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Panico a Berlino: la CDU vuole cacciare gli stranieri violenti, ma è solo paura dell’AfD

Dopo l’attacco di Berlino, la CDU propone l’espulsione immediata per gli stranieri che aggrediscono donne, omosessuali o cristiani: una stretta securitaria che nasconde il panico per l’avanzata elettorale dell’AfD.

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L’incubo dei furgoni lanciati a folle velocità sulla folla è tornato a insanguinare la Germania. La sera del 25 luglio, a Berlino, un giovane islamista ha puntato il proprio veicolo contro un gruppo di persone ai margini della sfilata del Christopher Street Day.

L’ondata di sdegno e di paura ha scosso le fondamenta della politica tedesca. Davanti a una tensione sociale insostenibile, l’Unione cristiano-democratica (CDU/CSU) ha presentato un piano d’emergenza: togliere il permesso di soggiorno ed espellere chi commette crimini d’odio contro donne, omosessuali o cristiani.

Tuttavia, dietro i proclami securitari, la mossa rivela soprattutto il nervosismo della destra moderata guidata da Friedrich Merz, stretta all’angolo dall’ascesa elettorale di Alternative für Deutschland (AfD).

Il piano di Alexander Throm: espulsione d’ufficio

A guidare l’offensiva parlamentare è Alexander Throm, portavoce degli affari interni della CDU al Bundestag. Throm non ha usato mezzi termini nel denunciare la radice ideologica dell’attentato:

«Il terribile attentato al Christopher Street Day di Berlino lo ha dimostrato ancora una volta: gli islamisti fanatici non solo rifiutano il nostro modo di vivere, ma lo combattono con odio e violenza. Questa volta l’odio era rivolto contro la comunità queer».

La proposta della CDU punta ad allargare un meccanismo già discusso dopo l’attacco di Hamas contro Israele nell’ottobre 2023, quando si era ipotizzata la revoca automatica del soggiorno per gli autori di reati antisemiti.

Ora il ventaglio si allarga. Secondo Throm:

«Dovremmo pensare oltre alla espulsione di routine. Ciò che vale per i reati a sfondo antisemita dovrebbe valere anche per i reati commessi per motivi di misoginia, ostilità nei confronti delle persone queer o dei cristiani».

La linea di principio appare netta: chi aggredisce i pilastri della convivenza civile tedesca non ha diritto a rimanere nel Paese. Per evitare che gli espulsi si rendano irreperibili, Throm propone anche una misura detentiva preventiva, trattenendo i soggetti pericolosi finché non lascino il territorio nazionale. Un arresto preventivo perhé non si rendano irreperibili.

La risposta attendista della sinistra

Dall’altro lato della maggioranza, i socialdemocratici dell’SPD frenano sugli automatismi. Sonja Eichwede, vice capogruppo della SPD, ha replicato spostando il baricentro sulle misure preventive generali:

«È importante soprattutto un approccio preventivo, affinché i reati non si verifichino affatto, così come un perseguimento penale e un’esecuzione delle pene coerenti nei confronti di tutti gli autori di reati, indipendentemente dalla loro provenienza».

Una presa di posizione che evita accuratamente di appoggiare una revisione restrittiva della legge sull’immigrazione, confermando lo stallo decisionale che paralizza il governo federale.

I numeri e il corto circuito giuridico

Quando si passa dalle interviste alla realtà materiale, il piano della CDU mostra subito una grave contraddizione logica. La Germania è ormai oltre il limite dell’espulsione, potremmo dire che è troppo tardi per questa politica. Ad esempio l‘attentatore di Berlino, Abdul Ballout, era infatti cittadino tedesco a tutti gli effetti. Nessuna riforma del diritto di soggiorno per stranieri avrebbe potuto fermarlo o allontanarlo dalla Germania. Bisognava pensarci prima, quando è stata concessa la cittadinanza.

Tra l’altro non si comprende bene perché l’attacco a una donna o a un uomo della comunità LGBTQ dovrebbe ricevere una tutela maggiore di un uomo, ad esempio, etero ed ateo. Anche nella stessa Germania ci sarebbero alcuni problemi d’applicazione, per chiara sperequazione nei diritti della vittima.

Inoltre, il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) vietano espulsioni del tutto automatiche. Come ricorda l’avvocato Thomas Oberhäuser, ogni provvedimento richiede un bilanciamento tra l’interesse pubblico all’allontanamento e i legami familiari o personali costruiti dall’individuo. Il passaggio all’espulsione automatica richiederebbe di rivedere il diritto europeo e, magari, ridurre i poteri della CEDU.

La paura dell’AfD e l’eredità amara di Angela Merkel

Perché la CDU lancia questa offensiva proprio adesso? La risposta non si trova nelle aule di tribunale, ma nelle urne elettorali. La CDU si trova a gestire le pesanti conseguenze delle passate politiche di apertura indiscriminata dell’era Merkel. Quegli anni di accoglienza senza filtri hanno prodotto sacche di marginalità e radicalismo che oggi esplodono nelle periferie urbane.

Al contempo, il governo federale guidato da Friedrich Merz mostra una forte debolezza operativa. La leadership della CDU fatica a mantenere le promesse di svolta securitaria e subisce l’emorragia costante del proprio elettorato moderato e conservatore, deluso dall’inerzia del centrodestra.

A capitalizzare questo scontento è l’AfD, che continua a salire nei sondaggi offrendo risposte radicali e immediate. La proposta di Throm è quindi un tentativo disperato di recuperare credibilità: usare il tema della difesa dei diritti civili e delle minoranze come scudo per attuare politiche di rimpatrio rapido, cercando di strappare consensi a destra senza apparire antidemocratici. Se nelle votazioni di domani in Sassonia Anhalt si dovesse assistere a una forte vittoria dei sovranisti la CDU sarà costretta a scegliere.

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