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Pechino infrange il monopolio di SpaceX: il nuovo booster riutilizzabile ZhuQue-3 cambia gli equilibri militari nello Spazio
Il successo del primo stadio riutilizzabile ZhuQue-3 abbatte i costi di lancio di Pechino e minaccia la flotta USA nel Pacifico con una rete satellitare a ciclo continuo.

Con l’atterraggio controllato del primo stadio del razzo ZhuQue-3 nel deserto del Gansu, la Cina ha infranto l’ultimo grande vantaggio tecnologico ed economico degli Stati Uniti, cioè la capacità di riutilizzare booster e vettori spaziali, un qualcosa che sinora era appannaggio di SpaceX.
Però attenzione, non è solo una questione di riduzione del costo dei lanci, ma è anche un passaggio cruciale che accelera la militarizzazione dell’orbita bassa e rischia di alterare gli equilibri di potere nel Pacifico.
Il traguardo di LandSpace e il recupero a terra
La compagnia privata cinese LandSpace ha completato con successo il recupero a terra del primo stadio del vettore orbitale ZhuQue-3 (ZQ-3). Il razzo ha portato regolarmente in orbita il satellite per telecomunicazioni Honghu-3, mentre il booster è rientrato alla base atterrando verticalmente sui propri supporti.
Questo successo segue di poche settimane il test della statale CASC, che a luglio ha recuperato il booster del Lunga Marcia 10B tramite un sistema a rete su una nave appoggio. Pechino dimostra così di saper padroneggiare la tecnologia del riutilizzo con approcci tecnici differenti.
ZhunQue 3
Com’è fatto lo ZhuQue-3: acciaio e metano liquido
Lo ZhuQue-3 presenta dimensioni e impostazione aerodinamica che ricordano da vicino il Falcon 9 di SpaceX, comprese le alette a griglia sommitali e le quattro zampe di atterraggio estensibili.
Le scelte costruttive cinesi, tuttavia, puntano a una semplificazione industriale pragmatica:
- Struttura in acciaio inossidabile: costa molto meno delle leghe speciali alluminio-litio usate in Occidente e resiste meglio alle sollecitazioni termiche del rientro atmosferico.
- Propulsione a metano liquido e ossigeno (Methalox): a differenza del cherosene tradizionale, il metano brucia in modo più pulito. Riduce la formazione di fuliggine nei condotti e consente di riutilizzare i motori fino a 20 volte con manutenzioni minime.
- Capacità di carico: può collocare circa 14,2 tonnellate in orbita bassa (LEO) in modalità recuperabile.
| Caratteristica | LandSpace ZhuQue-3 | SpaceX Falcon 9 |
| Lunghezza / Diametro | ~66 m / 4,5 m | ~70 m / 3,7 m |
| Propellente principale | Metano liquido + LOX | Cherosene (RP-1) + LOX |
| Materiale strutturale | Acciaio inossidabile | Lega Alluminio-Litio |
| Carico utile in LEO | ~14,2 tonnellate | ~22,8 tonnellate |
| Riusi previsti per stadio | Fino a 20 missioni | Decine di missioni |
L’equazione economica: abbattere il costo marginale
La vera forza dei vettori riutilizzabili risiede nell’economia di scala. Eliminare la necessità di costruire un razzo nuovo per ogni missione azzera gran parte del costo marginale di lancio. Pechino intende sfruttare i bassi costi di manodopera e la disponibilità di materie prime per offrire lanci commerciali a prezzi stracciati.
In questo modo, la Cina attrae clienti internazionali e ammortizza le spese di ricerca e sviluppo, riversando i risparmi direttamente sul bilancio della difesa e sui programmi governativi.
Perché il riutilizzo è un punto di svolta militare
La vera partita si gioca sul piano della sicurezza nazionale. Fino a ieri, il Pentagono contava su una capacità di accesso allo spazio nettamente più rapida ed economica rispetto a qualunque rivale. Il fatto che booster fosse riutilizzabile assicurava che ci fosse una certa scorta di vettori pronti all’uso, senza necessità di attendere nuove produzioni.
Ora la situazione cambia per tre motivi operativi:
- Puntamento navale in tempo reale: Pechino conta già oltre 500 satelliti di telerilevamento in orbita. Questi apparati servono a individuare costantemente le portaerei e gli incrociatori statunitensi nel Pacifico, fornendo le coordinate di tiro ai missili balistici antinave come i DF-21D e DF-26.
DF-26
- Costellazioni a sciame: la capacità di lanciare decine di vettori a basso costo permette di dispiegare rapidamente migliaia di piccoli satelliti per comunicazioni e guerra elettronica, difficili da accecare tutti insieme. Senza contare che una parte di questi satelliti possono essere poi attivati in funzione anti-satellitare.
- Resilienza e rimpiazzo rapido: in caso di conflitto con distruzione di satelliti da parte del nemico, un parco di booster riutilizzabili consente di rimpiazzare i nodi orbitali persi nel giro di poche ore. Ora anche la Cina ha questa possibilità, non solo gli USA.
I vertici della US Space Force hanno lanciato l’allarme sulla velocità di sviluppo cinese. Washington valuta già nuove armi antisatellite, consapevole che il controllo dell’orbita bassa non è più un monopolio occidentale e che quindi bisogna prepararsi a contendere anche quell’area.
La supremazia aerospaziale moderna si conquista tagliando i costi unitari e accelerando la cadenza dei lanci. La Cina si è chiaramente e fortrmente mossa in questa direzione e sappiamo come Pechino si impegni con capitali e forza quando decida di intraprendere una certa direzione.






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