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Parigi, ordini decuplicati nelle armerie: i commercianti si preparano contro i saccheggiatori. «Ci saranno dei morti, ora ci difendiamo da soli»

Paura a Parigi prima del weekend: dopo i saccheggi, i commercianti svuotano le armerie per difendere i negozi da soli. Vendite aumentate di dieci volte e tensione alle stelle.

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Armerie prese d’assalto, scorte di pistole al peperoncino esaurite e negozianti in strada con le spranghe di ferro per salvare la propria attività. A Parigi la paura di una nuova ondata di saccheggi nel fine settimana sta spingendo centinaia di commercianti e ristoratori a comprare armi di autodifesa, convinti che la polizia non sia più in grado di proteggerli. Sono le preparazioni per una vera e propria guerra civile. 

L’immagine simbolo di questa crisi è quella di Assia, una commerciante di 54 anni con il negozio in rue Étienne-Marcel, nel pieno centro della capitale francese. Domenica scorsa, durante il secondo giorno consecutivo di violenze urbane, si è piazzata davanti all’ingresso della sua attività stringendo una spranga di ferro per respingere i saccheggiatori.

Assia la commerciante con la sbarra di ferro

Le sue parole davanti alle telecamere non lasciano spazio a interpretazioni: «Ci saranno dei morti e noi ci difenderemo. Perché ora basta, abbiamo avvisato tutti».

Una frase estrema, che esce dal perimetro della legge ma fotografa il crollo di fiducia verso le istituzioni. Quando le forze dell’ordine vengono superate dagli eventi, il vuoto viene riempito dalla difesa fai-da-te.

Armerie prese d’assalto: vendite moltiplicate per dieci

Nelle armerie parigine il telefono suona senza sosta. Yves Gollety, titolare dell’Armurerie de la Bourse in rue Vivienne e presidente del sindacato nazionale degli armieri, racconta che gli ordini sono aumentati di dieci volte in pochi giorni. I clienti non sono appassionati di tiro o collezionisti. Sono ristoratori, titolari di boutique e piccoli imprenditori sotto shock, che chiedono strumenti non letali di “categoria D”, acquistabili liberamente in Francia da chiunque sia maggiorenne.

Nel nord di Parigi, il titolare di un’altra armeria lavora ormai con la serranda abbassata a metà e due guardie giurate all’ingresso. Nella sua carriera ricorda solo altri due picchi simili di vendite: dopo gli attentati del novembre 2015 e subito dopo l’attacco del 7 ottobre in Israele.

La situazione viene giudicata persino peggiore rispetto alle proteste dei Gilet gialli. All’epoca i danneggiamenti seguivano i percorsi dei cortei autorizzati; oggi la percezione è che chiunque, in qualsiasi quartiere, possa vedere la propria vetrina sfondata in pochi minuti. All’uscita dai negozi, i nuovi acquirenti evitano di parlare. C’è quasi un senso di imbarazzo nel ritrovarsi in tasca un’arma dopo una vita passata semplicemente a gestire una cassa o una cucina.

L’arsenale dei negozianti e i costi della paura

Per capire cosa stanno acquistando i commercianti parigini prima delle nuove manifestazioni del sabato, basta guardare il listino dei prodotti andati a ruba e ormai quasi introvabili nei magazzini:

Dispositivo di autodifesaCaratteristiche tecnichePrezzo medioDisponibilità a Parigi
Pistola spara-gel (tipo Guardian Angel)Lancia sfere/gel lacrimogeno a 350 km/h (portata 7 metri)45 €Quasi esaurita
Pistola lacrimogena professionale (tipo JPX)Classificata come aerosol ad alta potenza con mirinoDiverse centinaia di euroScorte al minimo
Pistola a proiettili di gommaArma non letale da difesa ravvicinata (categoria D)149 € (modello base)Alta richiesta
Spray urticanti e manganelli telescopiciStrumenti tascabili per difesa immediata20 € – 60 €Vendite raddoppiate

Come ha spiegato con amara ironia il presidente degli armieri, se la polizia non ristabilirà l’ordine in fretta non resterà più un solo pezzo in magazzino, proprio come succede con i condizionatori d’aria ad agosto.

La fine del monopolio della violenza?

Uno Stato moderno giustifica il prelievo fiscale prima di tutto con il monopolio della forza e la tutela dei cittadini. Se il commerciante deve pagarsi da solo il vetraio, la guardia giurata e pure la pistola a proiettili di gomma, il patto fiscale si rompe alla radice. A questo punto si svolta verso l’anarchia e verso la caduta dello stato. 

Non tutti, peraltro, credono che armarsi sia la soluzione. Diversi negozianti con le vetrine già in frantumi fanno notare che affrontare da soli bande organizzate di decine di persone non solo è inutile per salvare la merce, ma rischia di trasformare una rapina in una tragedia.

Anche l’associazione degli albergatori e ristoratori (Umih), per bocca del presidente regionale Frank Delvau, cerca di frenare gli animi invitando al rispetto della legge, ma avverte il governo: serve una risposta immediata dello Stato per evitare che il saccheggio diventi la nuova normalità economica della capitale.

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