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Pasticcio alla Catalana: il bluff delle rinnovabili crolla e il nucleare salva la regione
Nel 2025 la produzione da rinnovabili in Catalogna crolla al 15,3% della domanda. Tra tasse record e ritardi burocratici, la regione sopravvive solo grazie alle centrali nucleari e all’importazione di corrente.

La transizione ecologica della Catalogna sta precipitando in un vero e proprio vicolo cieco, mettendo a serio rischio la tenuta economica dell’intera regione. Mentre la domanda di elettricità spinta dalle industrie continua a crescere, la produzione da fonti pulite subisce un pesante stop. Senza lo scudo protettivo delle vecchie centrali nucleari, l’economia catalana rischierebbe oggi il blocco della produzione. Questo nel paese europeo che dichiara la quasi indipendenza da fonti fossili
Nel corso del 2025, la quota di energia rinnovabile è diminuita del 3,1%, arrivando a coprire appena il 15,3% della domanda regionale. Questo dato drammatico allontana l’obiettivo politico di raggiungere il 50% di energia pulita entro il 2030. Con una domanda schizzata a 45.250 GWh (+2,7%), la Catalogna è costretta a importare corrente a costi crescenti dalle regioni vicine.
Il bilancio energetico: i numeri dell’emergenza
A tradire le aspettative dei pianificatori pubblici è stato il crollo dell’eolico, penalizzato da venti deboli e da una burocrazia paralizzante. Al contrario, l’energia atomica si conferma la vera e unica spina dorsale del sistema elettrico locale.
Ecco il quadro dettagliato della produzione di elettricità sul territorio:
| Fonte Energetica | Produzione 2025 (GWh) | Quota sulla Domanda (%) | Variazione su 2024 |
| Nucleare | 22.812,07 | 50,4% | +2,9% |
| Idroelettrico | 3.822,00 | 8,4% | Stabile |
| Eolico | 2.360,62 | 5,2% | -16,8% |
| Solare Fotovoltaico | 495,15 | 1,1% | +17,5% |
| Importazioni Nette | 7.144,97 | 15,8% | +6,4% |
I tre reattori operativi (Ascó I, Ascó II e Vandellós II) coprono da soli oltre la metà dell’intero fabbisogno elettrico catalano. Producono più del triplo di tutte le fonti rinnovabili messe insieme, smentendo i proclami sull’autosufficienza ecologica immediata.

Centrale nucleare di Asco
Tasse da record e burocrazia: l’autogol della regione
Com’è possibile che la Catalogna “progressista e green” si ritrovi in questo vicolo cieco? La risposta sta in un mix tossico di iper-regolamentazione e tassazione punitiva.
Mentre centinaia di progetti rinnovabili giacciono bloccati negli uffici pubblici in attesa di approvazione, i costi per installare parchi eolici sono diventati paradossali:
- Tassazione record: per autorizzare un parco eolico da 50 MW, la Catalogna esige 119.521 euro di tariffe amministrative.
- Il confronto coi vicini: la stessa pratica costa nove volte meno in Aragona, venti volte meno in Galizia e quasi seicento volte meno in Navarra.
- Dipendenza energetica: l’Aragona esporta oltre 11.000 GWh di energia, mentre la Catalogna ne deve importare più di 7.100 GWh per non spegnere le fabbriche.
Le conseguenze economiche e la lezione per l’Europa
Di fronte a questa paralisi, l’associazione degli industriali Foment del Treball ha chiesto con urgenza di prolungare la vita dei reattori nucleari oltre il 2030. Senza un flusso di energia stasbile, continuo e a costi competitivi, le imprese industriali non possono programmare gli investimenti.
La vicenda catalana offre una lezione chiarissima anche per l’Italia: quando l’ideologia green prescinde dalla realtà tecnica ed economica, il risultato non è l’autosufficienza pulita, ma un costo salatissimo per le imprese e una pericolosa dipendenza energetica dall’esterno.







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