Seguici su

EconomiaEnergia

L’OPEC+ “Apre i Rubinetti” (Ma il Petrolio Resta nel Golfo). L’addio degli Emirati e il paradosso di Hormuz

L’OPEC aumenta le quote di produzione di 188000 barili, dopo gli oltre 200 mila di aprile, ma il petrolio non esce dal Golfo Persico. Cosa succederà ai prezzi e all’inflazione quando il blocco logistico finirà e i barili di Abu Dhabi inonderanno il mercato?

Pubblicato

il

Il paradosso dei mercati energetici si consuma in videoconferenza. I sette principali produttori dell’OPEC+ hanno annunciato un “aggiustamento volontario” al rialzo: 188.000 barili al giorno (bpd) in più a partire da giugno 2026. Un tentativo, dicono, di garantire la stabilità del mercato. Peccato che, con il barile di Brent che veleggia verso i 110 dollari (quello fisico è sui 150) e lo Stretto di Hormuz bloccato, questo aumento di produzione assomigli molto a un esercizio teorico. Il greggio c’è, le quote aumentano, ma il petrolio non può fisicamente raggiungere le nostre coste.

Le “quote di carta” e la mossa di Abu Dhabi

L’aumento annunciato, che fa il paio con i 206.000 bpd già concessi in aprile, si scontra con una realtà logistica implacabile. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita storicamente circa il 20% del greggio globale. Con il blocco attuale, la produzione cumulativa dei paesi OPEC ha già registrato crolli verticali (fino al -27,5% in marzo). Annunciare aumenti di quota in questo contesto è quasi ironico: si produce ciò che non si può esportare.

Ma la vera notizia, quella destinata a cambiare la struttura stessa del mercato energetico nel lungo periodo, è un’altra: l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC e dall’OPEC+. Dopo 60 anni, Abu Dhabi ha deciso di fare da sé, segnando una frattura storica nel cartello.

  • L’obiettivo degli Emirati: Portare la produzione dagli attuali 3,4 milioni a circa 5 milioni di barili al giorno entro il 2027.

  • La motivazione: L’economia emiratina è sempre più diversificata e meno dipendente dal greggio, permettendo al Paese di ragionare sui volumi piuttosto che sulla difesa artificiale del prezzo, liberandosi dei vincoli imposti finora da Riyadh.

Le ricadute macroeconomiche: un “tassametro” sulla domanda aggregata

In un’ottica macroeconomica, la situazione attuale è da manuale degli shock d’offerta. Un petrolio stabilmente sopra i 100-115 dollari si traduce istantaneamente in una tassa regressiva sui consumatori dei paesi industrializzati.

L’aumento dei costi dei prodotti raffinati (come il cherosene) si scarica sulla logistica e, a cascata, sui prezzi al consumo. Questo rischia di innescare una nuova fiammata inflattiva, costringendo le Banche Centrali a mantenere tassi di interesse elevati. Il risultato netto? Una distruzione della domanda aggregata. Se i redditi reali vengono erosi dal costo dell’energia, i consumi interni collassano, portando il sistema dritto verso la stagflazione.

VariabileScenario Pre-BloccoScenario Attuale (Stime Goldman Sachs)
Prezzo Brent~$80 – $90$105 – $115
Bilancio GlobaleSurplus di 1,8 mln bpdDeficit di 9,6 mln bpd (a metà 2026)

Cosa succederà quando riaprirà lo Stretto?

C’è però una questione fondamentale da annotare per il futuro, e i mercati farebbero bene a prezzarla fin da ora. Se non fosse per la chiusura di Hormuz, oggi staremmo letteralmente affogando nel petrolio.

L’uscita degli Emirati Arabi Uniti e la loro volontà di immettere sul mercato oltre 1,5 milioni di barili aggiuntivi al giorno, unita alla capacità inutilizzata dell’Arabia Saudita, crea un “potenziale” eccesso di offerta gigantesco. L’amministrazione USA confida in un crollo dei prezzi una volta stabilizzata la situazione geopolitica, e i fondamentali di lungo periodo sembrano dargli ragione. Quando il tappo di Hormuz salterà, l’onda d’urto dell’offerta emiratina (non più soggetta a quote OPEC) potrebbe invertire bruscamente la curva dei prezzi, passando dalla carenza all’abbondanza nel giro di pochi mesi.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento