Piano, che dispone di una dotazione pari a 194,4 miliardi di euro, la più elevata tra quelle assegnate agli Stati membri nell’ambito di NextGenerationEU.
Per Fitto si chiude simbolicamente un cerchio. Da ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il PNRR ha guidato il negoziato con la Commissione per la revisione del Piano italiano, intervenendo su obiettivi divenuti irrealizzabili, tempi di attuazione e distribuzione delle risorse. Oggi, da vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme, si trova dall’altra parte del tavolo nella fase in cui Bruxelles deve verificare la conclusione dei programmi nazionali.
Non sarà naturalmente Fitto a decidere da solo sulla rata italiana: la valutazione compete alla Commissione ed è il risultato di un procedimento tecnico e collegiale. Ma è difficile non cogliere il significato politico e istituzionale del passaggio. L’esponente italiano che ha contribuito a riscrivere il PNRR è ora tra i responsabili europei chiamati ad accompagnare la conclusione di NextGenerationEU.
Il lavoro svolto da Fitto al governo è stato soprattutto un intervento di realismo. Il Piano originario era stato costruito in una fase economica completamente diversa, prima dell’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, dell’inflazione e degli effetti della guerra in Ucraina. Molti interventi rischiavano di non essere completati nei tempi stabiliti o non disponevano più di coperture adeguate.
La revisione negoziata con Bruxelles ha portato la dotazione italiana da 191,5 a 194,4 miliardi, introducendo il capitolo RepowerEU e spostando le risorse verso misure considerate maggiormente realizzabili. Quella scelta fu contestata dalle opposizioni, che parlarono di ridimensionamento degli investimenti. La trasmissione dell’ultima richiesta di pagamento consente ora al governo di rivendicare la validità dell’operazione: modificare il Piano non per rinunciare agli obiettivi, ma per evitare che una parte consistente delle risorse europee rimanesse bloccata in progetti non più attuabili.
Il passaggio italiano coincide con l’accelerazione finale di tutta l’Unione. Il 29 settembre la Commissione ha espresso una valutazione positiva sulla quinta e ultima richiesta di pagamento della Francia, pari a 6,1 miliardi di euro, e su quella conclusiva dell’Austria, pari a 306 milioni. Per Parigi e Vienna si tratta dell’ultimo grande passaggio nell’attuazione dei rispettivi programmi nazionali.
NextGenerationEU entra così nel momento più delicato: quello in cui le promesse devono trasformarsi in risultati verificabili. Il programma europeo ha imposto agli Stati non soltanto di spendere risorse, ma di raggiungere obiettivi precisi e realizzare riforme concordate. È proprio questa la principale differenza rispetto ai tradizionali fondi strutturali, spesso segnati da lentezze, frammentazione e difficoltà di spesa.
Fitto ha ripetutamente sottolineato che la conclusione formale del dispositivo non coinciderà con la fine dei suoi effetti. Molti investimenti continueranno a produrre conseguenze economiche e sociali negli anni successivi, mentre il metodo introdotto dal PNRR — obiettivi misurabili, verifiche periodiche e pagamenti collegati ai risultati — è destinato a influenzare anche la futura politica europea di coesione.
È questa la partita che il vicepresidente esecutivo sta conducendo a Bruxelles. Il superamento di NextGenerationEU apre infatti il confronto su come utilizzare le risorse comunitarie dopo il 2027: maggiore flessibilità, procedure più semplici e un collegamento più stretto tra fondi, riforme e competitività, senza però marginalizzare Regioni ed enti locali.
Il bilancio definitivo del PNRR italiano non potrà essere misurato soltanto dall’ammontare delle rate incassate. Bisognerà verificare la qualità delle opere, l’effettivo completamento dei cantieri e l’impatto degli investimenti su sanità, infrastrutture, scuola, digitalizzazione, occupazione e transizione energetica. La richiesta dell’ultima rata rappresenta però un risultato politico evidente: l’Italia arriva alla scadenza europea con il Piano formalmente completato e con tutti i 576 obiettivi dichiarati come conseguiti.
Il passaggio di Fitto da Roma a Bruxelles assume quindi un significato che va oltre la sua traiettoria personale. La revisione italiana, inizialmente guardata con diffidenza, è diventata parte di un approccio europeo più pragmatico, fondato sulla necessità di adattare programmi e risorse a un contesto economico radicalmente cambiato.
Ora spetta alla Commissione verificare la documentazione e certificare il raggiungimento dei risultati. Ma con l’invio della decima rata il governo consegna a Bruxelles l’ultimo capitolo del Piano. E Fitto, che ne aveva guidato la riscrittura, si ritrova oggi nel cuore dell’istituzione chiamata a chiudere la più grande operazione europea di investimenti e riforme degli ultimi decenni.






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