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Meta alla sbarra negli USA: il processo da 1.400 miliardi che minaccia di abbattere l’impero di Zuckerberg
Maxi-processo a Oakland contro Meta: 29 Stati chiedono sanzioni record e lo stop agli algoritmi che creano dipendenza nei ragazzi. A rischio il modello di profitto pubblicitario di Zuckerberg.

Dopo le recenti e pesanti condanne in New Mexico (multata per 375 e 567 milioni di dollari in due distinti procedimenti), Meta Platforms affronta ora un nuovo momento critico nella tutela dei minori online. Stavolta, una coalizione di Stati americani accusa il colosso di aver progettato le proprie piattaforme appositamente per generare dipendenza nei bambini e di averne raccolto i dati personali, violando la normativa federale.
La resa dei conti in California
Martedì a Oakland, in California, avrà inizio un ampio processo che coinvolge diversi Stati, presieduto dal giudice distrettuale degli Stati Uniti Yvonne Gonzalez Rogers. Gli avvocati del Colorado, della California, del New Jersey e del Kentucky – alla guida di un gruppo bipartisan di 29 Stati – pronunceranno le dichiarazioni di apertura. Le accuse di questi quattro Stati relative alla progettazione volta a creare dipendenza e al marketing ingannevole sono l’oggetto di questo processo, mentre tutti i 29 Stati sono coinvolti nelle accuse relative alla raccolta dei dati.

La giudice Rogers
La causa avverrà davanti a una giuria di otto persone che però non emetterà un verdetto. La giudice federale Rogers l’ha costituita con funzione puramente consultiva, cosa piuttosto rara. I giurati risponderanno a domande specifiche da lei selezionate, e la giudice è libera di ignorare completamente le loro conclusioni quando emetterà la sentenza al termine del processo, previsto per ottobre, come riporta Reuters.
Gli Stati sostengono che funzionalità come lo scorrimento infinito siano state appositamente progettate per mantenere i giovani utenti “incollati” alle piattaforme, che Meta abbia fuorviato l’opinione pubblica sulla sicurezza delle proprie piattaforme per gli adolescenti e che l’azienda abbia raccolto e monetizzato in modo improprio i dati personali dei minori, violando la legge federale.
L’esposizione finanziaria è la più elevata mai registrata in qualsiasi caso affrontato da Meta. L’azienda ha avvertito che le sanzioni massime previste dalla legge potrebbero teoricamente raggiungere 1.400 miliardi di dollari, mentre i procuratori generali hanno indicato che potrebbero richiedere circa 200 miliardi di dollari.
Un sondaggio Reuters/Ipsos pubblicato la scorsa settimana ha rilevato che l’85% degli americani ritiene che i social media possano creare dipendenza nei bambini.
Al di là degli aspetti economici, la coalizione chiede cambiamenti strutturali a livello nazionale: limiti di età, eliminazione degli algoritmi e dei modelli di intelligenza artificiale costruiti con i dati dei minori, eliminazione dello scorrimento infinito e delle notifiche, limiti di tempo rigorosi per i giovani utenti e un algoritmo riprogettato per dare priorità al benessere piuttosto che al coinvolgimento. Si prevede che il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, e il responsabile di Instagram, Adam Mosseri, testimonino entrambi, insieme a ex dipendenti ed esperti esterni. Sarà un processo molto interessante, che farà scoprire diversi aspetti oscuri dei social media.
Cosa è successo nel New Mexico
Il processo multistatale arriva sulla scia di un devastante colpo legale nel New Mexico. Il 6 agosto, il giudice statale Bryan Biedscheid ha stabilito che Meta avesse causato un disturbo alla quiete pubblica e ha ordinato alla società di versare 567 milioni di dollari in un fondo per la salute mentale dei giovani, destinando 420 milioni di dollari alle cure, 90 milioni allo screening e alla valutazione, 33 milioni alla prevenzione e alla sensibilizzazione e 15 milioni ai servizi di orientamento e al coordinamento delle cure nell’arco di cinque anni. La sentenza ha fatto seguito a una sanzione di 375 milioni di dollari inflitta a marzo da una giuria del New Mexico per violazioni della legge statale sulle pratiche sleali (Unfair Practices Act).
L’importo stabilito è risultato ben al di sotto di quanto richiesto dal New Mexico. Lo Stato aveva chiesto 1 miliardo di dollari a sostegno di un piano da 3,7 miliardi di dollari volto ad ampliare i servizi di salute mentale per i minori.
«La Corte ritiene che il peso delle prove presentate dimostri che le piattaforme di Meta siano una causa e un fattore determinante della crisi di salute mentale giovanile nel New Mexico».
Biedscheid ha paragonato le piattaforme a una fabbrica inquinante, scrivendo che i danni «non rimangono circoscritti» ma si riversano «nel mondo reale» e gravano su famiglie, scuole, ospedali e forze dell’ordine.
L’ordinanza, una vittoria per il procuratore generale del New Mexico Raul Torrez, impone inoltre cinque anni di modifiche operative: limiti mensili all’uso di Facebook e Instagram da parte degli adolescenti, restrizioni sulle notifiche, controlli più rigorosi sui contatti degli adulti con i minori, misure di sicurezza per i chatbot basati sull’intelligenza artificiale e una revisione più approfondita delle segnalazioni di abusi sessuali su minori. Meta dovrà presentare relazioni scritte sui progressi compiuti due volte all’anno. Il modello è ora all’esame della coalizione dei 29 Stati.
La difesa di Meta
Meta intende presentare ricorso contro la sentenza del New Mexico e sostiene che i procuratori generali nel processo in California stiano perseguendo un «risarcimento esorbitante» senza prove di un danno effettivo. “Rimaniamo fiduciosi nei nostri risultati nella protezione degli adolescenti online e continueremo a difenderci dalle accuse che travisano i fatti,” ha affermato l’azienda dopo la decisione del New Mexico.
L’azienda sostiene di aver investito ingenti risorse nella creazione di un ambiente sicuro per gli adolescenti, assumendo esperti in materia di sicurezza dei minori e implementando tecnologie per sradicare i predatori e i contenuti dannosi. I portavoce dell’azienda hanno definito le cause intentate dagli Stati come un tentativo di penalizzare Meta per problemi che riguardano l’intero settore, quali le complessità legate alla verifica dell’età.
Il contenzioso risale al 2021, quando l’informatrice Frances Haugen ha testimoniato davanti al Senato degli Stati Uniti e ha fornito documenti interni che indicavano come Meta fosse a conoscenza del fatto che le sue piattaforme potessero danneggiare i giovani utenti, ma avesse dato priorità al coinvolgimento degli utenti rispetto alla sicurezza.
Meta non è sola. Insieme a Snap, a ByteDance (società madre di TikTok) e ad Alphabet (società madre di YouTube), deve affrontare oltre 3.000 cause federali riunite nel procedimento davanti al giudice Rogers e altre 3.300 pendenti presso il tribunale statale di Los Angeles. Otto stati, tra cui il Tennessee e l’Arkansas, hanno deciso di non partecipare al procedimento federale e hanno intentato causa presso i propri tribunali. Il processo nel Tennessee è già in corso.
Meta ha comunicato agli investitori che le ripercussioni legali e normative relative alla sicurezza dei minori «potrebbero avere un impatto significativo sulla nostra attività e sui nostri risultati finanziari».







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