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Germania nel baratro politico: Merz scaricato dal 78% dei tedeschi e la CDU rischia l’estinzione

Crollo storico nei sondaggi per il cancelliere Merz: il 78% dei tedeschi lo boccia e la CDU trema davanti al voto nei Länder mentre cade il tabù del dialogo con la destra.

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La cancelleria di Friedrich Merz sta crollando sotto il peso di un rifiuto popolare senza precedenti. Non si tratta della consueta usura da governo, ma di una bocciatura totale che minaccia di spazzare via la stessa Unione Cristiano-Democratica. I numeri dell’ultimo sondaggio Insa per la Bild suonano come una condanna politica definitiva: il 78% dei cittadini tedeschi ritiene che Merz non sia più l’uomo adatto a guidare il Paese.

A sostenere il cancelliere resta un misero 14%, mentre l’8% preferisce non esprimersi. Il dato più allarmante per la dirigenza di Berlino arriva però dall’interno del proprio elettorato: persino tra i votanti di CDU e CSU, il 58% boccia apertamente il cancelliere, contro appena il 36% che continua ad appoggiarlo.

La luna di miele, se mai c’è stata, è finita da un pezzo. Già a metà dello scorso anno il gradimento per Merz superava a stento il 30%, ma la discesa degli ultimi mesi ha preso i contorni di una vera caduta libera.

I numeri del disastro: il verdetto dei sondaggi

La frattura tra il cancelliere e il Paese non è mai stata così profonda. La fiducia è evaporata su tutti i fronti dell’elettorato tedesco.

Quesito Insa / CategoriaGiudizio negativoGiudizio positivoNessuna risposta
Merz è il cancelliere giusto? (Totale)78%14%8%
Merz tra gli elettori CDU/CSU58%36%6%
Lars Klingbeil (SPD) è il leader giusto?51%24%25%
Muro contro AfD (Brandmauer) superato?46% (favorevoli ad abolirlo)34% (da mantenere)20%

Nemmeno gli alleati di governo possono festeggiare. Anche il co-leader della SPD, Lars Klingbeil, raccoglie numeri impietosi: il 51% degli intervistati non lo ritiene all’altezza del ruolo, contro il 24% di giudizi positivi. Tuttavia, la pressione principale resta tutta sulle spalle di Merz, costretto a gestire una coalizione logorata e un partito che teme di scomparire.

Il terremoto in Sassonia-Anhalt fa tremare la sede di Berlino

A innescare la valanga è stato il recente voto regionale in Sassonia-Anhalt. I risultati elettorali hanno avuto la forza distruttiva di una bomba politica: Alternative für Deutschland (AfD) ha trionfato con un travolgente 43,8% dei voti, raddoppiando il consenso rispetto al 2021.

Per la CDU, che guidava il Land, è stata una disfatta storica. Il partito si è fermato a un mortificante 17,2%. Con l’ingresso nel parlamento locale di SPD, Verdi, Linke e dell’alleanza di Sahra Wagenknecht (BSW), formare un governo regionale senza la destra radicale è diventato un rebus matematico quasi impossibile da risolvere.

Con la CDU inchiodata nei sondaggi federali attorno a un misero 20%, la base è nel panico. Diversi dirigenti territoriali chiedono apertamente una resa dei conti immediata. Florian Oest, parlamentare sassone al Bundestag, ha rotto gli indugi ponendo la domanda che tutti a Berlino evitano: la CDU può ancora considerarsi un grande partito popolare (Volkspartei,) come si definisce dalle proprie origini?

Oest ha chiesto di convocare d’urgenza i vertici di circolo senza attendere il congresso di novembre. Per molti amministratori locali, senza un cambio di rotta rapido e un ritorno a contenuti concreti, il partito rischia di perdere la propria capacità di governare. La CDU, per la base, del partito, dovrebbe tornare a fare il centrodestra e smetterla di correre dietro agli obiettivi degli altri.

La rivolta interna: sindacati CDU contro la linea del rigore

La critica più dura verso il cancelliere è arrivata dall’ala sociale del partito. Dennis Radtke, leader della Christlich-Demokratische Arbeitnehmerschaft (CDA), l’organizzazione dei lavoratori legata alla CDU, ha inviato una lettera al veleno che certifica il fallimento della strategia di Merz.

