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Petrolio iraniano verso la Cina al collasso: il blocco USA soffoca le raffinerie e prepara lo shock di ottobre

Il blocco navale USA fa crollare del 35% gli arrivi di petrolio iraniano in Cina: le raffinerie private rischiano lo stop alla produzione e la crisi finanziaria entro ottobre

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Le raffinerie cinesi hanno importato volumi inferiori di greggio iraniano ad agosto rispetto a luglio, poiché il blocco statunitense reintrodotto a metà luglio sta limitando l’approvvigionamento di greggio verso il principale acquirente di petrolio dell’Iran. Il timore è quello di ricadere nell’ambito delle sanzioni secondarie USA.

Secondo i dati preliminari di Kpler citati da Reuters, si stima che finora questo mese la Cina abbia importato circa 534.000 barili al giorno (bpd) di greggio iraniano, in calo rispetto agli 823.000 bpd stimati per luglio.

Il blocco statunitense sulle esportazioni di petrolio iraniano, nuovamente in vigore, sta impedendo che nuove forniture provenienti dall’Iran lascino il Golfo Persico, mentre i volumi di petrolio iraniano presenti in mare nelle aree al di fuori del Golfo di Oman, al di là del blocco statunitense, si stanno riducendo rapidamente, con pochi carichi ancora disponibili per l’acquisto.

La minaccia degli Stati Uniti di lanciare «l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese», riferendosi all’Iran, e l’avvertimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui qualsiasi Paese che tenda una «ancora di salvezza» all’Iran potrebbe andare incontro a «ENORMI conseguenze economiche», stanno rendendo nervose le raffinerie indipendenti cinesi riguardo a una potenziale applicazione più rigorosa delle sanzioni, come hanno riferito venerdì a Reuters fonti del settore. Inoltre il blocco navale rende complesso l’invio di petrolio dal Golfo.

«Data la scarsa disponibilità di greggio iraniano a causa del blocco statunitense, le raffinerie indipendenti cinesi stanno ora guardando oltre la Russia e l’Iran», ha dichiarato alla testata Sun Jianan, analista senior del settore petrolifero presso Energy Aspects.

La disponibilità di carichi di greggio iraniano si è ridotta nelle ultime settimane, con solo una manciata di petroliere cariche che non sono state acquistate dagli acquirenti. Anche il numero di offerte per le consegne di settembre e ottobre è crollato, come hanno riferito a Reuters fonti del settore ben informate sul mercato.

Ciò costringe le raffinerie indipendenti cinesi, le cosiddette “teapots” che negli ultimi anni hanno tipicamente acquistato la maggior parte del petrolio iraniano soggetto a sanzioni, a cercare alternative.

Con il blocco statunitense che sta di fatto paralizzando l’offerta iraniana, «le “teapots” cinesi dovranno intensificare gli acquisti di materie prime alternative, come il greggio russo Urals o l’olio combustibile, poiché le forniture di ESPO sono esaurite da settimane, oppure rischieranno di ridurre la produzione in ottobre quando le loro scorte si esauriranno», ha affermato venerdì Muyu Xu, analista senior del greggio presso Kpler. Un grosso problema per quete aziende private, che rischiano di trovarsi di fronte a problemi finanziari. Nello stesso tempo trpovare fornitori alternativi non sarà per niente semplice.

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