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Economia

Meno Irpef, più acquisti: la spinta della manovra può valere un miliardo per i consumi

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Il taglio delle tasse può cominciare dalla dichiarazione dei redditi e arrivare fino alla cassa di un negozio, alla prenotazione di una vacanza, all’acquisto di un elettrodomestico. È questo il passaggio economico che mette a fuoco il Centro studi di Unimpresa: la riduzione dell’Irpef prevista dalla manovra per il 2027 potrebbe alimentare fino a un miliardo di euro di consumi aggiuntivi. Una possibilità che interessa soprattutto le piccole e medie imprese, per le quali la capacità di spesa delle famiglie rappresenta una componente essenziale del fatturato.

Il punto di partenza dell’analisi è un alleggerimento fiscale complessivo di un miliardo e 434,2 milioni di euro. Risorse che rimarrebbero nella disponibilità di circa 3,2 milioni di contribuenti, con un beneficio medio teorico di 448 euro all’anno e un vantaggio individuale massimo di 500 euro. Su questa base Unimpresa costruisce cinque scenari, variando la quota del risparmio fiscale che le famiglie potrebbero destinare agli acquisti.

Con una propensione alla spesa del 30%, l’aumento dei consumi sarebbe di circa 430 milioni. Nello scenario intermedio, in cui venisse utilizzata la metà del beneficio, si arriverebbe a 717 milioni. Nell’ipotesi più favorevole, con il 70% delle risorse impiegato negli acquisti, l’impulso raggiungerebbe un miliardo e quattro milioni di euro.

La distinzione è decisiva: il miliardo rappresenta l’estremo superiore della simulazione, non un risultato già acquisito. L’esercizio misura quanto potrebbe arrivare sul mercato a seconda delle scelte dei contribuenti. Proprio questa trasparenza consente di leggere il dato nella sua dimensione reale, evitando sia di trasformarlo in una promessa automatica sia di liquidare come irrilevante l’effetto economico della riduzione delle imposte.

Per il singolo beneficiario, il risparmio medio equivale a poco più di 37 euro al mese. Una cifra contenuta, che su scala nazionale può però diventare un flusso significativo di domanda. Il senso dell’intervento sta anche qui: somme distribuite tra milioni di persone possono tradursi in acquisti diffusi, con ricadute sulle attività che vivono del mercato interno.

Unimpresa individua tra i comparti potenzialmente favoriti commercio, distribuzione, servizi, ristorazione, turismo e beni durevoli. Per queste imprese, una maggiore disponibilità economica dei clienti può significare più vendite e un migliore utilizzo della capacità produttiva. L’eventuale ricaduta sull’occupazione viene dopo: dipenderà dalla continuità della domanda, dai margini e dalle decisioni delle aziende. Non basta un incremento degli incassi per determinare automaticamente nuove assunzioni.

Il vantaggio fiscale cresce progressivamente al crescere del reddito imponibile oltre i 50.000 euro. Per un contribuente con imponibile di 51.000 euro il risparmio è di 100 euro; a 52.000 euro sale a 200 euro; a 53.000 euro raggiunge 300 euro; a 54.000 euro arriva a 400 euro. Da 55.000 euro in poi il beneficio massimo è di 500 euro, indipendentemente dall’ulteriore crescita del reddito. La riduzione dell’imposta assume un peso percentuale differente a seconda del reddito. Per un imponibile di 55.000 euro, l’Irpef lorda passa da 15.850 a 15.350 euro, con un risparmio del 3,15%. Per un imponibile di 60.000 euro, l’imposta diminuisce da 18.000 a 17.500 euro, con una riduzione del 2,78%. Per un reddito imponibile di 100.000 euro, il beneficio resta pari a 500 euro, ma corrisponde all’1,42% dell’imposta lorda precedentemente dovuta. La misura produce pertanto un risparmio massimo uniforme in valore assoluto per i contribuenti con redditi imponibili pari o superiori a 55.000 euro, ma un’incidenza percentuale progressivamente decrescente.

«Il taglio dell’Irpef può rappresentare un sostegno importante non soltanto per i contribuenti direttamente interessati, ma anche per l’economia nel suo complesso. Lasciare oltre 1,4 miliardi di euro nella disponibilità delle famiglie significa creare le condizioni per un rafforzamento della domanda interna. Le nostre simulazioni indicano che, se anche soltanto la metà del risparmio fiscale fosse destinata agli acquisti, si potrebbero generare oltre 700 milioni di euro di consumi aggiuntivi. In uno scenario più favorevole, l’impulso potrebbe superare il miliardo di euro. Sono risorse che possono raggiungere il commercio, i servizi e le piccole e medie imprese, contribuendo a sostenere l’attività produttiva e l’occupazione.” commenta il consigliere nazionale di Unimpresa, Cosimo Callisto

C’è inoltre un elemento distributivo da considerare. Il beneficio esaminato è concentrato sui redditi imponibili superiori a 50mila euro. Famiglie che possono avere una maggiore capacità di accantonamento e destinare quindi al risparmio una parte più consistente dello sgravio rispetto ai nuclei con redditi inferiori. È la stessa Unimpresa a richiamare la necessità di prudenza su questo punto. La quota effettivamente spesa sarà determinante per valutare l’efficacia della misura come sostegno ai consumi.

Conta poi la fiducia. Chi considera stabile il proprio reddito può decidere di anticipare una spesa; chi teme difficoltà tende a conservare la liquidità aggiuntiva. La prevedibilità del quadro fiscale e le aspettative sull’economia diventano così parte del meccanismo attraverso il quale il taglio dell’Irpef può sostenere l’attività produttiva.

L’analisi offre dunque un argomento concreto a favore della scelta del governo di proseguire nell’alleggerimento del prelievo: lasciare risorse ai contribuenti può rafforzare anche il mercato delle piccole imprese. La dimensione del risultato resta da verificare. Le simulazioni non includono eventuali effetti moltiplicativi e l’aumento dei consumi non coincide, euro per euro, con un incremento del Pil italiano, perché una parte degli acquisti può riguardare prodotti importati.

La posta in gioco è comunque chiara. Una riduzione fiscale da circa 1,4 miliardi può rimettere in circolazione centinaia di milioni attraverso le decisioni delle famiglie. Per una piccola attività commerciale, un ristorante o un’impresa di servizi, è proprio da quelle decisioni quotidiane che passa la possibilità di crescere. Ed è su questo collegamento tra redditi disponibili e fatturati che il taglio dell’Irpef dovrà dimostrare la propria efficacia

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