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Pechino trema prima del Plenum: Xi Jinping chiede di “sradicare gli alberi malati” e prepara la grande purga dei quadri economici
Xi ordina la grande purga dei quadri economici: tremano i vertici del Partito Comunista. Con 34 membri del Comitato Centrale già rimossi e l’esercito ripulito, Pechino prepara il Plenum con un giro di vite che rischia di bloccare la spesa pubblica.

A meno di due settimane dal quinto plenum del Comitato Centrale, Xi Jinping ha rotto gli indugi con un messaggio che sa di resa dei conti: la lotta alla corruzione non ammette pause, e il Partito deve prepararsi a «sradicare gli alberi malati. Una sorta d’annuncio formale di una nuova ondata di epurazioni ai vertici.
Il momento scelto per pubblicare questo discorso sulla rivista teorica Qiushi non è casuale. Il vertice del Partito Comunista Cinese si riunirà a Pechino dal 26 al 29 ottobre per blindare la disciplina interna. Ma dietro le formule di rito si combatte una battaglia brutale per il controllo delle leve del potere, in vista del Congresso del prossimo autunno che rinnoverà l’intera dirigenza.
Una mannaia che non risparmia nessuno
I numeri testimoniano che la campagna anticorruzione è una vera e propria mossa di rinnovamento istituzionale. Su 205 membri effettivi del Comitato Centrale, ben 34 sono già finiti sotto inchiesta o sono stati privati dei loro seggi nell’Assemblea Nazionale del Popolo.
La mannaia ha già decapitato i vertici delle forze armate, con l’espulsione clamorosa di generali dell’Esercito Popolare di Liberazione accusati di faziosità e slealtà. Ora il mirino si sposta decisamente sulla burocrazia civile e sulla gestione economica. L’indagine aperta contro Huang Qifan, ex sindaco di Chongqing e per decenni considerato un intoccabile “sopravvissuto” della politica cinese, manda un segnale chiarissimo: nessuno è al sicuro, nemmeno a otto anni dalla pensione.
| Settore colpito | Portata delle misure | Obiettivo politico dichiarato |
| Comitato Centrale | Oltre il 16% dei membri sotto inchiesta o rimosso | Azzeramento delle fazioni rivali prima del Congresso |
| Forze Armate (PLA) | Generali di vertice espulsi dal Partito | Eliminazione della slealtà e riallineamento al comando unico |
| Burocrazia regionale | Ricambio dei numeri uno e due in sei province | Controllo stretto sui leader emergenti e sui giovani quadri |
| Vecchia guardia economica | Inchieste retroattive su figure storiche (es. Huang Qifan) | Fine delle zone franche per gli ex amministratori |
Il paradosso del “recinto per buoi”
Nel suo intervento, Xi ha usato un’espressione colorita: le regole attuali sono troppo vaghe e somigliano a «un recinto per buoi usato per rinchiudere un gatto», per usare un modo di dire cinese. Varchi troppo larghi, insomma, che hanno permesso ai funzionari locali di muoversi con eccessiva autonomia.
Per tappare questi buchi, Pechino punta ora sul monitoraggio tecnologico e sui big data. Tuttavia, la stretta produce un cortocircuito tipico delle economie fortemente pianificate:
- I funzionari uscenti smettono di prendere decisioni per non rischiare indagini dell’ultimo minuto.
- I nuovi arrivati cercano risultati immediati e spettacolari, spesso gonfiando progetti insostenibili.
- L’intera macchina amministrativa si paralizza per paura di compiere passi falsi.
Poi ogni controllo tramite algoritmo può essere ingannato: è sufficiente conoscere le regole matematiche dietro i numeri.
Il vero conto economico della paura
In un Paese in cui la crescita dipende dalla capacità di spesa dello Stato e dai progetti delle province, il terrore della firma produce danni tangibili. Se ogni firma su un appalto o su un piano di investimento rischia di trasformarsi in un capo d’accusa, il burocrate preferisce l’inazione.
Alla fine la caccia al corrotto rischia di bloccare l’attività amministrativa normale per apura, anche perché in Cina non si scherza quando ci sono certi sospetti. Questa paralisi amministrativa rischia di frenare la spesa pubblica proprio nel momento in cui l’economia cinese avrebbe bisogno di stimoli decisi per sostenere la domanda interna e gli investimenti.
La grande pulizia di Xi Jinping consolida senza dubbio il potere della leadership centrale in vista del conclave d’autunno. Resta da vedere quanto costerà al sistema economico un apparato burocratico dove l’istinto di sopravvivenza prevale su qualunque iniziativa di spesa e sviluppo.







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