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Pagati per restare spenti: il paradosso del più grande parco eolico scozzese fermo per oltre il 70% del tempo
Il più grande parco eolico di Scozia è rimasto fermo per il 71% del 2024 incassando 65 milioni per non produrre. Mancano i cavi per trasportare la corrente e il costo record di 1,5 miliardi finisce dritto sulle bollette dei cittadini.

Tre miliardi di sterline gettati in mezzo al mare per restare immobili quasi tre giorni su quattro. Mentre le bollette elettriche delle famiglie continuano a pesare come macigni, il più grande impianto eolico marino della Scozia, il colossale parco di Seagreen, è stato pagato decine di milioni di sterline dei contribuenti non per produrre energia pulita, ma esattamente per spegnere le proprie pale.
Il dato emerge da uno studio approfondito del centro studi britannico Resolution Foundation: durante tutto il 2024, l’impianto è rimasto fermo per il 71% delle ore in cui avrebbe potuto funzionare a pieno regime. Per questo stop forzato, i proprietari dell’impianto hanno incassato 65 milioni di sterline di indennizzi. Soldi usciti direttamente dalle tasche dei cittadini, prelevati tramite gli oneri di sistema delle bollette.
La trappola dei cavi che non ci sono
Il motivo di questa situazione assurda non risiede nel meteo o in un guasto meccanico, ma in una clamorosa carenza di pianificazione industriale. In parole molto semplici: le pale in Scozia girano velocemente e creano tantissima energia, ma i cavi dell’alta tensione che dovrebbero trasportare questa corrente verso le grandi città del sud dell’Inghilterra non hanno una capienza sufficiente.
La rete elettrica nazionale, non potendo gestire tutta questa elettricità senza rischiare pericolosi sovraccarichi e blackout, ordina ai gestori di staccare la spina. Questo meccanismo prende il nome tecnico di curtailment (blocco forzato).
Per legge, quando a un produttore privato viene imposto di non immettere energia nella rete, gli viene riconosciuto un risarcimento economico pari al guadagno che avrebbe ottenuto vendendo quella corrente. Il risultato pratico è grottesco: si paga prima per costruire l’impianto, poi si paga per tenerlo fermo e, infine, si paga una terza volta per accendere le vecchie centrali a gas vicino a Londra per coprire il fabbisogno mancante.
I numeri di un salasso annunciato
Secondo i dati raccolti dalla Renewable Energy Foundation, la Scozia è l’epicentro assoluto di questa anomalia. La rete era studiata per portare l’energia da sud a nord, non viceversa. Ecco i risultati di una programmazione fatta in tempi diversi, per esigenze e generazioni diverse:
| Indicatore | Valore registrato |
| Quota scozzese di potenza eolica britannica | Circa 35% |
| Quota scozzese di energia eolica bloccata forzatamente | Oltre 98% |
| Quota scozzese dei costi totali di stop (curtailment) | 94% |
| Energia eolica sprecata nel nord della Scozia (2025) | 8,8 TWh |
| Elettricità effettivamente giunta alla rete nel nord | Solo il 61% del potenziale |
Il costo complessivo di questi risarcimenti ha raggiunto 394 milioni di sterline nel 2024 e 382 milioni nel 2025. Ma il calcolo reale è molto più pesante. Il monitoraggio “Wasted Wind” condotto da Octopus Energy dimostra che, sommando i soldi dati ai parchi eolici per stare spenti e le spese per bruciare gas fossile sostitutivo, il conto totale per il 2025 ha toccato la cifra record di 1,47 miliardi di sterline.
La beffa dei posti di lavoro mai nati
Oltre al danno economico immediato, crolla anche la narrazione della grande ricchezza occupazionale promessa con la transizione energetica. Nel 2010 la politica britannica aveva fissato l’obiettivo di raggiungere 28.000 posti di lavoro nel settore eolico marino scozzese entro il 2020.
I dati reali del 2024 dicono che gli occupati effettivi sono appena 5.600. Un quinto rispetto a quanto sbandierato. L’assenza di investimenti sulle reti di distribuzione ha strozzato lo sviluppo della filiera locale sul nascere e comunque i numeri erano sovradimensionati per avere più facilmente contributi.
Gli esperti del settore mettono in guardia da un errore logico madornale: continuare ad autorizzare e installare nuove pale senza aver prima allargato la rete elettrica non farà altro che gonfiare i costi di risarcimento. Un nuovo parco che riceve il via libera oggi entrerà in funzione verso la fine di questo decennio, ma i grandi cavi di trasporto sottomarini e terrestri non saranno pronti prima degli anni Trenta.
Costruire generatori di corrente senza costruire le linee per portarla a chi ne ha bisogno equivale a costruire una flotta di treni ad altissima velocità su binari a scartamento ridotto dell’Ottocento. Finché la spesa pubblica non punterà con forza sulle infrastrutture di base, la transizione resterà un ricco sussidio per pochi e una tassa occulta sul conto della luce per tutti gli altri. Qualcuno, comunque, sta facendo tanti soldi e senza neanche produrr energia.







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