Secondo Radtke, la formula della “CDU pura”, basata su un conservatorismo rigido e aggressivo, non ha prodotto alcun risultato utile se non quello di allontanare i ceti produttivi e i lavoratori. Serve una svolta radicale nei temi, nel linguaggio e nella comunicazione, abbandonando l’idea di dividere l’elettorato con battaglie sterili. Alla fine gli elettori vogliono una vita più semplice, più sicura, non l’opposto prodotto negli ultimi 10 anni dalla CDU, ma anche dai suoi oppositori.

I fedelissimi tentano di fare quadrato, ma gli argomenti cominciano a scarseggiare:

  • La segretaria generale della CDU, Franziska Hoppermann, ha cercato di gettare acqua sul fuoco alla radio pubblica Deutschlandfunk, ammettendo il calo nei sondaggi ma sostenendo che il cancelliere si trovi “sulla strada giusta”. Una difesa d’ufficio che ha convinto ben pochi.
  • Hendrik Wüst, presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia, ha proposto di creare un tavolo di lavoro permanente tra governo federale e Länder per affrontare l’ascesa di AfD, segnale evidente che la gestione verticistica di Merz non funziona più. Questo però non vuol dire che si abbia la benché minima idea di come fronteggiare la sfida.
  • Steffen Evers, capolista a Berlino, ha chiesto ai ministri di smetterla con i litigi pubblici: i conflitti devono essere risolti a porte chiuse per mostrare all’esterno risultati concreti.

L’incubo delle urne a Berlino e nel Meclemburgo: paura della soglia del 5%

Le prossime scadenze elettorali rischiano di trasformarsi nel colpo di grazia per la cancelleria. Domenica prossima si voterà sia nella capitale federale che nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, e le rilevazioni preannunciano un disastro su entrambi i fronti.

A Berlino, città finora guidata dal cristiano-democratico Stefan Evers, le rilevazioni dell’istituto Forschungsgruppe Wahlen per la ZDF fotografano un sorpasso storico: la Linke di Elif Eralp è in testa con il 23%, mentre la CDU scivola al secondo posto con il 21%.

Sondaggi Berlino

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore lo scenario per i centrisi è addirittura tragico. La CDU è crollata a un drammatico 7% nelle intenzioni di voto, mentre AfD guida i consensi con il 38% tallonata dalla SPD al 33%.

Sondaggi Mecklenburgo Pomerania

La possibilità di restare fuori dal parlamento regionale non è più una fantasia. Marc Reinhardt, vicecapogruppo della CDU a Schwerin, ha ammesso al quotidiano Tagesspiegel che la paura di non superare lo sbarramento del 5% è reale e palpabile tra i militanti. I cittadini sono stanchi, la coalizione a Berlino non offre alcuna spinta e gli elettori contestano duramente ogni comparsa dei candidati legati a Merz. Si rischia proprio di non entrare nel parlamento regionale, e questo sarebbe la pietra tombale su un partito che si chiamerebbe “Popolare”.

Il crollo del “cordone sanitario” e la trappola dell’isolamento

Al centro di questa paralisi c’è il cosiddetto Brandmauer, il muro istituzionale eretto da tutti i partiti tradizionali per rifiutare qualsiasi dialogo o alleanza con AfD. Quel patto si sta sgretolando nei fatti e nella percezione comune.

Il 46% dei cittadini tedeschi considera ormai questo blocco anacronistico e superato, mentre solo il 34% insiste per mantenerlo intatto. Perfino esponenti governativi cominciano a smarcarsi dalla retorica ufficiale. Il nuovo ministro dei Trasporti, Steffen Bilger (CDU), ha preso pubblicamente le distanze dall’espressione Brandmauer, spiegando come questo termine finisca per offendere ed emarginare milioni di elettori che scelgono la destra per protesta. Perfino la Merkel ha condannato il termine, lei che ha portato la CDU a sinistra. Peccato che questi personaggi poi non sappiano come condurre le trattative.

Merz si trova stretto in un vicolo cieco. Da un lato ribadisce il proprio no a un processo per mettere fuorilegge AfD, proposta rilanciata dai Verdi guidati da Irene Dröge. Dall’altro, promette di voler riconquistare i delusi con un’offerta politica convincente.

I numeri, però, raccontano una storia molto diversa. Mentre il cancelliere predica cautela, la sua maggioranza si sgretola nei territori e i sondaggi registrano una sfiducia che ha superato il livello di guardia. Senza una svolta immediata, l’esperienza di Friedrich Merz alla guida della Germania rischia di chiudersi molto prima del previsto.

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