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Meloni-Macron, al centro del vertice di Antibes, cooperazione industriale su spazio, difesa ed energia

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Il riavvicinamento tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron è un fatto politico. Il vertice italo-francese di Antibes, con al centro difesa, spazio, energia, Mediterraneo e cooperazione industriale, certifica il tentativo di riportare il rapporto tra Roma e Parigi dentro una cornice più ordinata. Dopo mesi, anzi anni, di freddezze, incomprensioni e scontri più o meno espliciti, i due leader tornano a parlarsi da protagonisti europei costretti dalla realtà a cooperare.

Ma sarebbe sbagliato leggere questo disgelo come una conversione di Meloni alla linea francese. Il punto, semmai, è opposto: il riavvicinamento sembra nascere più da una necessità di Macron che da un arretramento della premier italiana. Meloni è rimasta sostanzialmente coerente con la propria impostazione: difesa dell’interesse nazionale, centralità del Mediterraneo, attenzione ai confini esterni, rapporto pragmatico con Bruxelles, sostegno all’Ucraina ma senza accettare fughe in avanti su ipotesi avventurose come l’invio di truppe europee.

Macron, invece, arriva a questo passaggio in una posizione più complicata. La Francia ha bisogno di ricostruire un asse con l’Italia perché l’Europa è più fragile, il rapporto con gli Stati Uniti di Trump è più imprevedibile e la leadership francese non basta più da sola a orientare i dossier strategici del continente. In questo senso, il presidente francese ha interesse a normalizzare il rapporto con Meloni: non per simpatia politica, ma per necessità geopolitica.

“Non è un segreto che negli ultimi mesi ci siano state tensioni tra Roma e Parigi su alcune questioni”, ha affermato Giangiacomo Calovini, parlamentare del partito di Meloni e membro del gruppo parlamentare di amicizia Francia-Italia. 

“Sono però convinto che, visto il contesto internazionale particolarmente complesso che stiamo vivendo, Italia e Francia abbiano ancora il dovere di ricercare una convergenza”, ha affermato.

La rottura tra Trump e una parte dei leader europei ha paradossalmente favorito questo avvicinamento. L’attacco del presidente americano alla premier italiana ha rafforzato l’immagine di Meloni come leader capace di non farsi dettare la linea da Washington. Proprio lei, che per mesi era stata descritta come la principale interlocutrice europea del trumpismo, ha mostrato di saper distinguere tra amicizie politiche, alleanze internazionali e difesa della dignità nazionale.

Questo non significa che le distanze con Macron siano scomparse. Restano differenze profonde sul metodo europeo, sulla gestione dell’immigrazione, sul rapporto con l’Africa, sulla leadership nel Mediterraneo, sulla politica industriale e su alcuni dossier di politica estera. Anche sulla difesa comune, la convergenza è più industriale che politica: SAMP/T, spazio, mobilità militare e cooperazione tra grandi gruppi sono terreni concreti, ma non cancellano due visioni diverse dell’autonomia strategica europea.

Il vertice consentirà di definire gli indirizzi politici della cooperazione bilaterale e di fare il punto sull’avanzamento dei principali progetti congiunti nei settori della difesa, dello spazio, delle infrastrutture e dei trasporti, dell’energia, della ricerca, della cultura e dell’agricoltura. Tra gli obiettivi c’è anche quello di potenziare le relazioni commerciali ed economiche fra i due Stati che risultano essere già eccellenti». Del resto i numeri parlano chiaro già da soli: nel 2025, l’interscambio commerciale tra Italia e Francia ha raggiunto i 112,3 miliardi di euro «confermando la solidità e il dinamismo delle relazioni economiche tra le due nazioni».

Inoltre stando ai numeri la Francia si è confermata il secondo partner commerciale dell’Italia, dopo la Germania, nonché il secondo mercato di destinazione delle esportazioni italiane. Propri in questo contesto, le esportazioni verso la Francia hanno raggiunto i 64,9 miliardi di euro, registrando una crescita del 5,3% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni si sono attestate a 47,3 miliardi di euro, in aumento del 7,3%.

La difesa e lo spazio saranno al centro dell’attenzione, essendo ormai diventati elementi chiave per la sicurezza nazionale ed europea. Leonardo e Airbus contano anche su un impulso per “Bromo”, la loro partnership satellitare con Thales, per la quale è imminente la richiesta di autorizzazione europea. Ed su questi Temi il ministro Adolfo Urso, ha lavorato alacremente sia con Germania con la Francia( un mese fa a Parigi Urso ha avuto un incontro con il ministro francese dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio, Philippe Baptiste).

Per Meloni, quindi, il vertice è utile ma non identitario. Serve a rafforzare il ruolo dell’Italia in Europa, a dimostrare che Roma non è isolata e a consolidare la cooperazione con un partner inevitabile come la Francia. Ma senza rinunciare alla propria linea. La lite con Trump, che sembra poter rientrare senza eccessivi conseguenze, non cambia, come vuol far credere qualcuno, i suoi rapporti con l’Europa e con i suoi principali leader, come Macron. Soprattutto alla luce di come l’Europa, sia sul tema migranti che su quello della coesione ( dove il vice presidente esecutivo Raffaele Fitto sta facendo, come sostengono fonti della commissione, un lavoro egregio) che persino su quello della flessibilità di bilancio, sembra stia davvero cambiando passo, proprio come da lei richiesto da tempo.

Il messaggio politico è chiaro: il disgelo con Macron esiste, ma non nasce da una Meloni che rincorre Parigi. Nasce piuttosto da una Francia che riconosce di non poter prescindere dall’Italia. E da una premier italiana che, restando ferma sui propri principi, si muove ormai da interlocutrice centrale nei nuovi equilibri europei.

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