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Massima, totale e assoluta solidarietà a Emanuele Fiano per gli ignobili insulti al corteo di Milano Di Antonio Maria Rinaldi

Gli inaccettabili insulti a Emanuele Fiano e alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 Aprile a Milano rivelano un preoccupante cortocircuito tra attivismo politico e antisemitismo. La nostra analisi sulle ricadute sociali ed economiche di un Paese che smarrisce la memoria.

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Quanto accaduto al corteo del 25 Aprile a Milano impone una presa di posizione netta, ferma, senza esitazioni e senza ambiguità. A Emanuele Fiano sono stati rivolti apprezzamenti talmente volgari e ripugnanti da non meritare neppure di essere riportati. Parole indegne, che offendono non solo la sua persona, ma l’intera comunità ebraica e la memoria di chi ha subito con particolare ferocia la persecuzione nazista.

Di fronte a episodi simili non è più tempo di minimizzare. Non si tratta di semplici eccessi verbali, né di marginali provocazioni da corteo. Qui siamo davanti a un degrado morale e civile che ferisce il significato stesso del 25 Aprile: il giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione dal fascismo e dal nazismo, il ritorno alla libertà, alla dignità della persona, allo Stato di diritto, alla democrazia riconquistata.

Colpire la Brigata ebraica significa colpire la storia. La Brigata ebraica non esitò un solo istante a porsi dalla stessa parte della barricata quando fu necessario unire gli sforzi per liberare l’Italia dagli oppressori e dalla dittatura. Significa oltraggiare donne e uomini che combatterono, pagarono con il sangue e contribuirono, insieme ai partigiani italiani, ai cattolici democratici, ai liberali, ai socialisti e ai comunisti, alla liberazione del nostro Paese. Significa insultare un popolo che ha pagato con il sangue, con milioni di donne, uomini e bambini deportati, massacrati, trucidati e uccisi per il solo fatto di essere ebrei. Una vergogna che rimarrà impressa in modo indelebile nella coscienza dell’umanità e nel nome terribile della Shoah.

È sconcertante che nel 2026 vi siano ancora persone così ignoranti da non comprendere una distinzione basilare: una cosa è il dissenso politico verso il governo di Israele, legittimo in democrazia; altra cosa è usare quel dissenso come pretesto per colpire gli ebrei in quanto tali. Questo non è attivismo, non è impegno civile, non è libertà di espressione. È soltanto il riemergere del pregiudizio più vile, mascherato da militanza.

Chi pensa di stare dalla parte giusta e poi pronuncia simili infamie si colloca, moralmente, sullo stesso piano di chi disumanizzava le vittime prima di perseguitarle. Chi offende gli ebrei nel giorno della Liberazione tradisce la Liberazione stessa. E chi tace, giustifica o relativizza si assume una responsabilità non minore. La memoria non può essere selettiva, la solidarietà non può essere a corrente alternata, la condanna dell’odio non può dipendere dalla convenienza politica del momento.

A Emanuele Fiano, e con lui a tutta la comunità ebraica, deve giungere una solidarietà piena, limpida e senza ambiguità. Perché tacere davanti a certi episodi significa renderli possibili ancora una volta.

Antonio Maria Rinaldi
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