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Londra rinuncia a 5,5 miliardi di sterline in oro: la paura della Spagna affonda il tesoro della HMS Sussex
Londra rinuncia a un tesoro in monete d’oro da 5,5 miliardi di sterline affondato nel 1694 vicinissimo a Gibilterra: una scelta dettata dalla paura di aprire uno scontro diplomatico con la Spagna.

Oltre sei miliardi di euro in monete d’oro giacciono a 820 metri di profondità nel Mare Nostrum. Un patrimonio immenso di diretta proprietà britannica che il governo di Londra ha deciso di abbandonare sul fondo del mare.
La causa di questa fuga? La paura di irritare Madrid e riaprire la secolare disputa politica sulla sovranità di Gibilterra.
Un carico reale destinato ai Savoia
Nel febbraio del 1694, durante la Guerra dei Nove Anni, la nave ammiraglia della Royal Navy, la HMS Sussex, affondò al largo di Gibilterra a causa di una spaventosa tempesta.
A bordo si trovavano 550 marinai e un carico segreto di eccezionale valore. Il vascello trasportava circa dieci tonnellate di monete d’oro e d’argento inviate direttamente dalla Corona inglese.
Quei fondi servivano a comprare la fedeltà strategica di Vittorio Amedeo II, Duca di Savoia. L’obiettivo era finanziare la sua campagna militare contro il re francese Luigi XIV. Il naufragio provocò la morte di quasi tutto l’equipaggio, lasciando soltanto due superstiti.
La scoperta a 800 metri di profondità
Nel 2001, la società caccia-tesori statunitense Odyssey Marine Exploration individuò il relitto a 821 metri di profondità nel Mediterraneo occidentale. I rilievi sonar e i droni sottomarini trovarono cannoni in ferro del XVII secolo e zavorre compatibili con i cantieri inglesi. I ricercatori stimarono al 99% la certezza che si trattasse della HMS Sussex. Praticamente hanno la certezza.

Cannoni navali inglesi del XVII secolo
Trattandosi di una nave da guerra militare, il diritto marittimo internazionale attribuisce la proprietà esclusiva al Regno Unito. Londra firmò un accordo con la Odyssey per recuperare il carico e dividere i guadagni.
Il muro di Madrid e i documenti segreti
La reazione della Spagna fu immediata e aggressiva. Madrid rivendica la sovranità sulle acque attorno al promontorio e inviò le motovedette della Guardia Civil a intimidire la nave americana. L’allora ministra della Cultura spagnola, Carmen Calvo, arrivò a dichiarare che il recupero sarebbe avvenuto solo “sul suo cadavere”.
Documenti diplomatici americani svelati da WikiLeaks dimostrano la resa britannica. L’ambasciata di Londra a Madrid scelse di distanziarsi dalla società di recupero e far scadere il contratto pur di non rovinare i rapporti con gli spagnoli.
Il tesoro sottomarino più ricco della storia
Il valore attuale del carico stimato supera i 5,5 miliardi di sterline (oltre 6,4 miliardi di euro). Si tratta di uno dei tesori sommersi più ricchi mai individuati. Per comprendere la portata di questa perdita economica, basta confrontare la HMS Sussex con i più famosi ritrovamenti navali della storia:
| Relitto | Anno affondamento | Valore stimato |
| San José | 1708 | 17,4 miliardi di $ |
| HMS Sussex | 1694 | 7,1 miliardi di $ (5,5 mld £) |
| N. S. de las Mercedes | 1804 | 500 milioni di $ |
| N. S. de Atocha | 1622 | 450 milioni di $ |
| SS Gairsoppa | 1941 | 158 milioni di $ |
Diritti non esercitati
Il paradosso risiede interamente nella politica estera. Il Regno Unito limita volontariamente le acque territoriali di Gibilterra a soli 3 nodi marittimi.
Tuttavia, la convenzione di Montego Bay sul diritto del mare permette di estendere il confine a 12 miglia. Se Londra lo facesse, il relitto rientrerebbe pienamente nelle acque britanniche.
- I motivi principali del blocco:
- Debolezza diplomatica: il Foreign Office teme ritorsioni spagnole su Gibilterra. Londra non è più un potere che domina i mari, ma una potenza navale di secondo piano.
- Ostruzionismo spagnolo: controlli e fermi continui della Guardia Civil.
- Mancanza di visione contabile: rinuncia a risorse enormi per ragioni di forma. In altri tempi il governo britannico non avrebbe mai rinunciato a questo affare.
Oggi le nuove tecnologie con droni sottomarini autonomi (AUV) renderebbero le operazioni molto più veloci ed economiche rispetto a vent’anni fa. Lasciare oltre 6 miliardi di euro sul fondo del mare per evitare una discussione con Madrid rimane una scelta economica discutibile e ingiustificabile.







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