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Missili su Riad: i big del petrolio fuggono dal summit mondiale. L’Arabia Saudita scopre la propria fragilità

Attacco missilistico sull’aeroporto di Riad con morti e feriti: gli amministratori delegati di Shell, BP, Total ed Exxon annullano la partecipazione al vertice mondiale sull’energia mentre salgono i rischi per le rotte del greggio.

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Dodici morti sulla pista, oltre trecento feriti e i terminal avvolti dal fumo. L’attacco missilistico contro l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad ha fatto crollare in pochi istanti la vetrina di sicurezza del Regno saudita, trasformando l’avvio del prestigioso congresso del World Petroleum Council in una fuga generale.

I vertici delle principali multinazionali energetiche mondiali non ci hanno pensato due volte. Gli amministratori delegati di ExxonMobil, Shell, TotalEnergies e BP hanno cancellato all’ultimo minuto la loro presenza all’evento, lasciando le sale del lussuoso hotel Ritz-Carlton semivuote.

Davanti a un pericolo concreto, le rassicurazioni diplomatiche sono svanite. BP ha motivato l’assenza con i problemi ai trasporti, confermando comunque a parole la cooperazione con la regione. Le altre compagnie hanno preferito il silenzio. La realtà è che i dirigenti del petrolio preferiscono evitare la roulette russa dei cieli arabi.

L’aeroporto della capitale ha subito più incursioni in una sola settimana. Gli Houthi yemeniti dimostrano così che la loro capacità di colpire non è uno slogan propagandistico, ma una minaccia materiale capace di bucare le difese aeree saudite, costate centinaia di miliardi di dollari.

Il Regno appare improvvisamente vulnerabile. Ci si chiede dove sia finita l’efficacia del celebre Patto di difesa reciproca siglato con partner regionali come Pakistan e Turchia. Quando i droni e i missili balistici arrivano sopra i terminal civili, i trattati firmati nei palazzi faticano a tramutarsi in protezione immediata sul campo.

Le ripercussioni economiche dell’attacco sono pesanti e immediate:

  • Strette logistiche: il controllo ribelle sul canale di Bab al-Mandeb mette sotto tiro le petroliere verso il Canale di Suez.
  • Esplosione delle polizze: i premi assicurativi per il transito nel Mar Rosso sono balzati verso l’alto, spingendo molte navi a circumnavigare l’Africa.
  • Pressione sui prezzi: con lo Stretto di Hormuz già sotto pressione per il conflitto con l’Iran, il greggio subisce rincari che peseranno su raffinazione e trasporti.
Settore coinvoltoEffetto immediato sul campoConseguenza economica
Trasporto aereoBlocco scalo di Riad e allerta ambasciatePerdite commerciali e stop al turismo d’affari
Grezzo e raffinatiRotte marittime deviate verso il CapoAumento dei costi di nolo e rincari alla pompa
Difesa sauditaRichiesta urgente di radar e truppe ad alleatiAumento della spesa pubblica militare

Riad ha chiesto l’invio urgente di difese aeree alla Francia per blindare il terminal petrolifero di Yanbu, sul Mar Rosso. Gli Stati Uniti, con gli arsenali di missili intercettori provati da mesi di attriti regionali, prendono tempo e non garantiscono un ombrello totale.

Il vertice sull’energia continuerà per dovere istituzionale, ma il messaggio arrivato ai mercati è inequivocabile  e va in direzione opposta rispetto a quella promozionale desiderata dal Regno: senza rotte sicure e cieli sgombri, la ricchezza petrolifera resta bloccata sul terreno e Riad deve  ancora investire molto per raggiungere questo risultato.

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