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L’UE paga 11 miliardi in più per lo stesso petrolio: il conto della crisi e la spinta forzata all’elettrico

L’UE paga 11 miliardi in più per lo stesso petrolio dello scorso anno: il paradosso economico che accelera l’introduzione dell’auto elettrica

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L’Unione Europea ha speso 11 miliardi di dollari in più per importare petrolio da quando la crisi in Medio Oriente ha bloccato le forniture di greggio e scatenato una crisi globale dei carburanti, come ha evidenziato giovedì un’analisi di Euronews Business.

Il valore delle importazioni petrolifere dell’UE è aumentato del 55,8% nel secondo trimestre del 2026, nonostante il volume delle importazioni sia rimasto relativamente stabile, secondo i dati Eurostat.

Tra aprile e luglio, subito dopo che la chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto impennare i prezzi del petrolio, l’UE ha speso in media 30,7 miliardi di dollari (27,6 miliardi di euro) al mese per le importazioni di petrolio, rispetto ai 19,7 miliardi di dollari (17,7 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025.

Poiché i volumi sono rimasti pressoché invariati, registrando un aumento di appena l’1,2%, Euronews Business stima che l’UE abbia speso 11 miliardi di dollari (9,9 miliardi di euro) in più per le importazioni di petrolio nel periodo aprile-luglio rispetto all’anno precedente.

Il petrolio ha rappresentato il 95% dell’aumento della spesa totale dell’UE per le importazioni energetiche nel secondo trimestre, come emerge dall’analisi.

È improbabile che i costi delle importazioni diminuiscano in modo significativo a breve, poiché i prezzi del greggio rimangono vicini al massimo degli ultimi cinque mesi e i prezzi dei carburanti hanno raggiunto livelli record in un contesto di tensione sul mercato globale dei carburanti.

Molti paesi europei hanno registrato prezzi record per la benzina e il diesel, e i governi si stanno affrettando a fornire aiuti ai consumatori.

I prezzi record della benzina e del diesel in tutta Europa stanno accelerando il passaggio verso i veicoli elettrici e ibridi, mentre le nuove immatricolazioni di auto convenzionali continuano a crollare a doppia cifra nei mercati chiave.

Le vendite totali di auto in Europa, inclusi Regno Unito, Norvegia e Svizzera, sono aumentate del 10,2% a settembre rispetto all’anno precedente, come hanno mostrato la scorsa settimana i dati dell’Associazione dei costruttori automobilistici europei (ACEA).

Le vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV) sono aumentate del 60%, quelle di ibridi plug-in del 24% e quelle di veicoli ibridi elettrici del 5,3%.

Al contrario, le vendite di auto a benzina hanno subito un calo del 20,6% a settembre rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, mentre quelle delle auto diesel sono crollate del 28,2%. Il tutto nonostante i prezzi dell’energia elettrica, comunque, siano cresciuti notevolmente. In realtà tutta la UE è attualmente stretta, anche industrialmente, in una mortale abbraccio per i prezzi energetici.

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