EconomiaEuropaPoliticaRegno Unito
Londra trema: Burnham fa marcia indietro sulla libera circolazione con l’UE, ma il tabù è rotto
Il premier britannico Andy Burnham fa retromarcia sulla libera circolazione con l’UE dopo le polemiche. Ma la pressione economica sui costi della Brexit e sui disagi per lavoratori e turisti spacca il governo.

Il Regno Unito si ritrova improvvisamente sull’orlo di un nuovo terremoto politico ed economico. Dopo aver aperto la porta a un dibattito sulla libera circolazione con l’Unione Europea, il primo ministro Andy Burnham ha tentato una frenata d’emergenza che rischia di scontentare tutti.
La partita si gioca su una delle conseguenze più attuali della Brexit: barriere burocratiche asfissianti, carenza cronica di manodopera e un comparto turistico strangolato da visti costosi e controlli infiniti alle frontiere. La rottura dell’Unione ha comportato il ritorno di controlli verso turisti e lavoratori della UE, ma non ha frenato in alcun modo mlo sbarco dei migranti extra europei.
Il dietrofront di Downing Street
Le dichiarazioni rilasciate nel fine settimana avevano fatto sobbalzare la vecchia guardia politica. Nel valutare un ritorno alla libertà di circolazione con la UE, il Primo Ministro Burnham aveva parlato di un “dibattito basato sui fatti” riguardo alla circolazione delle persone, che avrebbe significato la caduta di una delle colonne portanti della Brexit: cioè proprio la libera circolazione delle persone.
Lunedì i portavoce di Downing Street hanno cercato di raddrizzare il tiro, precisando che il governo non sta formalmente proponendo un ritorno automatico alle vecchie regole senza un passaggio referendario o un chiaro mandato elettorale.
Una retromarcia diplomatica che evidenzia le spaccature insanabili all’interno dello stesso esecutivo laburista. Da un lato i ministri pragmatici premono per riallacciare i fili con Bruxelles in vista del vertice del 20 novembre; dall’altro i timori per la tenuta dei vecchi bacini elettorali frenano ogni slancio riformista.
I costi reali: cosa cambia per lavoratori e turisti
La retorica politica si scontra tuttavia con la cruda realtà dei bilanci aziendali e della mobilità quotidiana. La gestione post-Brexit ha imposto frizioni burocratiche colossali che frenano la produttività del Paese.
- Per i lavoratori: La chiusura delle frontiere ha generato voragini nei servizi e nell’agricoltura, costringendo le imprese a subire costi di reclutamento elevati che alimentano l’inflazione interna.
- Per i turisti: Le procedure d’ingresso appesantite frenano gli arrivi dal continente, penalizzando un indotto alberghiero e commerciale che vale miliardi di sterline l’anno.
| Settore chiave | Criticità attuali post-Brexit | Vantaggi di un accordo sulla mobilità |
| Turismo | Frizioni doganali e calo dei soggiorni brevi | Rilancio dei flussi e snellimento dei controlli |
| Mercato del lavoro | Rigidità occupazionali e salari disallineati | Flessibilità occupazionale e abbattimento dei costi |
La cosa divertente è che i flussi migratori non sono mancati verso il Regno Unito, anzi sono una delle cause dello sviluppo di Reform UK, ma, evidentemente, questi non sono né lavoratori né turisti.
Migranti che entrano nel Regno Unito
Le divisioni di governo e il rischio politico
Il dilemma di Burnham è un esercizio di equilibrio geometricamente impossibile. La Gran Bretagna ha disperatamente bisogno di riattivare canali commerciali e umani efficienti per rilanciare una crescita stagnante. Tuttavia, ammettere i fallimenti del passato post-Brexit espone il partito ai contrattacchi frontali dell’opposizione e di Reform UK, pronti a denunciare il tradimento della volontà popolare.
All’interno del Gabinetto la tensione è palpabile. Figure di spicco spingono per un avvicinamento strutturale all’Unione, mentre altri ministri mettono in guardia contro il ritorno alle guerre culturali che hanno paralizzato Westminster per un intero decennio. Il vertice di novembre a Bruxelles rappresenterà il banco di prova definitivo per questa strategia. Fino ad allora, il governo continuerà a oscillare pericolosamente tra la razionalità dei conti economici e la paura viscerale delle urne.







You must be logged in to post a comment Login