Economia
Meloni difende Fitto dalle accuse dei governatori sui fondi di coesione

Fonti bene informate di palazzo Chigi, raccontano di Giorgia Meloni, piuttosto contrariata per la levata di scudi di alcuni governatori di centro destra (leghisti soprattutto) sulla lettera che il vicepresidente esecutivo della Ue, Raffaele Fitto, ha indirizzato ai ventisette suggerendo (i termini in questo caso sono determinanti) di utilizzare anche alcuni fondi della coesione per far fronte alle nuove esigenze energetiche. La premier pare si sia scambiata alcuni messaggi
via WhatsApp con alcuni governatori non proprio concilianti, dopo aver discusso della cosa proprio con Fitto, con cui i rapporti sono sempre più stretti e di cui si fida ciecamente. D’altra parte la fiera opposizione delle Regioni contro la proposta di Fitto, si scontra con la loro ormai atavica difficoltà nello sfruttare appieno i fondi che l’Europa destina per le regioni più svantaggiate (per il 2021-2027 si tratta di quasi 43 miliardi di euro).
Dall’inizio degli anni 2000, le aree del Mezzogiorno non hanno ridotto il divario rispetto alle regioni più sviluppate del resto d’Europa, con il divario che si è addirittura allargato rispetto ai Paesi dell’Est. L’Italia riceve ingenti risorse, ma sconta difficoltà strutturali nel metterle a terra e spese non sempre efficienti, con il rischio di perdere finanziamenti. La debolezza strutturale che può spiegare questo fenomeno è, a detta di molti osservatori ed economisti, dovuta in larga parte
proprio alla carenza di capacità amministrativa che affligge in particolare gli enti a livello locale – con una diversa intensità nelle diverse regioni – influendo sulla pianificazione, la valutazione tecnica e la gestione dei progetti. Mancanza di pianificazione e progettazione, lungaggini burocratiche, eccessiva divisione nel processo decisionale e mancanza di
flessibilità, sono le vere zavorre nella gestione dei fondi della coesione per il nostro paese, soprattutto in alcune regioni in particolare.
Ed è proprio contro queste inefficienza che Raffaele Fitto sta lavorando per migliorare la coesione, affidandosi ad una profonda riforma dello strumento, basata proprio su semplificazione e flessibilità. Fitto che da ministro è stato
protagonista dell’ottima gestione del delicatissimo Pnrr italiano e che ha ideato la Zes unica, che nelle sapienti mani dell’avvocato Giosy Romano, sta diventando un vero modello per tutto il paese di crescita e sviluppo economico. Ed è per questo che Fitto e di rimando la premier sono rimasti sorpresi prima ed irritati poi per le critiche ricevute proprio da quelle regioni, che invece dovrebbero essere aperte ad ogni migliorie nell’efficienza del processo di
spesa dei fondi. “Fitto sta facendo un lavoro fantastico all’interno della commissione per cercare con la sua solita maestria di alleggerire le posizioni della commissione in merito alle regole di bilancio.
Ma si tratta di un lavoro lungo e laborioso, che ha bisogno della massima unità di intenti e gioco di squadra. proprio quello che non hanno fatto le Regione italiane, che sono state quelle a reagire in maniera più scomposta.” dice un alto funzionario italiano della Commissione europea. D’altra parte la proposta di Fitto è semplice: la revisione dei fondi di Coesione (con cui si immagina di liberare almeno 5 o 6 miliardi di euro da destinare al tentativo di mitigare la crisi energetica) non ha motivo di generare scompensi tra i governatori. «Non stiamo spostando alcuna risorsa: stiamo dando una opportunità alle
Regioni e ai governi, responsabili dei programmi di rispettiva competenza».
Non è un caso se da parte di qualcuno, come per esempio il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, sono
cominciati ad arrivare i distinguo e le precisazioni sul tema. “Il rapporto e l’attenzione che Fitto sta dedicando al Comitato europeo delle regioni ha un carattere di straordinarietà, Da quando è stato nominato commissario almeno due volte ha partecipato alle riunioni”, ha detto Marsilio in un’ intervista a Repubblica. Ma qualcuno immagina che quella di Fitto sia stata una mossa per prevenire quella che per il momento appare come una quasi certa risposta negativa della Ue, sulla richiesta italiana di scostamento di bilancio proprio come per la difesa anche per far fronte al rialzo dei costi energetici. Ma al di là di queste dietrologie, il fatto che anche lo stesso commissario all’economia Valdis Dombrowski (con il quale Fitto
mantiene un ottimo rapporto anche a livello personale) abbia qualche settimana fatto qualche timida apertura in tal senso, smentirebbe la voce che circola con insistenza sul no europeo.
Certo la battaglia è durissima e per questo Meloni vuole giocarsi tutte le carte a disposizione mettendo sulla bilancia l’appoggio di altri paese (Spagna in testa) ma anche i suoi ottimi rapporti con la presidente Ursula Von der Leyen. Ma il sentiero è chiaramente assai stretto, anche se fondamentale per il nostro paese, anche se alcuni ultimi dati sull’occupazione, sul Pil in crescita più delle attese e sul settore manifatturiero che ha ripreso a correre hanno rasserenato gli animi. Come già ribadito dopo il referendum Giorgia Meloni ora pretende da tutti il massimo impegno e soprattutto la massima intesa nella maggioranza, e queste polemiche sui fondi di coesione certo non vanno in questa direzione.








You must be logged in to post a comment Login