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Carceri al collasso nel Regno Unito: oltre 5.500 accusati di violenze sessuali tornano liberi su cauzione

Carcere senza posti nel Regno Unito: oltre 5.500 indagati per reati sessuali e abusi tornano a casa in attesa di processo. L’allarme della polizia e il collasso dei servizi essenziali britannici.

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L’emergenza penitenziaria britannica ha superato il livello di guardia, trasformandosi in una vera crisi di sicurezza pubblica. Per alleggerire la pressione su istituti di pena ormai privi di posti letto, le autorità del Regno Unito stanno rilasciando su cauzione migliaia di persone in attesa di processo. Tra loro figurano imputati per reati di estrema gravità, compresi stupri e abusi su minori, come ricorda The Telegraph.

La decisione nasce dalle modifiche al Sentencing Act promosse dal governo laburista per decongestionare le prigioni. Nelle comunicazioni inviate alla magistratura, i tribunali sono stati esortati a limitare la custodia cautelare in carcere, preferendo il rilascio controllato. Il risultato è un paradosso istituzionale: le forze dell’ordine arrestano i sospetti, ma il sistema giudiziario è costretto a rimetterli subito in circolazione.

I numeri del tracollo giudiziario

I dati ufficiali del Ministero della Giustizia, analizzati dalla stampa britannica, mostrano un quadro senza precedenti. Nell’ultimo anno le Crown Courts hanno concesso la libertà su cauzione a 5.517 imputati per reati a sfondo sessuale. Si tratta del dato più alto dal 2018.

Oltre la metà di chi compare davanti a una corte con queste accuse attende il processo da uomo libero. Nel 2019 la percentuale era ferma al 40%. La suddivisione delle accuse evidenzia l’impatto della misura:

Tipologia di reato contestatoNumero imputati su cauzioneQuota sul totale delle accuse
Adescamento di minori (grooming)Oltre 60073,3%
Aggressione sessuale su donne1.00466,1%
Violenza su minori di 13 anniCentinaia di casi64,0%
Abuso su minori (pedopornografia)10560,0%
Accusa formale di stupro88637,8%

Le stime interne dell’esecutivo tracciano uno scenario allarmante: fino al 50% dei soggetti rilasciati potrebbe violare le prescrizioni della cauzione prima dell’udienza. Insomma, si liberano sospettati che probabilmente violeranno le norme.

La rivolta della polizia e i casi limite

La reazione dei vertici di Scotland Yard è stata durissima. Sir Mark Rowley, capo della Metropolitan Police, ha denunciato pubblicamente un sistema che sembra tutelare i diritti di chi delinque a scapito della sicurezza delle vittime.

A innescare la polemica è stato il caso di Zafer Dogan, 32 anni, condannato per aver manipolato migliaia di immagini di donne e bambine tramite software di intelligenza artificiale. Dogan ha ottenuto per mesi la cauzione, tornando ad abitare in un appartamento affacciato proprio sul parco giochi dove individuava le sue vittime. La famiglia di una delle bambine coinvolte è stata costretta a traslocare pur di non incrociarlo.

Non mancano episodi di recidiva violenta:

  • Najeebullah Arab, scarcerato su cauzione a Oxford, ha pedinato e aggredito una donna, per poi violentare una ragazza pochi giorni dopo (è stato infine condannato a 17 anni).
  • Philip Smith, rilasciato a Brighton, ha stuprato una donna sotto la minaccia di un coltello a sole 96 ore dalla scarcerazione.
  • A Londra, un diciassettenne ha ottenuto la libertà su cauzione per cinque volte consecutive, continuando a commettere rapine e a manomettere il braccialetto elettronico.

I sindacati di polizia parlano di agenti sfiduciati, costretti a svolgere un lavoro inutile di fronte a decisioni giudiziarie vincolate dalla mancanza di celle.

Il costo economico di un’infrastruttura fantasma

Dietro questa crisi non c’è solo una scelta politica o penale, ma un evidente fallimento economico. Per decenni i governi britannici hanno tagliato o bloccato gli investimenti pubblici in conto capitale destinati all’edilizia carceraria e all’amministrazione della giustizia.

Quando un’infrastruttura strategica viene trascurata per inseguire risparmi di bilancio a breve termine, il conto si ripresenta sempre con gli interessi. Il blocco della capacità carceraria non cancella la spesa pubblica, ma la trasferisce all’esterno sotto forma di pesanti esternalità negative.

Rilasciare indagati pericolosi per mancanza di spazio equivale ad ammettere che lo Stato non riesce più a garantire la sua funzione primaria, cioè la sicurezza pubblica. Una gestione razionale della spesa pubblica richiede investimenti strutturali e duraturi nei servizi essenziali, non scorciatoie contabili che mettono a rischio i cittadini.

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