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Meta scambia dipendenti con GPU: 8.000 licenziamenti e l’azzardo macroeconomico dell’Intelligenza Artificiale
Meta annuncia il taglio di 8.000 dipendenti per finanziare l’acquisto di GPU. Mentre l’azienda investe oltre 115 miliardi nell’intelligenza artificiale, emerge un grave rischio macroeconomico: chi comprerà i servizi se la Silicon Valley licenzia i suoi lavoratori migliori?

Mark Zuckerberg ha fatto la sua scelta: meno capitale umano, più potenza di calcolo. Meta, la società madre di Facebook e Instagram, si appresta a tagliare circa il 10% della sua forza lavoro globale, ovvero quasi 8.000 dipendenti, in una prima tornata di licenziamenti che ha un obiettivo chiaro: liberare risorse per l’acquisto massiccio di GPU (unità di elaborazione grafica) necessarie per addestrare i nuovi modelli di intelligenza artificiale.
E questo sembra essere solo l’inizio. I piani aziendali prevedono ulteriori riduzioni del personale nella seconda metà dell’anno. Le tempistiche e l’entità dei prossimi tagli dipenderanno da un fattore molto pratico: la velocità con cui l’azienda brucerà cassa nel tentativo di dimostrare che l’IA può effettivamente generare un flusso di cassa positivo netto, cosa finora tutt’altro che scontata.
I numeri di una scommessa colossale
Per comprendere la portata di questa transizione, è utile guardare ai numeri del bilancio e alle stime di spesa (capex):
- Forza lavoro: a fine dicembre l’azienda contava quasi 79.000 dipendenti. I nuovi tagli seguono il “dietrofront” tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 (il cosiddetto “anno dell’efficienza”), quando furono eliminati 21.000 posti di lavoro per correggere le folli stime di crescita post-Covid.
- Esplosione dei costi per l’IA: nell’ultima conferenza sugli utili, Meta ha alzato le stime di spesa in conto capitale (capex) per il 2026 alla cifra record di 115-135 miliardi di dollari. Si tratta di un valore più che raddoppiato rispetto agli anni precedenti, un azzardo finanziario che fa impallidire persino i miliardi bruciati nella fallimentare corsa al Metaverso.
- Bilancio solido (per ora): le azioni sono in rialzo da inizio anno (seppur sotto i massimi) e la società ha generato lo scorso anno oltre 200 miliardi di dollari di entrate, con 60 miliardi di profitti, nonostante le spese fuori scala.
Silicon Valley schiaccia se stessa
Dal punto di vista macroeconomico, l’entusiasmo di Wall Street per questi tagli nasconde una miopia strutturale. Meta non è sola: Amazon ha recentemente ridotto il personale corporate di 30.000 unità (quasi il 10% dei colletti bianchi) e la fintech Block ha licenziato quasi metà del suo staff, il tutto giustificato dai guadagni di efficienza promessi dall’intelligenza artificiale. A livello globale, il portale Layoffs.fyi stima la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel settore tech solo nei primi mesi dell’anno.
Qui emerge la contraddizion: si sta licenziando in massa la categoria di lavoratori meglio retribuita degli Stati Uniti. Se le aziende tecnologiche distruggono il potere d’acquisto della classe media specializzata (che oggi fatica a pagare gli affitti di San Francisco), chi sosterrà i consumi, soprattutto in California e nell’area di San Francisco? Un disoccupato non clicca sulle inserzioni pubblicitarie e non abbona la propria azienda ai nuovi costosi servizi cloud guidati dall’IA.
Verso l’ennesimo “Pivot” tecnologico
Nel frattempo, la struttura interna di Meta viene stravolta. Ricordando la disastrosa incursione nella realtà virtuale, le squadre della divisione Reality Labs vengono riorganizzate. Gli ingegneri vengono spostati in una nuova divisione “Applied AI”, incaricata di sviluppare agenti autonomi in grado di scrivere codice e svolgere compiti complessi.
I dirigenti sognano un’azienda con meno livelli intermedi di management e una produttività spinta da lavoratori assistiti dall’algoritmo. Tutto questo, ovviamente, partendo dal presupposto che la bolla dell’intelligenza artificiale non scoppi prima, quando il mercato si renderà conto che i trilioni di dollari di spesa promessi dal settore potrebbero non tradursi mai in reali e diffusi aumenti di produttività.








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